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«Le emissioni di metano della filiera del gas naturale in Italia»: lo studio di Amici della Terra

Il webinar del primo luglio ha presentato i risultati preliminari dello studio realizzato dall’associazione in collaborazione con l’Environmental Defense Fund (EDF), per ridurre le emissioni di metano nella filiera del gas naturale

 

Nel webinar del 1° luglio 2020 sono stati presentati i risultati preliminari dello studio realizzato dall’associazione ambientalista Amici della Terra in collaborazione con l’Environmental Defense Fund (EDF) dal titolo «Le emissioni di metano della filiera del gas naturale in Italia». Tema cardine il ruolo del gas naturale nella transizione energetica e dell’European Green Deal (nell’ambito consumi di energia e specificità della filiera di questa fonte energetica).

La discussione al centro dell’evento ha coinvolto tutti gli stakeholder della filiera. All’incontro in modalità virtuale hanno partecipato, tra i tanti in qualità di relatori,  Monica Tommasi (Presidente Amici della Terra), Ilaria Restifo (Referente Italia Environmental Defense Fund), Tommaso Franci (Direzione Amici della Terra), dott. Antonio Caputo (ISPRA), Alberto Pototschnig (part-time professor Florence School of Regulation), dott. Andrea Oglietti (Arera), Davide Scrocchi (Funzione Tecnico Asset Industriali, SNAM), Marta Bucci (Direttore ANIGAS), Marcello Bondesan (InRete Distribuzione Energia S.p.A.), Francesco Buresti (Direttore della BU Reti e Calore di A2A).

La più grande incognita riguardante le emissioni fuggitive di metano connesse al gas naturale consumato in Italia è legata a quelle del 93% di gas importato di cui in questo momento è difficile conoscere quelle dovute alle attività di produzione e trasporto dai principali paesi da cui ci approvvigioniamo (48% dalla Russia, 26% dall’Algeria e 10% dal Qatar). Secondo le prime stime effettuate dagli Amici della Terra le «emissioni fuggitive» di metano legate alle importazioni di gas naturale oscillano tra un minimo equivalente al valore di quelle generate dalla filiera nel territorio italiano (circa 4 Mt CO2 eq) ma molto probabilmente hanno un valore almeno doppio se non maggiore. Il caso delle importazioni del gas naturale in Italia ripropone le stesse contraddizioni già emerse con i fenomeni di carbon leakage che penalizzano l’industria manifatturiera italiane e europea con effetti ambientali negativi a livello globale. Le emissioni di metano hanno un potenziale di riscaldamento globale che, a parità di massa, viene considerato 25 volte maggiore di quello della CO2, eppure oggi non è chiaro a quanto ammontino perché la filiera del gas stenta a dare i dati.

Ma veniamo, in particolare, alle dichiarazioni dei relatori.

In apertura del Webinar, Monica Tommasi Presidente degli Amici della Terra ha affermato: “Riteniamo necessario affrontare il tema del ruolo del gas naturale nella transizione energetica senza atteggiamenti pregiudiziali per individuare concretamente i modi migliori di utilizzo del combustibile fossile a minor intensità carbonica, a partire da una gestione adeguata delle emissioni fuggitive di metano, nella filiera dalla produzione al consumo. È per questo che abbiamo aderito alla campagna internazionale di EDF per la riduzione delle emissioni di metano del settore oil & gas”.

Monica Tommasi ha concluso il suo intervento ricordando che: “Per perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione con il phase out dal carbone entro il 2025, il PNIEC dell’Italia inevitabilmente indica nel breve periodo un aumento dei consumi di gas naturale e delle emissioni fuggitive di metano. Lo scenario del PNIEC fa inoltre emergere il paradosso di una politica che prevede un aumento del consumo di gas ma al contempo penalizza la produzione nazionale aumentando ancora più le importazioni da paesi con standard ambientali minori di quelli italiani e UE”.

