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Piccoli Stati insulari… non crescono!

Sviluppo sostenibile deiPiccoli Stati Insulari

Per rendere possibile lo sviluppo sostenibile delle piccole isole, minacciate dai cambiamenti climatici e dall’innalzamento dei mari, dalla povertà e dalle malattie croniche, urge l’impegno internazionale. Gli obiettivi delineati dal Presidente della FAO José Graziano da Silva

 

•• Si è tenuta, i primi di settembre, la 3a Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sui Piccoli Stati Insulari in via di sviluppo. Ma quale sviluppo se sono proprio queste piccole realtà le più vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici che mettono a rischio sicurezza alimentare, mezzi di sussistenza, economia, in una parola: sopravvivenza?

La comunità internazionale è chiamata ad impegnarsi per dare sicurezze a queste realtà, avanguardia della lotta ai cambiamenti climatici. Questa sfida deve essere prioritaria e deve anzi essere considerata l’occasione per mettere a punto un’azione unitaria verso un modello di sviluppo sostenibile. Punta dunque il dito con determinazione il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva: “Il cambiamento climatico è sotto i nostri occhi. L’innalzamento del livello del mare, temperature dell’aria e del mare più elevate, e il mutamento dei modelli delle precipitazioni, stanno interessando tutti i paesi del mondo. Ma non c’è dubbio che i Piccoli Stati Insulari in via di sviluppo (SIDS Small Island Developing States – ndr), sono i più vulnerabili”.  “Per garantire la sicurezza alimentare – ha continuato – non si può semplicemente dare ad una persona un pezzo di pane. È necessario aiutarla a produrre cibo, ad adattarsi ai cambiamenti climatici, garantirgli l’accesso al cibo, anche attraverso misure di protezione sociale, promuovere una dieta diversificata che assicuri una nutrizione adeguata”.

La lotta quotidiana dei SIDS

Basso numero di abitanti, risorse limitate, suscettibilità alle catastrofi naturali, vulnerabilità agli shock esterni e un elevato livello di dipendenza dal commercio internazionale. Questo l’identikit dei Piccoli Stati Insulari collocati soprattutto nelle regioni del Pacifico, dei Caraibi, dell’Oceano Atlantico e Indiano. Crescita e sviluppo dei SIDS sono sfide rese ancora più difficoltose dagli alti costi del trasporto e delle vie di comunicazione, della pubblica amministrazione e delle infrastrutture, e dalle limitate opportunità di creare economie di scala. Impellenti anche i problemi legati alla malnutrizione, alla denutrizione, all’obesità.  Graziano da Silva in proposito ha ricordato come, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nove dei dieci paesi con i più alti tassi di obesità femminile sono proprio i Piccoli Stati Insulari in via di sviluppo.

Punti fermi per agire con efficacia

Intanto, il Presidente della FAO ha evidenziato tre fronti principali su cui è necessario intervenire per promuovere una maggiore resilienza e lo sviluppo sostenibile dei SIDS:

? aiutare a migliorare la loro gestione e l’uso delle risorse naturali;

? rafforzare la produzione alimentare locale e la costruzione di circuiti di consumo locali e regionali;

? rafforzare la resilienza delle comunità nei confronti dei disastri naturali e delle emergenti sfide legate al clima.

Un appuntamento di confronto e verifica importante sulle questioni nutrizionali nel mondo in via di sviluppo sarà la 2a Conferenza Internazionale sulla Nutrizione (ICN2), organizzata dalla FAO e dall’OMS, che avrà luogo presso la sede FAO di Roma il prossimo novembre (dal 19 al 21).

Roberta Di Giuli
[08 Set 2014]