Massima attenzione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la misurazione e la riduzione dell’impatto ambientale del comparto produttivo
•• Le azioni volontarie di quella parte del mondo imprenditoriale italiano attento alla riduzione delle emissioni dei gas serra derivanti dall’esercizio della propria attività sulla base del calcolo della carbon footprint, stanno assumendo sempre maggiore rilevanza nella bilancia che valuta gli impegni presi dal nostro Paese in relazione al Protocollo di Kyoto e al «Pacchetto Clima-Energia» adottato dal Consiglio dell’Unione Europea nel 2008.
A supporto di tali azioni, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, ha avviato un intenso programma di studio dei diversi settori economici allo scopo di individuare il modo migliore per poter focalizzare le caratteristiche delle diverse carbon footprint e water footprint individuarne le correlate metodologie di misurazione, armonizzarle e renderle replicabili.
L’iniziativa è inoltre finalizzata alla individuazione delle procedure di carbon management adottate motu propriu dalle imprese e alla conseguente adozione di tecnologie e buone pratiche che abbattano le emissioni di carbonio da processo produttivo. Tali attività rappresentano:
? un driver non solo ambientale ma anche di competitività per il sistema delle aziende italiane che tiene conto dell’importanza assunta dai requisiti “ecologici” dei prodotti ai fini del mercato;
? un importante strumento di sviluppo economico e commerciale in direzione di un’economia sempre più sostenibile;
? un’opportunità per informare il consumatore e guidarlo verso scelte e comportamenti maggiormente responsabili.
Carbon e Water footprint
La «carbon footprint» è una misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio e, in conformità al Protocollo di Kyoto, i gas ad effetto serra dei quali tenere conto ai fini della misurazione sono:
? anidride carbonica (CO2);
? metano (CH4);
? protossido d’azoto (N2O);
? idrofluorocarburi (HFCs);
? esafluoruro di zolfo (SF6);
? perfluorocarburi (PFCs).
La tCO2e (tonnellate di CO2 equivalente) esprime l’effetto serra prodotto da questi gas in riferimento all’effetto serra prodotto dalla CO2, considerato pari a 1 (ad esempio il metano ha un potenziale serra 25 volte superiore rispetto alla CO2, e per questo una tonnellata di metano viene contabilizzata come 25 tonnellate di CO2 equivalente).
La misurazione della carbon footprint di un prodotto o di un processo richiede in particolare l’individuazione e la quantificazione dei consumi di materie prime e di energia nelle fasi selezionate del ciclo di vita dello stesso. A questo proposito l’esperienza degli ultimi anni suggerisce che il label di carbon footprint è percepito dai consumatori come un indice di qualità e sostenibilità delle imprese.
Le aziende, oltre a condurre l’analisi e la contabilizzazione delle emissioni di CO2, si impegnano a definire un sistema di carbon management finalizzato all’identificazione e realizzazione di quegli interventi di riduzione delle emissioni, economicamente efficienti, che utilizzano tecnologie a basso contenuto di carbonio. Le misure di riduzione possono essere integrate dalle misure per la neutralizzazione delle emissioni (carbon neutrality), realizzabili attraverso attività che mirano a compensare le emissioni con misure equivalenti volte a ridurle con azioni economicamente più efficienti o più spendibili in termini di immagine (es. piantumazione di alberi, produzione di energia rinnovabile, ecc.).
La «water footprint» è a sua volta un indicatore del consumo di acqua dolce che include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. L’impronta idrica di un singolo, di una comunità o di un’azienda è definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, misurata in termini di volumi d’acqua consumati (evaporati o incorporati in un prodotto) ed inquinati per unità di tempo.
Nella definizione dell’impronta idrica è data inoltre rilevanza alla localizzazione geografica dei punti di captazione della risorsa. Il water footprint assessment si sviluppa in tre fasi:
? quantificazione e localizzazione dell’impronta idrica di un prodotto o di un processo nel periodo di riferimento;
? valutazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’impronta idrica;
? individuazione delle strategie di riduzione della stessa.
Il computo globale della water footprint è dato dalla somma di tre componenti:
? Acqua blu: si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali. È la quantità di acqua dolce che non torna a valle del processo produttivo nel medesimo punto in cui è stata prelevata o vi torna, ma in tempi diversi.
? Acqua verde: è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo.
? Acqua grigia: rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità.
L’utilizzo delle tre componenti di acqua virtuale incide in modo diverso sul ciclo idrogeologico. Ad esempio, il consumo di «acqua verde» esercita un impatto meno invasivo sugli equilibri ambientali rispetto al consumo di «acqua blu».
La water footprint offre quindi una migliore e più ampia visione di come il consumatore o produttore influisca sull’utilizzo di acqua dolce. Essa è una misura volumetrica del consumo e dell’inquinamento dell’acqua. Non misura quindi la gravità dell’impatto a livello locale, ma fornisce un’indicazione sulla sostenibilità spazio-temporale dalla risorsa acqua utilizzata per fini antropici.
Gli «strumenti» di valutazione e le adesioni al programma
Allo scopo quindi di tenere sotto controllo questi tipi di impatto, è stata istituita, presso la Segreteria tecnica del Ministro, la «Task Force per la valutazione dell’impronta ambientale dei sistemi e dei modelli di produzione e consumo» il cui compito principale è quello di assistere il Ministero nelle attività di competenza, con particolare riferimento al calcolo di carbon footprint e water footprint previsto da accordi volontari con Enti pubblici e imprese, o derivanti da procedure di selezione pubblica promosse e finanziate dal Ministero, in Italia e all’estero.
Hanno aderito a tale programma molte delle più grandi aziende nazionali: Gucci, Gruppo Benetton, Cucinelli (tessile, pelletteria e moda), Autostrade per l’Italia, Aeroporti di Puglia, Autovie Venete, UniCredit, Telecom Italia, SAP Italia, Telespazio, GiPlanet, Autodromo di Modena (infrastrutture e servizi), San Benedetto, Illycaffè, Carlsberg Italia, Birra Castello, Pasta Mosconi (beverage e alimentare), Archimede Solar Energy (energie rinnovabili), L’Oreal, Pirelli&C., Palazzetti Lelio, MCZ Group, Colorificio San Marco (industria), una serie di industrie vitivinicole (Principi di Porcìa, Tasca d’Almerita, Azienda Vitivinicola Planeta, Marchesi Antinori, Mastroberardino, Agricola Castello Montevibiano Vecchio, Masi Agricola, F.lli Gancia&Co., Michele Chiarlo Azienda Vitivinicola e Venica&Venica), LeFay Resort (turismo), Università Cà Foscari Venezia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Università della Calabria (Formazione), Comuni di Leni, Malfa e Santa Marina di Salina (municipalità).
Hanno invece vinto il bando indetto dal Ministero: Caseificio dell’Amiata, Acqua Minerale San Benedetto, Lete, COOP Italia, Latteria Montello, Distretto Latte Lombardo, Cantine San Marco, Industrie Rolli Alimentari, Eridania Sadam, Azienda Agricola IANVS, Granarolo, Agricola Castello Monte Vibiano Vecchio, Sorrento Sapori e Tradizioni, Attività Riunite Alimentare, Ecor NaturaSì, Ai.Trai, Emilceramica, Gruppo Millepiani, Grafiche Bovini, Suncover, Bauxt, Cispa.










































