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Rapporto ONU: 420 milioni di motivi per tutelare la biodiversità delle foreste

Con l’aumento della riduzione della superficie forestale nel mondo, risulta sempre più importante l’uso sostenibile del bosco e la conservazione degli organismi che ne fanno parte

L’uomo e l’ambiente, insieme per un pianeta migliore

L’ultimo rapporto ONU, pubblicato il 22 maggio in occasione della giornata della Biodiversità, evidenzia l’urgenza di intervenire a favore della tutela delle risorse forestali, messe in pericolo dal loro frenetico sfruttamento.

Nella prefazione del rapporto affermano il Direttore Generale della FAO, QU Dongyu, e il Direttore Esecutivo dell’UNEP, Inger Andersen: “La deforestazione e il degrado forestale continuano a verificarsi a velocità allarmanti, il che contribuisce in modo significativo alla continua perdita di biodiversità”. ll rapporto ONU rileva, infatti, che dal 1990 c’è stato un decremento nella superficie forestale di circa 420 milioni di ettari, causa della conversione del suolo ad altri usi; tuttavia negli ultimi anni il decremento sta diventando sempre minore.

Il dato che più fa riflettere è quello relativo alle percentuali di animali che vivono nelle foreste, le quali costituiscono, infatti,  la casa per circa l’80% degli anfibi, il 75% degli uccelli, il  68% di mammiferi oltre ad ospitare 60.000 specie diverse di alberi.

L’Italia tuttavia ha intrapreso già da tempo un programma per la riforestazione del paese ed infatti negli ultimi anni si è assistito ad un trend positivo riguardo l’aumento della superficie forestale italiana. Il bosco copre circa 11 milioni di ettari, il 36,4% della superficie nazionale, un aumento del 4,9% rispetto al 2005.

Nel rapporto è stata menzionata anche la Valutazione delle Risorse Forestali Mondiali 2020 della FAO che ha rilevato come ogni anno vanno persi circa 10 milioni di ettari a causa della conversione all’agricoltura e ad altri tipi di sfruttamento delle terre, anche se sta avvenendo un rallentamento graduale del tasso annuo di deforestazione.

Uno studio condotto dall’UNEP-WCMC per questo rapporto indica che il maggiore incremento di superfici forestali protette si è avuto nelle foreste di latifoglie tipiche delle zone tropicali. Questo è stato possibile grazie anche alla formazione di molte aree protette che ora racchiudono oltre il 30% di tutte le foreste pluviali tropicali, delle foreste subtropicali secche e delle foreste temperate delle coste oceaniche.

L’alimentazione è la chiave per uno sviluppo sostenibile, il paesaggio l’occhio con cui lo si giudica

“Per invertire la tendenza della deforestazione e della perdita di biodiversità è necessario un cambiamento radicale nel modo in cui produciamo e consumiamo il cibo”, hanno aggiunto QU e Andersen. “È inoltre necessario conservare e gestire le foreste e gli alberi con un approccio che integri il paesaggio e rimediare ai danni causati dagli interventi di bonifica”.

L’incredibile importanza delle foreste nella vita di tutti noi è testimoniata anche dai numeri impressionanti relativi alle persone che utilizzano le foreste come mezzo di sostentamento. Infatti nel mondo il 90% delle persone povere dipende dalle foreste (8 milioni nel solo Sud America).

Nel rapporto FAO del 2019 è emerso anche come il 24% di quasi 4.000 specie di cibo selvatico – principalmente piante, pesci e mammiferi – stia diminuendo. Ma la proporzione di alimenti selvatici in declino è probabilmente ancora più grande perché lo stato di oltre la metà delle specie alimentari selvatiche è ancora sconosciuto e la lista rossa della IUCN si riempie ogni anno di nuove specie in via di estinzione precedentemente non menzionate.

Il maggior numero di specie di cibo selvatico in declino compare in paesi dell’America Latina e dei Caraibi, seguiti da quelli dell’Asia-Pacifico e dell’Africa. Questo potrebbe essere, tuttavia, il risultato del fatto che le specie alimentari selvatiche sono più studiate e riportate in questi paesi piuttosto che in altri dove predomina la domesticazione delle varie specie animali e la coltivazione di quelle vegetali e quindi c’è poca necessità di comprendere le dinamiche legate alle oscillazioni di popolazioni di specie selvatiche.

[ Domenico Serafini ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.fao.org/state-of-forests/2020/en/