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Cittadinanza e innovazione: dopo le megalopoli le smart cities

Smart cities

Per tutto il secondo dopoguerra, da quando l’economia mondiale, la ricerca di materie prime e la fame di energia hanno cominciato il loro cammino, l’inurbamento è diventato pressoché inarrestabile. Ora, sembra cominciare una lenta ma decisa inversione di tendenza, almeno in alcune parti del mondo

Nel suo libro «Le città invisibili», Italo Calvino scriveva “di una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Poche parole ma danno incredibilmente chiara la misura, il limite del nostro essere in una realtà urbana.

Città e innovazione sono un binomio inscindibile perché la tecnologia rinnova il significato di convivenza urbana. Nelle cosiddette «smart cities» le tecnologie digitali e le reti sociali, composte e animate dai cittadini, cooperano al miglioramento degli stili di vita e di interazione nelle città. Quella che si definisce ormai la «città intelligente» è dunque un tutt’uno con la «cittadinanza intelligente».

In Europa il tema delle Smart Cities si intreccia con l’Agenda urbana e l’Agenda digitale, parte integrante della strategia Europa 2020. Essa attribuisce un ruolo determinante alle città per migliorare la vivibilità dei cittadini negli spazi urbani.

Il prof. Mark Deakin, che partecipa al progetto «Smart Cities» dell’Unione europea, afferma: “Quando si parla di e-utopie, ci si riferisce all’idea di governare bene, rendendo città più inclusive socialmente e con un migliore accesso ai servizi”.

Ci sono impatti anche sul versante giudirico-legale. Il «diritto alla cittadinanza», affrontato nell’articolo 15 della Dichiarazione universale dei diritti umani, se associato alla trasformazione delle città in modo più «intelligente», si estende idealmente alla sfera dell’esercizio dei diritti democratici attraverso la tecnologia. Quest’ultima, consentendo infatti, una più ampia partecipazione dei cittadini, facilita la funzione civica di controllo del funzionamento e della trasparenza delle istituzioni.

Oggi nelle città vivono 3.3 miliardi di persone. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, da qui al 2050 la popolazione mondiale raddoppierà e il 70% si riverserà nelle città, facendo aumentare la richiesta di spazi urbani, infrastrutture e servizi.

Per gestire la complessità urbana attuale e futura, sono necessari tool digitali che consentano ai cittadini di esercitare attivamente la propria cittadinanza, attraverso la conoscenza, il confronto e la collaborazione.

L’innovazione nelle ICT può rendere i servizi pubblici più efficienti, se maggiormente inclusivi e sviluppati in collaborazione con gli utenti. La sfida sta nel saper interpellare i dati per migliorare qualitativamente la vita di tutti i cittadini.

La diffusione di mobile devices e delle reti di sensori offrono, oggi, soluzioni innovative in vari settori: lavoro, mobilità, utilizzo degli spazi, condivisione di idee e informazioni, mappatura e monitoraggio dei processi di funzionamento della città, controllo e rating di servizi.

Di come si possano immaginare e realizzare Smart Cities, si occupa il Premio Italia 2014 promosso dalla Fondazione Altran per l’Innovazione, con il titolo «Smart city & Citizenship».

Smart cities

Gli assi su cui si sviluppa una smart city sono molteplici: mobilità, ambiente, energia, edilizia, economia, capacità di attrazione di talenti e investimenti, e come abbiamo detto partecipazione e coinvolgimento dei cittadini. Ed è proprio quest’ultimo aspetto che è al centro del Premio, edizione 2014.

Quel che verrà valutato saranno le soluzioni tecnologiche interattive che forniscano strumenti efficaci di gestione delle questioni urbane tramite il coinvolgimento dei cittadini in molteplici settori: dalla mobilità all’accesso al welfare, dalla formazione alla cultura, dal monitoraggio della spesa pubblica alla segnalazione di atti che mettono in pericolo il decoro urbano e la sicurezza dei cittadini.

