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Tre criticità globali, un solo responsabile

Tre criticità globali incombono sul nostro futuro: ambientale, alimentare e dello smaltimento dei rifiuti. Ma con quali efficacia e tempestività i vari Paesi sapranno intervenire a livello globale?  Il vero responsabile delle tre criticità viene individuato nella sovrappopolazione del nostro Pianeta che, in forte crescita, raggiungerà i 9 miliardi di persone nel 2050. Oltre alle misure sul contenimento delle emissioni di CO2 pro capite è quindi indispensabile agire sul contenimento della popolazione della Terra

In questo articolo il futuro verrà immaginato a tinte molto forti e pessimistiche. In realtà l’intento è un po’ provocatorio e mira soprattutto ad evidenziare la criticità e la drammaticità della situazione ai fini di sollecitare interventi di rilevanza eccezionale, adeguati e tempestivi.

La prima criticità globale che affronterò è quella «ambientale».

È da tempo che si parla di «Cambiamenti Climatici» dovuti alle attività umane, antropici, come si vuol dire. Peraltro alcuni scienziati hanno sempre sostenuto che non vi era evidenza scientifica certificata che il cambiamento del clima dipendessero dalle attività umane. L’argomento più dibattuto a riprova di questa versione era il fatto che la CO2 di origine antropica prodotta annualmente è inferiore al 5% di quella presente nella atmosfera terrestre e che oltre la metà viene assorbita dagli oceani e dalla vegetazione.

Può tale percentuale determinare cambiamenti climatici così importanti?

La risposta più sincera è probabilmente “non lo so”.

Peraltro, i cambiamenti sono in atto, in modo sempre più drammatico.

La temperatura all’Antartide quest’anno ha registrato valori eccezionalmente elevati, oltre 18 °C. Se i ghiacciai dell’Antartide si sciogliessero, il livello del mare salirebbe di circa 3 metri e città come Napoli, Venezia, New York, Sidney e via dicendo, sarebbero sommerse.

Anche nel dubbio è opportuno, anzi essenziale, intervenire perché anche qualora questa criticità ambientale non fosse di origine antropica, certamente lo sono, come vedremo, le altre due criticità globali, quella alimentare e quella dello smaltimento dei rifiuti, strettamente legate alla prima.

Assunto quindi che i cambiamenti climatici siano di natura antropica, per evitare che si arrivi alla catastrofe cosa dobbiamo fare?

Responsabile principale della produzione di CO2 e di altri gas serra è, fuori di dubbio, la produzione di energia da fonti fossili, carbone, petrolio, gas naturale ecc. Altre fonti che non producono gas serra sono quelle rinnovabili, fotovoltaico, eolico, ecc., nonché il nucleare da fissione, che potrebbe dare un grosso contributo in tempi brevi. In effetti, a parte l’Italia, nel Mondo sono attivi 442 Reattori Nucleari, di cui 148 in Europa, e sono in costruzione 65 nuovi impianti, di cui 27 in Cina.

E non dobbiamo dimenticare il nucleare da fusione, che non produce alcun gas serra. Produrre tale fusione, che utilizza l’idrogeno come combustibile, è però per ora solo un sogno. I tentativi provati da decenni non hanno dato i risultati sperati e l’obiettivo sembra ancora lontano.

Per ridurre in modo efficace la produzione di CO2 si dovrebbero adottare delle misure estremamente drastiche a «LIVELLO GLOBALE». Ciò non appare realistico perché solo alcuni Paesi si stanno muovendo in tale senso, come la Norvegia, mentre altri, come gli USA, sono ben lontani dal farlo.

È chiaro che se i Paesi maggiormente responsabili della produzione di CO2, come appunto gli USA, la CINA e via di seguito, continuano ad ignorare il problema, l’adozione di provvedimenti da parte di altri Paesi minori è del tutto insufficiente e vana, con il solo risultato di penalizzare economicamente i Paesi virtuosi.

