Presso il GSE si è tenuto il 10 maggio il dibattito su «Le rinnovabili italiane nel contesto globale, tra il balzo degli investimenti e la riforma del mercato elettrico»
Dal rapporto e relativa presentazione si evince che i progetti di investimento nelle rinnovabili in Italia hanno fatto registrare un sensibile cambio di passo e nell’evento si è discusso di riforma del mercato elettrico, sviluppo delle nuove tecnologie, eolico off-shore, accumuli, reti e idrogeno.

La folta e qualificata «squadra» intervenuta sul palco, cui si è aggiunto Gilberto Pichetto Fratin, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, era formata da:
- Paolo Arrigoni (Presidente GSE) con l’intervento su «La sfida italiana della transizione energetica»
- Alessandro Marangoni (CEO Althesys Strategic Consultants) che, nell’ambito della presentazione dell’Irex Annual Report 2023, ha posto l’accento su «Le rinnovabili italiane nel contesto globale, tra il balzo degli investimenti e la riforma del mercato elettrico»
- Francesco La Camera (Direttore Generale Irena e Key note speaker) che ha parlato delle «Prospettive globali della transizione energetica e impegni climatici»
- Alessandro Boschi (Head of Renewable Energy Division, EIB) intervenuto su «La finanza per la transizione energetica»
Questi interventi hanno preceduto due dibattiti moderati entrambi da Cheo Condina de Il Sole 24 Ore.
«Investimenti e transizione, come concretizzarli?», cui hanno partecipato Giuseppe Argirò (CEO CVA), Andrea Ghiselli (CEO EF Solare Italia), Roberto Pasqua (CEO EDP Renewables Italy) e Eugenio De Blasio (CEO Green Arrow Capital).
«Abilitare la transizione: flessibilità, infrastrutture, accumuli», cui hanno partecipato Nicola Monti (CEO Edison), Salvatore Bernabei (CEO Enel Green Power), Agostino Re Rebaudengo (Presidente Elettricità Futura), Michele Pizzolato (Director Institutional Affairs Plenitude) e Luca Marchisio (Head of System Strategy Terna).

Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha chiuso i lavori illustrando «La strategia clima-energia italiana al 2030».
Dell’Annual Report 2023 di Althesys sintetizziamo alcuni dei passi più significativi.
Lo studio di Althesys ha evidenziato due aspetti importanti ma purtroppo disallineati:
- sulla spinta degli obiettivi al 2030 e del PNRR, gli investimenti hanno avuto un incremento straordinario,
- tale positive trend, viene rallentato da quella palla al piede dello sviluppo che, come é noto, si chiama burocrazia: i problemi di autorizzazione permangono con 3 progetti su 4 bloccati nonostante le semplificazioni.
Gli investimenti previsti ammonterebbero a circa 41 miliardi, con un’impennata della potenza che ha toccato la quota record di 38,9 GW (quasi il triplo rispetto ai 15 GW del 2021) mentre le operazioni sono 958 (più del doppio di quelle dell’anno precedente).
Nell’illustrare tale situazione, Alessandro Marangoni (A.D. Althesys) ha dichiarato: “L’Irex Annual Report 2023 segna un giro di boa degli investimenti nelle rinnovabili nel 2022 in Italia, con un incremento straordinario trainato dalla crescita interna. In tutta Europa aumentano sensibilmente gli LCOE che rendono poco attraenti le aste e inducono spesso a preferire il mercato. In questo quadro, diversi scenari di adeguatezza del sistema elettrico italiano si inseriscono nel disegno di una roadmap per la transizione”.
