di Roberta Di Giuli • Un Convegno che si terrà alla Bocconi di Milano l’8 ottobre, pone l’accento sulla necessità per le imprese di seguire il percorso degli impatti ambientali della propria attività. L’obiettivo parallelo: ottenere una certificazione di buona volontà ambientale, che ha ricadute interessanti sul mercato
Esiste una necessità: la necessità di definire i confini della responsabilità ambientale di un’impresa. L’impresa ecologicamente attenta deve seguire il prodotto, o il servizio che sia, al di là dei cancelli della fabbrica, giungere fino ai fornitori ed ai clienti, valutare la logistica, e arrivare al consumatore finale. Un terreno di confronto in materia è il Convegno «L’impronta ambientale dei prodotti. Esperienze e prospettive di etichettatura della Environmental Footprint in Europa e in Italia come opportunità di innovazione e leva competitiva» che si terrà a Milano l’8 ottobre 2012, presso l’Università Commerciale L. Bocconi. L’incontro è organizzato da IEFE Università Bocconi, Legambiente e Ambiente Italia con il supporto di Carlsberg Italia S.p.A. e Rete CARTESIO e con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Oltre il cancello
A dover essere monitorata, in un percorso virtuale a caccia di «impatti», non solo la fase della produzione, ma anche quella definita degli «impatti indiretti», ossia generati a partire dalla produzione/estrazione delle materie prime utilizzate, fino alla logistica e distribuzione, al consumo e, soprattutto, a fine vita di un prodotto o alla possibilità di rigenerarne le funzioni, per avviare un nuovo ciclo di vita dei materiali di cui è composto.
Per un’impresa, tenere conto di questi impatti ed operare nella logica del «ciclo di vita» dei risultati di produzione significa pensare al futuro. Di conseguenza, le cosiddette «impronte ambientali» dei prodotti (quali ad es. la carbon footprint) e le etichette che ne certificano l’attendibilità, rappresentano oggi un’efficace opportunità. Il loro valore aggiunto non sfugge alle imprese che sempre più numerose stanno decidendo di accettare la possibilità di comunicare al mercato il proprio impegno e l’eccellenza delle proprie prestazioni, evitando i rischi del cosiddetto greenwashing.
Le aziende oggi maggiormente impegnate nello sviluppo e nella comunicazione al mercato delle «impronte ambientali» raccolgono importanti vantaggi competitivi, come dimostrano le esperienze descritte nel convegno. Una «footprint» deve diventare un veicolo potente, chiaro e diretto di comunicazione tra tutti gli attori della filiera commerciale. Su questo è importante confrontarsi e, partendo dalle esperienze maturate in Europa in questo ambito, delineare le opportunità di sviluppo che si aprono nello scenario italiano per favorire l’affermarsi di schemi di etichettatura credibili ed efficaci nei confronti dei consumatori e nel contempo consentire alle aziende di investire in sostenibilità per portare innovazione sul mercato ed arricchire le proprie opportunità competitive. Molte sono le esperienze maturate, le iniziative in atto e le prospettive di innovazione che verranno analizzare nel convegno: dalle footprint consolidatesi in alcuni Paesi UE, alla recentissima metodologia PEF della Commissione Europea.
In particolare, l’evoluzione dello scenario italiano sarà approfondita soprattutto attraverso le esperienze sperimentate con successo da Legambiente, la sua Fondazione Legambiente Innovazione e l’istituto Ambiente Italia (vedi Etichetta per il Clima, www.viviconstile.org) relative ad etichette fondate sull’analisi delle emissioni dei gas climalteranti di prodotti e servizi, sulle EPD (Environmental Product Declaration), lo schema QUAM (Qualità Ambientale dei Prodotti), rivolto essenzialmente ai prodotti di cluster territoriali e di filiera e, inoltre, sul programma promosso dal Ministero dell’Ambiente per la valutazione dell’impronta ambientale dei sistemi e dei modelli di produzione e consumo, nel cui ambito è prevista, alla chiusura dei lavori, la sigla di uno specifico accordo volontario tra lo stesso Ministero e l’azienda Carlsberg Italia.
Roberta Di Giuli
MILANO 8 OTTOBRE 2012
Università Commerciale L. Bocconi – Aula n.13
Piazza Sraffa, 13
9.00-13.15
L’impronta ambientale dei prodotti
Esperienze e prospettive di etichettatura della Environmental Footprint in Europa e in Italia
come opportunità di innovazione e leva competitiva
IEFE Università Bocconi
Legambiente
Ambiente Italia
Con il supporto di:
Carlsberg Italia S.p.A.
Con il patrocinio di:
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Rete CARTESIO
ISCRIZIONE OBBLIGATORIA:
lia.bertoglio@unibocconi.it
Programma
Welcome coffee
9.00
Saluti introduttivi
Michele Polo, Direttore IEFE – Università Bocconi
9.15-10.30 – Sessione I
I trend e gli scenari in Europa
? La nuova strategia su Sustainable Consumption and Production e la nuova metodologia PEF (Product Environmental Footprint) della Commissione Europea
Michele Galatola – Commissione Europea DG Ambiente
? Strumenti e opportunità per la valorizzazione dell’Impronta Ambientale dei prodotti: il quadro internazionale ed italiano
Fabio Iraldo, IEFE – Università Bocconi
? L’approccio francese nell’etichettatura ambientale dei prodotti
Sylvain Chevassus, Ministero francese per lo sviluppo sostenibile
? La Carbon Footprint nel Regno Unito
Silvana Centty, Carbon Trust
10.30-11.45 – Sessione II
Le prime esperienze italiane nella realizzazione e nell’utilizzo competitivo delle impronte ambientali
Modera:
Marzio Marzorati – Direttore Fondazione Legambiente Innovazione
Partecipano:
Alberto Frausin, Amministratore Delegato Carlsberg Italia S.p.A.
Costantino Vaia, Direttore del Consorzio Casalasco del Pomodoro – marchio Pomì
Alessandro Galbiati, Direttore Ricerca & Sviluppo NPT srl
Ettore Capri, Università Cattolica Sacro Cuore di Piacenza, Progetto Viticoltura sostenibile in Italia
11.45-13.15 – Tavola rotonda
Idee e proposte per lo sviluppo dell’impronta ambientale in Italia
Introduce e coordina:
Daniele Pernigotti, Coordinatore gruppo di lavoro Uni-Iso 14067
Partecipano:
Martina Hauser, Coordinatore della Task Force Per la valutazione dell’impronta ambientale del Ministero dell’Ambiente
Filippo Dadone, Regione Lombardia e Comitato Direttivo della Rete CARTESIO
Roberto Cariani, Ambiente Italia – Istituto di ricerche
Andrea Poggio, Vice Direttore Generale Legambiente
Conclusioni
Corrado Clini – Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Vittorio Cogliati Dezza – Presidente Nazionale Legambiente
Light Buffet










































