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La risorsa verde

Marata 1 schema mercato delle costruzioni
Il mercato delle costruzioni negli anni 2010-2020. [fonte: Cresme XIX Congiunturale]

 

di Alessandro MarataConfrontarsi con le priorità ambientali è una necessità ma anche un’opportunità. Nel comune obiettivo del miglioramento della qualità della vita, anche il settore dell’edilizia merita interventi mirati di riqualificazione, e il supporto di una decisa volontà politica

 

All’inizio del mese di giugno, a Rio de Janeiro, avrà luogo il summit internazionale Rio+20, evento epocale nel mondo dello sviluppo sostenibile. Conferenza che si terrà a venti anni esatti dal primo, anch’esso fondamentale, incontro. Nel 1992 a Rio si svolse, infatti, la prima Conferenza mondiale dell’ambiente, con i Capi di Stato in rappresentanza dei rispettivi governi, ben centosettantadue, e migliaia di organizzazioni non governative. Tutti insieme a dibattere sul nuovo tema che si affacciava prepotentemente alla ribalta: lo sviluppo sostenibile del mondo. Attorno a questo tema centrale cominciarono a delinearsi e a concretizzarsi le sensibilità relative ai temi ambientali, sociali ed economici: l’inquinamento atmosferico e terrestre, la depauperazione della risorsa acqua, la conservazione della biodiversità, il consumo del suolo, l’eccessiva antropizzazione del territorio, la mancanza di equità nella distribuzione delle risorse, le differenze sociali, la partecipazione del cittadino quale strumento di democrazia, l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, l’introduzione del concetto di incentivo per direzionare il mercato verso obiettivi virtuosi e promuovere le buone pratiche, il delinearsi di un mercato economico di sicuro interesse per nuovi investimenti, la proposizione di nuovi stili di vita, più consoni e appropriati alle nuove istanze che rapidamente hanno contagiato la cultura del mondo occidentale, all’inizio, e anche di quello orientale, successivamente.

Dalla conferenza di Copenhagen del 2009, da quella di Cancun del 2010 e da quella successiva, l’ultima, di Durban nel 2011, si è potuto evincere che il protocollo di Kyoto dovrà ricalibrare i suoi obiettivi. I cambiamenti dovuti alla globalizzazione, ai differenti ritmi di crescita delle diverse nazioni, alla velocità con la quale oramai ci dobbiamo confrontare con il mutamento dei bisogni e delle priorità, impongono che strategie, metodologie ed obiettivi da raggiungere debbano essere monitorati, verificati ed aggiornati con grande frequenza.

La crisi come risorsa

Dalla crisi alla crescita? Proviamo a individuare una delle possibili vie di uscita ad una crisi che non è solo economica, ma coinvolge stili di vita, comportamenti, nuovi modelli di sviluppo, modalità di lavoro e relazioni sociali. E che per alcuni aspetti assomiglia alla prima delle azioni che spesso si deve fare quando un computer ha dei problemi: spegnere e riaccendere.

Marata 3 alta risoluzione

È assodato, ormai da anni, che la green-ethic ha prodotto effetti positivi non solo sulla sostenibilità ambientale, ma anche, il fenomeno green economy è in piena esplosione, su quella economica. Anzi, soprattutto su quella economica, tanto da provocare l’altro fenomeno, parallelo alla green economy, denominato greenwashing, il cui uso riveste grande importanza di marketing nel mercato della pubblicità e anche, purtroppo, in quello industriale e professionale. Nonostante le distorsioni del mercato e della comunicazione, tipiche della società nella quale siamo immersi, possibili e realistiche vie, che traguardano verso obiettivi di sviluppo sostenibile, iniziano a delinearsi. E la crisi, che sta cambiando la percezione che fino ad ora abbiamo avuto del mondo, si può trasformare in una risorsa. Una trasformazione che spesso sarà possibile declinare secondo il famoso motto miesiano, il quale ci insegna che, sovente, il meno è il più. Minor consumo di risorse non rinnovabili, minor spreco di acqua, minor antropizzazione del suolo, minor inquinamento indoor e outdoor, comportano una miglior qualità della vita ed un miglior livello di sviluppo sostenibile per gli attuali cittadini del mondo e, soprattutto, per quelli futuri.