Alle dichiarazioni della Presidente degli Amici della Terra ha fatto seguito l’intervento di Ilaria Restifo, referente italiana di EDF, che ha dichiarato: “In vista di una strategia europea sul metano, sarà importante delineare precise azioni parallele, come promuovere strumenti di fiscalità ambientale su tutto il gas non conforme e introdurre uno standard di prestazione emissiva del metano su tutto il gas venduto in EU, compreso quello importato da paesi terzi. A questo scopo è necessario ottenere dati di alta qualità e introdurre tecniche MRV di monitoraggio, rendicontazione verifica – anche nell’ottica di una tassonomia per la finanza sostenibile. Gran parte delle politiche europee sul metano riguarderà l’applicazione di misure a livello nazionale e precise scelte di politica energetica. Quello del gas naturale è uno dei settori dove l’Italia ha una voce importante nel contesto internazionale, e dove può pensare di portare altri paesi sulle proprie linee d’azione, cogliendo l’occasione per essere davvero protagonista nella transizione energetica”.

Durante la presentazione dei risultati preliminari dello studio Amici della Terra per EDF Europe, Tommaso Franci, della Direzione nazionale degli Amici della Terra (con «Le emissioni di metano della filiera del gas naturale in Italia»), ha presentato il ruolo del gas naturale in Italia ed i risultati delle  analisi dei dati delle «emissioni fuggitive» di metano della filiera resi disponibili dall’inventario nazionale delle emissioni di gas serra di ISPRA affermando, come punto di partenza, che: “Il gas naturale è da alcuni anni la prima fonte nel mix energetico dell’Italia con un peso del 37%. Nel 2018 l’Italia ha consumato 72,7 Miliardi di m3 di gas naturale di cui il 93% importato (per l’88% tramite gasdotti e per il 12% da terminali di rigassificazione del GNL); circa il 55% viene consumato da grandi utenze (centrali termoelettriche e industrie) alimentate direttamente dalla rete di trasporto mentre circa il 45% dei consumi sono di piccole utenze (residenziale e terziario) alimentate dalle reti di distribuzione”.

In base ai dati ISPRA, in Italia, le «emissioni fuggitive» di metano della filiera del gas naturale (Produzione, stoccaggio, trasporto e distribuzione) ammontano a 4,12 Mt di COeq. Nell’ambito della filiera del gas naturale circa il 78,1% delle emissioni fuggitive di metano provengono dalle reti di distribuzione, il 14,9% dalle infrastrutture di trasporto e stoccaggio, e il 3% dalle attività di estrazione. Dal 1990 le «emissioni fuggitive» di metano del settore energia si sono ridotte del 34,4%. La qualità di questi dati secondo i criteri delle linee guida dell’IPCC sono del livello più basso (Tier 1) per le attività di upstream, e di livello intermedio (Tier 2) per le attività di trasporto e distribuzione.

Antonio Caputo per ISPRA (con «Le emissioni fuggitive di metano del settore energia nell’inventario nazionale delle emissioni di gas serra dell’Italia 2020»), ha dichiarato: “Nel 2018 le emissioni fuggitive nazionali rappresentano il 2% delle emissioni di gas serra del settore energetico e si sono dimezzate dal 1990. Le emissioni di metano dalla filiera del gas naturale rappresentano il 61% delle emissioni fuggitive totali e sono quasi totalmente a carico dei settori della trasmissione e distribuzione. La riduzione di queste emissioni rappresenta un vantaggio in termini ambientali ed economici. È fondamentale per il sistema nazionale disporre di stime affidabili sulle perdite di gas naturale che consentano al Paese di migliorare gli standard di efficienza e di assolvere gli impegni istituzionali di riduzione delle emissioni di gas serra e di comunicazione delle emissioni di gas serra agli organi internazionali. Per raggiungere questi obiettivi tutti gli attori, istituzionali ed economici, sono chiamati alla collaborazione e alla condivisione delle informazioni. L’evento organizzato dagli Amici della Terra ha favorito l’incontro tra ISPRA, l’ente regolatore (ARERA) e numerosi soggetti coinvolti nella filiera del petrolio e del gas naturale. Ci auguriamo che questo incontro porti a una maggiore condivisione dei dati al fine di migliorare le statistiche nazionali che consentono di seguire l’andamento delle «emissioni fuggitive». Solo conoscendo l’andamento delle emissioni possiamo sapere se queste diminuiscono o aumentano“.

