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Impianti di riscaldamento a biomassa nel pieno rispetto dell’ecosostenibilità

I consigli di BIE, Biomass Innovation Expo, per ottenere, dal proprio impianto domestico, una combustione sostenibile e con emissioni inquinanti contenute

Legna, pallet, poi gas naturale, GPL e gasolio. Ecco la lista dei sistemi di riscaldamento domestico in ordine decrescente di inquinamento. Secondo questa classifica, che porta la firma dell’ENEA, alla legna andrebbe dunque il triste primato di produrre il massimo inquinamento atmosferico. C’è però chi sostiene che con i sistemi di riscaldamento a biomassa di piccola taglia (stufe, caminetti, ecc.) è possibile ottenere una «combustione sostenibile» e con emissioni di inquinanti contenute, nonché efficiente e sicura, semplicemente seguendo alcuni semplici accorgimenti.

Innanzitutto va detto che l’impatto della combustione della legna può essere considerato  sostanzialmente/prevalentemente «neutro» in termini di emissioni di CO2, poiché l’anidride carbonica rilasciata in fase di combustione è pari a quella fissata dalla pianta durante la crescita, perché il materiale naturale che fornisce combustibile è rinnovabile, perché lavorazione, trasporto e stoccaggio del combustibile comportano emissioni ridotte rispetto ai concorrenti fossili. Se da un lato sono quindi evidenti i vantaggi relativi al riscaldamento a biomasse, dall’altro è importante capire se l’impianto di casa (stufa o camino) è realmente efficiente in termini di eco-sostenibilità.

Sistemi sotto controllo, i consigli

La BIE (Biomass Innovation Expo), fiera biennale dedicata alle soluzioni per il riscaldamento e la produzione di energia da biomassa e combustione delle sostanze legnose, con il Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente, forniscono la lista degli accorgimenti da seguire per ottenere una combustione sostenibile e con emissioni di inquinanti contenute, nonché efficiente e sicura:

  • sottoporre la stufa o il caminetto a pulizia periodica secondo le indicazioni fornite nel Manuale d’Uso del fabbricante o dall’installatore. Provvedere alla rimozione delle ceneri e delle scorie dal cassetto di raccolta (o ceneraio) e pulire il vetro con prodotti adeguati;
  • far rimuovere, solo da operatori abilitati, le incrostazioni dall’apparecchio e dalla canna fumaria e far sostituire gli elementi refrattari danneggiati o le guarnizioni di tenuta del vetro, sempre secondo la periodicità definita dal fabbricante, dall’installatore o da regolamenti e leggi locali (che varia indicativamente da 1 a 4 anni in funzione della taglia e tipologia di apparecchio);
  • in caso di nuovo apparecchio, affidarsi a un installatore abilitato, per la messa in opera e in funzione. Evitare assolutamente il fai da te e chiedere di fare riferimento alla norma di installazione UNI 10683. Con un tecnico è opportuno verificare la possibilità o meno di installare l’apparecchio in presenza di altri generatori di calore (anche con combustibili diversi) nella stessa unità abitativa o in bagno, camera da letto o monolocale;
  • assicurarsi sempre che le prese d’aria (generalmente ricavate in una parete comunicante con l’esterno del locale di installazione) consentano il previsto apporto di aria comburente dall’esterno verso l’interno. Verificare periodicamente che queste siano sgombre e funzionanti e che non siano state inavvertitamente ostruite;
  • utilizzare esclusivamente la biomassa prevista dal fabbricante, acquistando legna, pellet, cippato o bricchette di qualità certificata. Mai usare l’apparecchio come inceneritore domestico;
  • valutare con un professionista la necessità di sostituire il vecchio apparecchio con uno più performante sia in termini di efficienza sia in termini di prestazioni ambientali. Un vecchio caminetto aperto a legna è sempre inefficiente sotto entrambi i punti di vista perché l’evoluzione tecnologica dell’intero settore ha fatto notevoli passi in avanti. L’importante è leggere l’etichetta di accompagnamento e verificare che abbia il marchio «CE» come qualsiasi altro apparecchio domestico.

[ Roberta Di Giuli ]