La tesi sulla quale si muove la Fondazione Altran, è quella espressa da Zygmunt Bauman – sociologo della «modernità liquida» – che afferma: “La rete internet è lo strumento naturale per promuovere la democrazia”. Dunque la cittadinanza, intesa come realizzazione di questa democrazia, interattiva, sarà il focus di analisi e valutazione.

Tra i punti di partenza e di riferimento anche le tesi di Howard Rheingold, uno dei più noti studiosi di new media e autore del saggio «Smart mobs. The next social revolution». Il fenomeno emergente degli smart mobs – azioni collettive organizzate tramite una convocazione a catena che viaggia su siti internet, sui social network o sulle e-mail – conferma che l’uso delle reti è di primaria importanza nel rilanciare forme di auto-organizzazione e attivismo nello spazio pubblico.

La connettività diffusa e la digitalizzazione delle comunicazioni sono condizioni dunque indispensabili per la citizenship. La Fondazione Altran premierà quelle soluzioni che facilitano l’interazione sociale dei cittadini, rafforzano i legami attraverso le community on line, supportano la mobilitazione civica dal basso e coordinano le istanze di impegno sociale.

Un ulteriore aspetto considerato con attenzione sarà la condivisione delle risorse (sharing economy e crowd technologies), attraverso soluzioni digitali che consentano di accedere a beni, servizi e idee.

Una piccola panoramica sulle categorie del Premio 2014.

Lo scopo è individuare e premiare un progetto tecnologico innovativo che contribuisca a implementare:

• sistemi per favorire il dialogo tra cittadini e decisori;

• piattaforme digitali per favorire la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e soluzioni tecnologiche interattive che forniscono strumenti efficaci di gestione delle problematiche urbane tramite il coinvolgimento dei cittadini;

• sistemi per usare in modo efficiente gli open data;

• sistemi di condivisione di beni e servizi (ad esempio car pooling, bike sharing, piattaforme per il baratto dei beni o lo scambio di opinioni, etc.);

• sensori e infrastrutture per mappare e monitorare i processi di funzionamento della città;

• soluzioni che facilitano l’interazione sociale dei cittadini, rafforzano i legami attraverso le community on line, supportano la mobilitazione civica dal basso e coordinano le istanze di impegno sociale;

• progetti legati alle tecnologie di internet, internet of things, internet of everythings rivolti alla smart citizenship;

• progetti incentrati sulle crowd technologies e ai mobile social networks;

• soluzioni basate sul concetto della sharing economy per accedere e scambiare a beni, servizi e idee.

Al Premio possono partecipare singoli o gruppi; università (studenti, docenti, ricercatori, dipartimenti); personale di Centri di ricerca e sviluppo; aziende private; start up; acceleratori e incubatori di impresa

Lo scenario nel quale si muove l’iniziativa. Tra il 2011 e il 2050 la popolazione urbana mondiale è destinata ad aumentare di 2,6 miliardi, portando il numero totale di abitanti delle città a 6,3 miliardi (fonte: Rapporto “Urbanizing the Developing World” del Worldwatch Institute). Nei prossimi decenni il 95% della crescita della popolazione urbana mondiale vivrà nei Paesi in via di sviluppo. Si stima che nel 2050 essa aumenterà dagli attuali 414 milioni a 1,2 miliardi in Africa, mentre in Asia balzerà dagli attuali 1,9 miliardi a 3,3 miliardi. Considerati assieme, questi due continenti registreranno l’86% dell’incremento complessivo della popolazione urbana mondiale. (fonte: Centro regionale di informazione delle Nazioni Unite).

Entro il 2050 il mercato legato alle smart cities avrà un valore di 6.3 miliardi di sterline (fonte: Pike Research Report, pubblicato nel febbraio 2013).

La programmazione europea 2014-2020 prevede che circa il 5% dei 30 miliardi destinati all’Italia vada alle città, cifra che raddoppierà grazie al cofinanziamento nazionale. Secondo lo Smart Cities Index 2013, Bologna è la città più avanti nel percorso verso la smart city. E’ seguita da Milano e Roma, Reggio Emilia, Torino e Firenze.

Roberto Mostarda