Le tendenze strategiche
- Ritorno della crescita sul mercato domestico: le operazioni – concentrate quasi interamente in Italia – rappresentano il 95% del totale, per 34,8 GW e 34,8 miliardi di euro con appena 17 iniziative all’estero. Tra le possibili cause la complessità del quadro internazionale e le strategie di rifocalizzazione sul mercato nazionale, legate sia ai target 2030 che all’attuazione del PNRR. [1] Tra le tendenze future c’è sicuramente anche quella che fa capo al settore dell’idrogeno verde che ha continuato a porre le basi tecnologiche ed economiche per uno sviluppo della catena del valore. Il panorama italiano al 2022 della filiera dell’idrogeno conta nel complesso 115 iniziative, che coinvolgono oltre 150 player diversi per origine e dimensione.
- Rinnovabili e investitori: nel 2022 il valore medio del LCOE (ovvero il costo medio per unità di elettricità generata) per l’eolico onshore in Europa si è attestato sui 67,8 euro/MWh (+40% rispetto al 2021), soprattutto per la crescita del costo del denaro e della tecnologia, saliti in media del 28% rispetto al 2021 e del 60% in confronto al periodo 2019-2020. Nel fotovoltaico la voce più rilevante del LCOE è la tecnologia (42%), seguita dal costo del capitale (38%) e dall’O&M (20%).[2]
- I numeri delle autorizzazioni: gli operatori continuano a scontrarsi con l’iter autorizzativo nonostante le ultime misure di semplificazione. Resta sostanzialmente uguale il divario tra impianti autorizzati e da autorizzare: a fronte di 894 nuovi impianti/progetti censiti nel 2022, ben 673 (75% ossia 3 pratiche su 4) sono ancora in corso di autorizzazione. [3]
- La roadmap verso la transizione e la riforma del mercato elettrico: per poter recuperare il tempo perso occorre mettere a punto e sopratutto rispettare una roadmap stringente focalizzata su efficienza, rinnovabili e flessibilità. Rinnovabili e accumuli sono oggi ancora a metà del guado, mentre il phase-out del carbone al 2025 (rallentato a causa della crisi del gas) sarebbe economicamente, oltre che ambientalmente vantaggioso. [4]. La recente proposta della Commissione UE di riforma del mercato elettrico punta a sviluppare i mercati a termine, i PPA e i Contract for Difference per spingere la transizione energetica. [5].
- Irex 2023: previsti in Italia investimenti sulle rinnovabili per 41 miliardi, con un’impennata della potenza che ha toccato la quota record di 38,9 GW, quasi triplicata rispetto ai 15 GW del 2021. [6]
[ Redazione PROTECTAweb ]
[1] Nel 2022 la protagonista assoluta tra le tecnologie è stata l’agrivoltaico che con 390 iniziative, 15,8 GW e 12 miliardi arriva a una quota del 41%. Il solare che preserva l’uso agricolo dei terreni toglie il primato al fotovoltaico, che si ferma al 35% con 11,6 GW per 8,3 miliardi. L’eolico onshore vale 184 iniziative, 10,6 GW e 14,2 miliardi di euro. Emergono inoltre anche eolico offshore, 63 progetti rilevati nel 2022 e oltre 50 GW di progetti totali (solo uno entrato in funzione), ma soprattutto sistemi di accumulo. Questi ultimi sono la vera new entry del 2022 la cui capacità censita è stata di circa 898 MW, +91% rispetto al 2021. Complessivamente in Italia si contano circa 227 impianti di storage per 1,5 GW e 2,7 GWh, quasi tutti di taglia residenziale. La componente storica dello stoccaggio italiano è composta dai 22 impianti di pompaggio con una potenza massima di circa 7,6 GW in produzione (6,5 GW in pompaggio) e una capacità di 53 GWh, di cui l’84% dai sei impianti maggiori (quattro al Nord e due al Sud). Tra le tendenze future c’è sicuramente anche quella che fa capo al settore dell’idrogeno verde che ha continuato a porre le basi tecnologiche ed economiche per uno sviluppo della catena del valore. Il panorama italiano al 2022 della filiera dell’idrogeno conta nel complesso 115 iniziative, che coinvolgono oltre 150 player diversi per origine e dimensione. Progetti, studi, accordi di collaborazione, prototipi e test sono indirizzati per il 47% agli usi finali, il 32% alla produzione. Il resto si divide tra iniziative integrate sulla filiera e Hydrogen Valley (9%), elettrolizzatori/altre tecnologie produttive (7%) e trasporto/stoccaggio (5%).
