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INDUSTRIA TESSILE E SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

Cotone bio

Le buone pratiche della svedese Hennes&Mauritz AB, azienda di abbigliamento famosa nel mondo, che persegue obiettivi di «rispetto» su più fronti

•• La sostenibilità ambientale non è fatta soltanto di parole, di trattati, di impegni tanto altisonanti quanto inapplicati. Lo sappiamo bene, consiste invece in una costante, determinata, precisa applicazione ed adozione di sistemi adeguati al conseguimento di quella sopportazione ambientale, tale da ridurre lo stress complessivo dell’ecosistema. In una parola misure ecosostenibili, anche a livello produttivo!

È da questo discorso che prende le mosse e si muove il 12° Rapporto sulla sostenibilità di H&M, ossia di Hennes&Mauritz AB, comunemente conosciuta con la sigla H&M, azienda di abbigliamento svedese, che ha tra i suoi marchi Cheap Monday, COS, Monki, Weekday e altri brand, fondata nel 1947 da Erling Persson ed ora guidata da Karl-Johan Persson.

Sostenibilità, per H&M, significa soprattutto azione consapevole. I punti qualificanti nel 2013 si sono definiti nel lancio della roadmap destinata ad ottenere salari adeguati ed equi, a sviluppare l’azione di recupero e di produzione anche attraverso materiale riciclato da indumenti raccolti e arrivare al raddoppio dell’impiego di cotone prodotto in modo sostenibile senza forme di sfruttamento della mano d’opera e dei territori.

Noi guardiamo a lungo termine per i nostri affari ed investendo nella nostra sostenibilità sappiamo di porre le basi per lo sviluppo del nostro futuro. Questo ci dà anche l’opportunità di contribuire allo sviluppo delle comunità in tutto il mondo e di migliorare la vita di milioni di persone”, sottolinea il CEO, Karl-Johan Persson.

Il Rapporto indica una serie di scopi conseguiti che riguardano ogni aspetto del ciclo produttivo di H&M´s, dal disegno a come i clienti si prendono cura dei loro indumenti. Per citarne alcuni, l’impegno per favorire salari equi e più alti per i lavoratori da parte dei fornitori dei materie prime. Nel 100% dei negozi di H&M nel mondo, poi, si è proceduto alla raccolta di indumenti per 3.047 tonnellate. Cosa che ha permesso di reimpiegare il 20% del materiale da indumenti raccolti. Con il WWF si è anche sviluppata l’azione volta al recupero e al riuso (per favorire il mantenimento delle riserve) dell’acqua.

Il cotone sostenibile…

Un capitolo importante è quello della produzione sostenibile di cotone che H&M ha raddoppiato negli ultimi due anni, con l’obiettivo di arrivare al 15,8% del prodotto certificato. Sul lungo termine si pensa ad arrivare entro il 2020 all’uso di cotone proveniente soltanto da fonti più sostenibili. Ora, stoffe più sostenibili rappresentano l’11% dei prodotti in uso sul materiale totale, in crescita dal 9,1% del 2012. Sono stati lanciati anche i primi prodotti con cuoio organico e seta organica. Ancora l’ammontare di poliestere riciclato usato in indumenti di H&M´s è equivalente a 9,5 milioni di bottiglie.

H&M è stata anche la prima marca a firmare l’Accordo cosiddetto sul fuoco e per la sicurezza in Bangladesh, per contribuire al miglioramento delle spaventose condizioni di lavoro nel paese asiatico. Sono stati 894.975 i lavoratori del settore tessile in Bangladesh e in India ad essere istruiti sui propri diritti fin da 2008.

Altre azioni fanno riferimento all’etichetta di Clevercare con l’intento di offrire una guida per la cura consapevole dei propri abiti.

Il produttore svedese ha poi impiegato il 14% di elettricità in meno dal 2007, con l’obiettivo di arrivare al 20% di diminuzione entro 2020. Ancora, in tema di risparmi consapevoli sono stati risparmiati 340 milioni di litri di acqua nella produzione di denim, nell’ultimo anno.

Roberto Mostarda