In realtà anche se tutti i Paesi si impegnassero nella sostituzione delle fonti di energia inquinanti con altre più pulite potrebbe essere tecnicamente troppo tardi per evitare significativi cambiamenti climatici e conseguenze tragiche per gli esseri umani.

La produzione di CO2 a livello globale è frutto del prodotto di due fattori: la produzione pro capite e la popolazione mondiale.

Una significativa diminuzione della produzione pro capite, tecnicamente, oltre che politicamente, non facile da raggiungere, potrebbe comunque essere vanificata dall’esplosione demografica in corso.

Dal grafico sopra riportato risulta che si prevede che la popolazione mondiale passi dagli attuali 7 miliardi circa di persone ai circa 9 miliardi entro il 2050.

La principale responsabile, vedi grafico seguente, di tale aumento sarebbe l’Africa, seguita dall’Asia e in particolare dall’India.

 

Peraltro, mentre per l’Asia si prevede nel lungo termine una saturazione, la popolazione africana continuerebbe ad aumentare anche dopo la fine del secolo attuale.

È evidente che se non si prende atto di tale prospettiva e si decide di affrontarla seriamente, il futuro non appare «SOSTENIBILE».

Da parte di alcuni si sostiene che al miglioramento della situazione economica segue una minore natalità, come appunto sta avvenendo anche in Italia, ma quando tale miglioramento avverrà in Africa… sarà troppo tardi.

L’esplosione demografica in Africa non è solo in relazione ai molti figli per coppia ma anche e soprattutto in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita, attualmente poco superiore ai 40 anni, contro i più di 80 nel modo occidentale.

In definitiva, anche alla luce delle altre due criticità globali, che esamineremo in seguito, oltre al ricorso a fonti di energia meno inquinanti, appare indispensabile affrontare il problema della sovrappopolazione del nostro Pianeta.

Per contenere le nascite in Africa, e non solo, non sono certamente sufficienti strategie quali le politiche fiscalmente scoraggianti le famiglie numerose, la distribuzione gratuita di preservativi e misure simili che forse potrebbero essere efficaci nel Modo occidentale.

In Africa servono interventi drastici, come quello adottato a suo tempo in Cina, con la limitazione a un figlio per coppia, che ha avuto successo tanto che ora è stato portato a due figli per coppia. Ma probabilmente in Africa un tale provvedimento non sarebbe rispettato per cui, servirebbero altre soluzioni non «obbligatorie» ma «obbligate».

Uno scrittore di Fantascienza potrebbe ipotizzare la predisposizione e diffusione di un VIRUS sterilizzante, che una volta ridotte fortemente le nascite, e nel tempo la popolazione mondiale, potrebbe essere neutralizzato con la messa a punto e la diffusione di un opportuno vaccino immunizzante.

Si tratta ovviamente di una pura UTOPIA, la realtà è ben diversa.

Ma torneremo sul tema «Sovrappopolazione» più avanti, in merito alle altre «CRITICITÀ».

La «seconda criticità globale» e quella alimentare.

A seguito della cementificazione e industrializzazione da un lato e della desertificazione dall’altro, le terre coltivabili sono sempre meno. Sono state convertite a terreni agricoli antiche foreste, con il risultato di aumentare la CO2 nell’atmosfera, aumentare la temperatura della Terra, produrre ulteriori terre desertificate. Un serpente che si morde la coda.

Si parla di agricoltura verticale, di tecniche agricole innovative con straordinari aumenti della produzione, tute cose interessantissime, ma è come curare una grave patologia con l’aspirina.

La verità è che la Terra è sempre più sovrappopolata, che più di tanto non può dare, e che l’unico sviluppo sostenibile è legato a un contenimento della popolazione mondiale.

La «terza criticità globale» è quella dei rifiuti di origine antropica.

Il problema non è solo l’efficienza delle Aziende addette alla raccolta dei rifiuti o al relativo smaltimento, La diffusione di termovalorizzatori o altri sistemi avanzati, potrà portare un importante contributo ma la verità è che ormai il volume dei rifiuti è tale che la Terra non è in grado di smaltirli.