La rigenerazione urbana

La crisi epocale nella quale siamo immersi ha spostato il centro della questione ad un livello molto più alto. Oramai una serie di considerazioni ed azioni che per anni sono state promosse ed incentivate devono essere considerate scontate. Bisogna spostare il punto di partenza più avanti e, contemporaneamente, può apparire paradossale, azzerare alcuni presupposti, prassi e luoghi comuni che sono alla base del nostro modus vivendi attuale.

 

Marata 2 non modificata

Uno dei primi, più importanti presupposti è che molti degli edifici, a volte interi quartieri, a volte anche vaste parti di città, che costituiscono il patrimonio edilizio esistente, non sono più idonei alla loro funzione. Non lo sono in merito alle loro prestazioni di coibentazione termica, isolamento acustico, caratteristiche statiche, comfort igro-termico e abitativo, spazi di relazione, rapporto con i trasporti pubblici, sicurezza, barriere architettoniche, manutenzione. È necessario, quindi, iniziare a considerare seriamente, ad individuare le modalità per effettuare la sostituzione, di edifici, quartieri, parti di città. La ristrutturazione o l’efficientamento dell’edificio, infatti, a causa della positiva evoluzione del quadro normativo, non sempre è possibile dal punto di vista tecnico. A volte, pur essendolo dal punto di vista tecnico, non lo è da quello economico, per la eccessiva onerosità dell’intervento, unito al fatto che, comunque, si tratta di un miglioramento compresso da così tanti vincoli esistenti, da arrivare ad inficiare la qualità architettonica finale. In sintesi, nel portare a norma di legge e con buoni risultati architettonici la ristrutturazione globale di un edificio caratterizzato da pessimi requisiti iniziali, spesso il gioco, dal punto di vista del rapporto tra costi e benefici, non vale la candela. Anche se il termine rottamazione può apparire troppo brutale, a favore della locuzione «rigenerazione», il concetto è esatto. Alcuni edifici, per non dire alcune parti di città, andrebbero demolite, senza porsi troppi dubbi. Il problema è che la maggior parte di questi edifici sono abitati e quindi la demolizione, con successiva ricostruzione, implica necessariamente lo spostamento temporaneo degli abitanti, operazione oggettivamente difficoltosa. Soprattutto in Italia, per via della parcellizzazione della proprietà immobiliare che comporta una gestione immobiliare tra proprietari che, nella maggior parte dei casi, non consente soluzioni condivise, per quanto intelligenti e convenienti.

Inoltre in Italia non si può dire che, in attesa di una auspicata e mai avvenuta semplificazione legislativa, il corpo normativo sia favorevole, e neanche possiamo affermare che chi ha la responsabilità di amministrare il territorio abbia il coraggio e la capacità di affrontare il problema, sempre che riesca a comprenderne la portata. Pur essendo consapevoli che il problema non è di facile soluzione, sarebbe sbagliato pensare che non si riesca a fare niente. Ovviamente è necessaria la volontà politica, più che la capacità tecnica, di individuare gli incentivi necessari per rendere sostenibile, questa volta dal punto di vista economico, ciò che già lo sarebbe dai punti di vista ambientale e sociale.

 

Marata 4 mercato a medio termine delle costruzioni
Lo scenario di mercato di medio termine secondo gli architetti italiani. [fonte: Osservatorio Professione Architetto CNAPPC-Cresme]

Dalla Rent Generation alla Re-Generation

Letteralmente rigenerare significa far ritornare qualcosa in efficienza, formare nuovamente parti perdute di un organismo, recuperare qualcosa restituendogli le sue proprietà e le sue potenzialità. In un periodo nel quale è difficile trovare lavoro, come pure, soprattutto per le giovani generazioni, avere la capacità economica per acquistare una casa propria, l’intervento dello Stato diviene necessariamente ineludibile. Alla generazione in affitto, quella rent generation che, in tutto il mondo, chiede di non essere dimenticata, e più in generale ad una società il cui rapido cambiamento sta provocando scarsa equità e molteplici disorientamenti, lo Stato deve fornire risposte in termine di alloggi sociali, di promozione e del trasferimento dell’innovazione tecnologica, di incentivazione per la rigenerazione urbana. Se è vero, come si dice, che ogni generazione ha bisogno di una rigenerazione, questo è il momento di metterla in atto.

 

Alessandro Marata
Presidente del Dipartimento Ambiente e Sostenibilità del Consiglio Nazionale
Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori