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Sgaravatti, l’arte del recupero dipinta sulla tavolozza della natura

L’utilizzo di materiali inediti sullo sfondo di un’ecologia segreta e policroma. La mostra nel cuore del Rione Monti fino al 23 novembre

 

Una personale di spessore che sprizza originalità e conferma la straordinaria efficacia dell’approccio artistico seguìto dal Maestro Eugenio Sgaravatti: «Per Bacco Sacripante», il titolo scelto per la rassegna pittorica allestita a Roma presso «Sacripante Art Gallery», nel cuore del Rione Monti, in via Panisperna 59 (fino a martedì 23 novembre, ingresso libero). Uno spazio destinato all’arte, ma anche al buon bere e alla moda con l’esposizione di alcuni abiti esclusivi: il tutto, immerso in una commistione di stili che, con buona dose di Rococò, fanno rivivere con gusto un’atmosfera affascinante e resa ancor più calda dalle sonorità di una musica che richiama il fascino soffuso degli anni ’80 e dei locali alla moda che hanno animato Roma in un glorioso decennio.

L’utilizzo di scarti industriali

Insomma, un luogo diverso per una mostra originale: perché da anni il Maestro Eugenio Sgaravatti, nel suo percorso verso la redenzione dell’oggetto primario, utilizza per le proprie creazioni artistiche il materiale di recupero di scarti industriali quali legno e lastre di metallo: così facendo, all’interno del suo interminabile viaggio artistico, gli elementi utilizzati riacquistano funzionalità e ricollocazione nella loro nuova veste emotiva,  come osserva con acume Lina Calenne, curatrice della personale romana: “In questo modo il recupero della base, che poi verrà completamente stravolta e resa irriconoscibile, si evolve e muta già da un’origine sensibile, da uno sfruttamento che rimarrà latente nell’opera stessa”.

La tavolozza dell’ecologia

Atipica, quanto scrupolosa e sperimentata nei dettagli, la tecnica utilizzata dal Maestro Eugenio Sgaravatti che rivela il suo approccio a un’arte inedita e coinvolgente lungo il filo di un’ecologia possibile e comprensibile perché conosciuta, vissuta e apprezzata sulla propria pelle: “Dipingo a olio – spiega il Maestro, laureato in Agraria ed erede di un famiglia leader mondiale dal 1859 nel campo orto e florovivaistico -, ma sperimento anche colori acrilici, resine e pigmenti in polvere: mi piace utilizzarli insieme con i diluenti e assistere al loro fluire nello spazio con una progressione geometrica. Il problema dei pigmenti è che non restano aderenti al supporto e così ho sviluppato una tecnica personale: smalto le mie opere a caldo in un grande forno di tipo industriale. Da 24 anni dipingere la natura con quanto offre la natura stessa è il mio obiettivo artistico”.

Un target inedito quello del Maestro Eugenio Sgaravatti nell’affrontare i problemi dell’ecosistema e, probabilmente, il migliore per consegnare all’osservazione i prodotti artistici della natura su una tavolozza policroma e cangiante, mai uguale e sempre unica nelle sue diverse sfumature.

[ Marino Collacciani ]