Certo si può fare molto a monte vietando la produzione di plastiche e di altri materiali non biodegradabili, a valle realizzando un numero adeguato di termovalorizzatori. Ma tutto questo non basterà se la popolazione mondiale continuerà a crescere come indicato nei grafici sopra riportati.

Ancora una volta la soluzione è una popolazione mondiale «SOSTENIBILE».

In conclusione, le tre «Criticità Globali», hanno un solo responsabile: la sovrappopolazione della Terra, ed un’unica soluzione: tenere sotto controllo l’evoluzione della popolazione e, in particolare, intervenire al più presto e drasticamente per scongiurare l’esplosione demografica prevista prima della fine del secolo.

Una considerazione finale legata al caso italiano: in Italia si fanno pochi figli, la popolazione è in diminuzione, gli anziani sono più numerosi dei giovani, il che crea vari problemi fra cui il numero elevato dei pensionati rispetto ai lavoratori, con problemi per gli Istituti pensionistici. A parte il fatto che evidentemente si tratta di un transitorio, destinato a terminare fra qualche decina d’anni, in ogni caso la soluzione è semplice anche se impopolare, Se l’aspettativa di vita aumenta, deve aumentare anche la vita lavorativa. L’età della pensione va calcolata in modo flessibile affinché la popolazione lavorativa sia in grado di mantenere quella in pensione. Oggi, a parte pochi lavori come quello di muratore, a 70-75 anni si è perfettamente in grado di lavorare, almeno part time, e lo sarà sempre più in futuro, quando gran parte dei lavori manuali saranno affidati a Robot, o automatizzati, e le persone fisiche lavoreranno soprattutto davanti a un computer, magari a casa propria con il telelavoro.

Una considerazione sul fenomeno «immigrazione»

Come abbiamo visto, nel giro di 15-20 anni in Africa la popolazione raggiungerà il miliardo di persone che invaderanno l’Europa con il rischio che gli attuali abitanti del vecchio continente verrebbero letteralmente spazzati via. La sopravvivenza della civiltà occidentale verrebbe assicurata dall’America e dalla Russia Asiatica. La marea di africani interesserebbe molto probabilmente anche l’Arabia, la Turchia, l’Egitto, l’Asia e non solo.

La stessa millenaria civiltà Europea sarebbe a rischio.

Non per fare considerazioni razziste, ma gli invasori, gli africani, al contrario dei cinesi, degli aztechi, degli indiani, degli egiziani e via di seguito, non possono vantare una civiltà antica, nulla hanno fatto in campo letterario, artistico, scientifico, non hanno neppure una tradizione religiosa… forse solo gli aborigeni sono paragonabili culturalmente.

Ritengo che la lotta contro i mutamenti climatici, da questo punto di vista, sia anche una lotta per la sopravvivenza della cultura, della civiltà, dell’arte e della scienza, e che ci si debba affidare soprattutto a quest’ultima per evitare una catastrofe senza uguali causato innanzitutto dalla sovrappopolazione del nostro Pianeta.

In conclusione una nota con ogni probabilità gli interventi che saranno decisi in futuro saranno tardivi e la catastrofe inevitabile, ma “niente paura”, il genere umano non farà la fine dei dinosauri, perché “ci penserà la natura”, con cataclismi naturali, epidemie (il Coronavirus è solo un assaggio) e altro a ridimensionare di molto la popolazione mondiale, consentendo ai sopravvissuti finalmente un futuro sostenibile… a meno che non si sia imparata la lezione e tutto ricominci daccapo.

Come ho detto in premessa, il carattere estremista di questo articolo è soprattutto a fini provocatori… con la speranza di contribuire a sollecitare interventi eccezionalmente rilevanti e tempestivi, adeguati alla gravità della situazione.

[ Giancamillo Ambrosini ]

ex Membro del Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del sistema del gas, MiSe