Home Aziende Data Design: ...

Data Design: Mostra dell’Edison

La Mostra Edison, «Data Design. I dati come materiale creativo», presenta, tra la bellezza scenica della sede Edison e l’uso dell’arte e del design come strumento di diffusione, l’importanza dei dati, canale informativo e di conoscenza

Edison Concerto di Natale

Nello storico e spettacolare spazio in via del Quirinale, sede dell’Edison, in occasione della mostra Edison organizzata dalla Divisione Sostenibilità, Istituzionale e Regolazione, «Data Design. I dati come materiale creativo», il 12 dicembre ha preso vita l’evento «Partiture digitali», con la suggestiva musica di Sun Hee Yu e Maurizio Martusciello, capace di fondere note e tocchi moderni al classico.

Muovendosi tra installazioni, grafici, progetti animazioni, visualizzazioni e applicazioni, nella mostra dell’Edison «Data Design» i dati sono protagonisti sotto la luce dei riflettori. Dati capaci di oggettivizzare e validificare informazioni che altrimenti potrebbero facilmente perdersi nel mare magnum del bombardamento giornaliero, mediatico e dei social, spesso privi di ricerca e quindi di fondamenta. I dati, costruiti e connessi in modo vivacemente tecnologico stimolano un interesse genuinamente umano, presentando pressanti tematiche odierne, sociali e ambientali, che richiedono urgenti risposte politiche.

Dietro le quinte, tutto il lavoro meticoloso di scienziati, ingegneri, esperti, che mettono in fila i numeri, e dai numeri partono e si costruiscono collegamenti tra gli elementi, messi in relazione gli uni con gli altri; e l’arte, il design, anima le forme e i numeri, esprimendo orientamenti, dando sostanza a forme, modellandosi su scale diverse, il micro nei dettagli, e il macro nel globale.

Mi è piaciuto soffermarmi su «Wind of Istanbul» (Vento di Istanbul), dell’artista turco Refik Anadol, nativo di Istanbul: sono quattro le sue tele animate (dipinti digitali di dati) che riproducono motivi composti prodotti dai venti a Istanbul. Il luogo in questione si localizza fuori dall’aeroporto di Atatürk, in un arco temporale di raccolta dati di un anno. Sono stati utilizzati una serie di software in grado di leggere, analizzare e visualizzare simultaneamente velocità, forza dei venti (dalle semplici correnti alle raffiche violente), ampiezza, direzione e altri valori meteorologici (temperatura, igrometria, ecc.). La particolarità è che il vento sembra diventare una sostanza materiale sotto i nostri occhi, aggiungendo una nuova bellezza alla naturalità.

Per deformazione professionale mi sono intrattenuta con l’«Earth Insights» (Spaccati della terra), e guidata da chi era li pronto ad aiutare, facendomi spiegare il funzionamento, mi sono divertita a pigiare sulle figure, guardando i grafici, raccogliendo le informazioni, e nel frattempo imparando. Molto interessante, perché il web documentario, – ideato dall’agenzia di Montréal Ffunction e prodotto in collaborazione con l’azienda HP e l’organizzazione Conservation International (CI) – fa un bilancio, su scala globale, sulla biodiversità delle foreste tropicali, partendo da milioni di foto scattate da sistemi di fototrappolaggio, e calcolando l’impatto dello sfruttamento del suolo, dell’attività dell’uomo e dei cambiamenti climatici sulle specie animali e vegetali.

Insomma, bella la mostra, bello l’evento musicale e bello lo spazio. La mostra, ricca di spunti e approfondimenti, merita una visita, perché, stimola riflessioni sulle capacità dell’essere umano di creare e di rapportarsi coi diversi elementi della natura, però purtroppo, non sono soltanto in modo costruttivo. Bravi, Edison!

[ Stefania Romano ]