Per quanto riguarda le emissioni di metano della filiera del gas naturale e la sua regolazione, Alberto Pototschnig, della Florence School of Regulation (con «La riduzione delle emissioni fuggitive di metano nella filiera del gas naturale nell’ambito della politica di decarbonizzazione europea»), durante il suo intervento ha affermato: “Il Green Deal europeo ha identificato la riduzione delle emissioni di metano come una delle aree con le migliori potenzialità per promuovere la transizione verso un sistema carbon-neutral. A livello globale, il settore dell’energia è responsabile di circa un terzo delle emissioni antropogeniche di metano (circa il 20% del totale). Ritengo che, a livello europeo, si debba seriamente considerare l’estensione dell’Emission Trading System alle emissioni di metano, anche se l’Unione Europea è responsabile di una quota minore delle emissioni globali. Peraltro, l’Europa è il maggiore compratore di gas sul mercato internazionale, con una quota del 46%, ed un’azione incisiva al suo interno la porrebbe in una migliore posizione per proporre o imporre misure per limitare le emissioni di metano a livello globale. Si potrebbe ad esempio chiedere agli esportatori esteri di dimostrare azioni concrete per la riduzione delle emissioni di metano o tassare le importazioni di metano sulla base del livello di emissioni nella filiera estera.”

Per Andrea Oglietti di ARERA, la regolazione, in particolare a livello di trasporto e distribuzione, può giocare un ruolo importante nella sfida per la riduzione delle emissioni di metano della filiera gas in Italia. Già oggi sono in vigore regole che incentivano la riduzione delle emissioni ma siamo consapevoli che si può andare oltre. Non a caso in una recente consultazione sull’innovazione nel settore del gas ARERA ha dedicato un capitolo specifico a tematiche connesse con la riduzione delle perdite e più in generale la riduzione delle emissioni di gas naturale nelle reti del gas.

Marta Bucci, Direttore Anigas, ha dichiarato: “Il tema della riduzione delle emissioni è sempre stato una priorità per l’industria del gas e lo sarà ancor di più in futuro, in considerazione del ruolo essenziale che il gas naturale avrà nella transizione energetica. L’impegno delle aziende negli anni ha portato a rilevanti riduzioni e a valori oggi significativamente più bassi rispetto al passato. Grazie all’evoluzione tecnologica che interesserà tutti segmenti della filiera gas e alla rinnovata sensibilità delle aziende siamo confidenti che potranno essere realizzati importanti ulteriori passi avanti, sia in termini di monitoraggio e quantificazione delle emissioni che in termini di conseguimento di nuovi obiettivi di riduzione”.

Tra i relatori intervenuti anche Davide Scrocchi, manager Operation & Maintenance di Snam, che ha dichiarato: “Nello svolgere il proprio essenziale servizio di approvvigionamento energetico al Paese, Snam pone grande attenzione all’ambiente ed è impegnata a minimizzare l’impatto delle attività in linea con gli obiettivi definiti a livello europeo e con gli accordi internazionali sul clima. Nel proprio piano strategico la società si è data gli obiettivi di ridurre del 40% le emissioni di metano e quelle di CO2 (Scope 1 e 2) rispettivamente entro il 2025 ed entro il 2030, grazie all’adozione delle migliori tecniche e pratiche di settore. In tema di contabilizzazione delle emissioni di metano, utilizziamo da oltre vent’anni metodologie sviluppate in accordo alle best practice internazionali, e integrate con misure sul campo, che equivalgono al livello di maggior dettaglio previsto dalle linee guida dell’IPCC. Nel 2019, rispetto al totale del gas trasportato, le emissioni di gas naturale dalla nostra rete sono state pari allo 0,038%. Sui nostri asset adottiamo una tecnica di misurazione e riparazione delle perdite (LDAR – Leak Detection & Repair) che ci consente di perfezionare progressivamente l’attività di rendicontazione e la pianificazione degli interventi di manutenzione”.