[2] Tutti i Paesi segnano netti rialzi, con in testa la Svezia (+50%) e in coda l’Italia (+30%). In termini assoluti spicca però l’Italia con 82 euro/MWh, mentre il costo più basso è in Svezia (59,1 euro/MWh). IlLCOE medio dell’eolico offshore (taglia 400 MW) è di 78,6 euro/MWh, in crescita del 23% rispetto al 2021. La causa di gran parte dell’aumento è il costo del capitale, il cui peso è raddoppiato nel 2022. I costi più elevati si hanno nel Mediterraneo, mentre quelli più contenuti nel Mare del Nord. Gli impianti commerciali (100 kW) registrano un LCOE di 97,3 euro/MWh medio, in crescita del 34% rispetto al 2021: si va dai 75,1 euro/MWh della Spagna ai 116,6 €euro MWh del Nord Italia. I ricavi hanno un LEOE (ricavo medio per unità di elettricità generata) di 86,2 euro/MWh, vicini ai livelli del 2021 (+1,4%). Gli utility scale (1 MW) segnano un LCOE di 73,6 euro/MWh (+29% sul 2021), con la Spagna che esprime sempre il dato più basso (57,9 euro/MWh), mentre la Polonia quello più elevato (81,5 euro/MWh). Per i ricavi gli utility scale vedono un LEOE in crescita nelle aste rispetto al 2021 (+5,5%) ma non sufficiente a garantire una redditività positiva. Tenendo conto degli andamenti dei costi di materie prime e materiali nel primo trimestre e degli ultimi aumenti del costo del denaro decisi dalla BCE, è atteso per il 2023 un modesto incremento (0-5%) dei costi dell’eolico onshore, mentre gli LCOE dell’offshore dovrebbero rimanere pressoché stabili, grazie ai margini di efficientamento ancora possibili. In calo, invece, i costi di tutte le configurazioni del fotovoltaico, dove la discesa dei prezzi dei moduli dovrebbe compensare la salita del WACC (costo medio ponderato del capitale).
[3] La situazione è ancora peggiore se si considerano le dimensioni delle iniziative, con solo il 12% approvato (in peggioramento rispetto al 18% del 2021). Nel fotovoltaico, a fronte di 142 impianti autorizzati, quasi il quadruplo è in attesa, ben 527 progetti. Le installazioni fotovoltaiche utility scale in via di autorizzazione in Italia valgono oltre 20,5 GW. Nell’eolico onshore gli impianti autorizzati sono 28 contro 137 ancora in stand-by burocratico. A livello di MW, su circa 9,5 GW mappati, 7,7 (81%) risultano in attesa di autorizzazione. In sostanza, la forte crescita delle domande ha controbilanciato le norme e gli sforzi di accelerare il permitting.
[4] Il sistema elettrico italiano sarà adeguato al 2030 nonostante le dismissioni di parte degli impianti termoelettrici, ma oltre allo sviluppo di rinnovabili, reti e accumuli, serve anche il capacity market, la stabilità delle importazioni e un miglioramento della disponibilità degli impianti termoelettrici.
[5] In Italia la riforma dell’attività di dispacciamento elettrico (TIDE) introdurrà diverse novità, con nuove modalità di aggregazione delle unità di produzione e di consumo e nuove forme di condivisione dell’energia, che rimodelleranno il profilo del settore elettrico.
[6] la situazione delineata dall’Irex Annual Report 2023 evidenzia che le operazioni sono 958, più del doppio di quelle rilevate nell’anno precedente.










































