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L’Italia del vetro: dati… trasparenti

Vetro

Li presenta lo studio realizzato da Ernst&Young e riguardano impatto sulla società, sull’economia e sull’ambiente di un prodotto, nostra eccellenza, che con 20.000 occupati, 1,4 miliardi di PIL e 70% di investimenti green, racconta un bello spaccato dell’Italia che produce, impiega e rispetta

Sua eccellenza il vetro, fa dignitosamente la sua parte per contribuire a dare al nostro futuro delle chance. Lo confermano i dati emersi nello studio «Contributo dell’industria dei contenitori in vetro in Italia in termini sociali, economici ed ambientali» realizzato da Ernst& Young sui maggiori mercati europei per conto di Feve, la Federazione europea dei produttori dei contenitori in vetro, e presentato da Assovetro, l’Associazione nazionale degli Industriali del vetro aderente a Confindustria.

Un «curriculum» del settore, dunque, che parla in positivo: circa 20.200 occupati, un contributo alla formazione del PIL italiano di 1,4 miliardi di euro, un tasso di riciclo più del 71%, oltre 9.600 tonnellate di bottiglie e vasetti prodotte ogni giorno, investimenti medi di 89 milioni di euro l’anno, soprattutto destinati a «miglioramenti» in chiave ambientale.

“Questa ricerca – ha detto Franco Grisan, Presidente della Sezione contenitori in vetro di Assovetro dimostra il peso dell’industria italiana dei contenitori in vetro non solo sull’economia nazionale, ma anche nella ricerca di sempre migliori e più efficienti standard ambientali. E’ importante che gli stabilimenti di produzione siano presenti su tutto il territorio italiano, creando così valore da nord a sud in termini di occupazione, in termini di maggiore prossimità all’industria alimentare di riferimento ed in termini di riciclo del vetro dei contenitori usati.”.

Lo studio si riferisce in particolare ai successi dell’anno 2012. A cominciare dall’impatto economico.

Il «peso» del vetro nel PIL

La filiera dei contenitori in vetro nel suo complesso contribuisce con 1,4 miliardi di euro alla produzione del Prodotto Interno Lordo italiano. L’industria, da parte sua, crea più di 700 milioni di euro di valore aggiunto, cui si deve sommare quasi la stessa cifra (705 milioni) derivante dall’intera filiera (supply chain). Per quanto riguarda le esportazioni, i contenitori in vetro seguono il flusso ed i volumi dei prodotti che contengono, soprattutto cibi e bevande. Nel 2012, infatti, la bilancia commerciale dei prodotti imballati in vetro è stata positiva, raggiungendo la cifra di oltre 5 miliardi di euro.  Sul fronte degli investimenti, l’industria ha impiegato negli ultimi 10 anni una media di 89 milioni di euro l’anno. Il 70% di questi investimenti è servito a migliorare gli impianti in un’ottica «green», soprattutto per installare dispositivi in grado di ridurre in maniera sensibile le emissioni e per favorire l’efficienza energetica.

Tasso di riciclo al 71% e produzione a km quasi 0…

Nel 2012 il tasso del riciclo è stato pari al 71% (la media europea è stata del 70%) e sono state raccolte sul territorio nazionale 1.673.000 tonnellate di vetro da avviare al riciclo, una quantità questa che posiziona l’Italia al terzo posto dopo Germania e Francia. L’Italia è anche al di sopra della media europea per quanto riguarda il rottame utilizzato in bottiglie e vasetti, con una media del 59% rispetto al 52% di quella europea. Altro aspetto «green»: l’industria dei contenitori in vetro è poi a Km quasi 0, grazie ad una distribuzione omogenea sul territorio degli stabilimenti produttivi, unita ad una produzione destinata quasi totalmente (88%) al mercato nazionale e alla vicinanza degli stabilimenti ai loro clienti (il 47% è nel raggio di 300 chilometri). Anche le materie prime devono fare poca strada per raggiungere gli stabilimenti, l’81%, infatti, sono prodotte localmente.

Roberta Di Giuli
[29 Gen 2015]