A parlare per A2A è stato Francesco Buresti che ha affermato: “Per il loro potere clima-alterante le emissioni fuggitive di gas metano incombusto devono essere ridotte su tutta la catena di produzione e consumo del gas. A2A sui suoi 15.000 km di reti ha già ottenuto importanti risultati con l’eliminazione delle tubazioni più vecchie in ghisa GTV ed il miglioramento delle ispezioni. È attualmente impegnata in un ambizioso programma di installazione dei nuovi smart meter per migliorare la qualità e tempestività dei dati e di utilizzo di sensori ed algoritmi di Artificial Inteligence per la ricerca e riparazione delle perdite. Siamo orgogliosi di partecipare con Amici della Terra ed altri operatori del settore a questo sforzo per migliorare l’ambiente”.

Marcello Bondesan di Inrete Distribuzione Energia (Gruppo Hera), infine, ha dichiarato: “Il Gruppo Hera mantiene massima attenzione nell’adempimento degli obblighi regolatori e procede in un’ottica di continuo miglioramento delle attività di ispezione programmata delle proprie reti mediante l’utilizzo delle migliori tecnologie e delle possibilità offerte dalla gestione dei Big Data e di Industria 4.0 per lo sviluppo e il potenziamento delle infrastrutture e per la gestione degli interventi manutentivi in logica predittiva. Questo ci ha fatto ottenere ottimi risultati in termini di contenimento dispersioni sulla parte di rete gestita dalle imprese di distribuzione del nostro gruppo industriale, ma la sensibilità del Gruppo Hera ci ha fatto guardare anche al lato utenza, dove molti allacciamenti versano in condizioni piuttosto vetuste: in questo senso abbiamo sfruttato appieno le potenzialità offerte dello smart metering introducendo un nuovo contatore domestico “NexMeter”, dotato di funzionalità avanzate per la sicurezza e l’intercettamento di fughe lato impianto di utenza. Peraltro, queste, oltre a rappresentare un problema ambientale e di sicurezza, rappresentano anche un costo per l’utente. Il progetto NexMeter sta procedendo alla posa di circa 300.000 smart meter nel territorio del Gruppo Hera. Ma se per ipotesi fosse diffuso in tutto il territorio nazionale, eviterebbe la fuoriuscita in atmosfera di circa 17.690 tonCH4/anno, ovvero 26.000.000 Stm3/anno a cui corrispondono 495.320 ton/anno di CO2”.

In conclusione, secondo gli Amici della Terra: “È indispensabile un netto salto di qualità nei dati ufficiali sulle emissioni di metano che è possibile con un maggior coinvolgimento degli attori della filiera del gas naturale, come sta avvenendo anche a livello internazionale, per poter verificare in modo credibile se effettivamente sono stati raggiunti i significativi obiettivi di riduzione su cui importanti operatori del settore hanno dichiarato di essere impegnati anche in Italia”.

Per gli Amici della Terra, uno degli obiettivi strategici è ottenere un miglioramento nelle tecniche di MRV di monitoraggio, rendicontazione, verifica delle emissioni di metano della filiera del gas naturale. Nella realtà italiana e UE questo obiettivo potrà essere raggiunto anche con un ruolo più incisivo della regolazione per le attività di trasporto e distribuzione del gas naturale Per questo è essenziale che l’UE si doti in tempi brevi di una «Methane Strategy» per la riduzione delle emissioni di metano del settore energetico come previsto dallo European Green Deal, e che si preveda anche in questo settore l’utilizzo di una carbon border tax non discriminatoria, come la proposta di imposta sulle emissioni aggiunte (IMEA) già sostenuta dagli Amici della Terra per contrastare efficacemente i processi di carbon leakage.

[ Cristina Marcello ]