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«Tutti in classe A» con Legambiente. Ma l’ecoedilizia è ancora assente!

Bologna-ministero-termografia

La radiografia energetica del patrimonio edilizio italiano dà risultati deludenti. Le termografie bocciano anche edifici progettati da nomi illustri quali Fuksas, Portoghesi, Krier. Le proposte di Legambiente: in nome dell’efficienza energetica nuove politiche di riqualificazione

•• Virtuose case degne figlie dell’ecologica cultura del nostro tempo o abitazioni «insostenibili», energivore e anacronisticamente fuori dei canoni ambientali?

A formulare la domanda e a dare la risposta, è stata Legambiente che, dopo aver analizzato la situazione nel nostro Paese con l’indagine «Tutti in classe A» – presentata il 5 marzo a Roma, dal vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – ha tirato somme poco rassicuranti.

Sotto la lente d’ingrandimento 500 edifici di 47 città italiane. Un team di esperti, armato di …apparecchiatura termografica ha valutato la situazione termica degli edifici confrontando le rese di costruzioni recenti, costruzioni che vantano anche la firma di noti architetti, con palazzi costruiti nel dopoguerra e con edifici dove sono stati realizzati interventi di retrofit, evidenziando come una riqualificazione energetica ben fatta possa permettere di realizzare risultati significativi di riduzione dei consumi energetici.

A spingere all’indagine l’associazione ambientalista, sono stati i numerosi risvolti del settore: casa può essere sinonimo di buona o cattiva qualità della vita, può pesare o meno significativamente sul bilancio familiare in relazione al modo con cui si cerca di raggiungere un certo benessere all’interno, può pesare o meno sull’inquinamento urbano per via degli impianti di riscaldamento che bruciano combustibili fossili. L’innovazione ambientale può rappresentare la via più interessante e utile per risollevare il settore immobiliare e dell’edilizia nel suo complesso, grazie alle notevoli opportunità che offre anche in termini occupazionali ed economici.

“In un periodo di crisi drammatica come quello che sta vivendo il mercato immobiliare italiano, la sfida di innovazione proposta dall’Unione europea va assolutamente raccolta – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchiniperché attraverso la chiave dell’energia è possibile riqualificare gli edifici in cui viviamo e lavoriamo, per renderli oltre che meno energivori più belli, ospitali, salubri. E’ una opportunità che va colta fino in fondo, per arrivare ad azzerare le bollette delle famiglie, per creare lavoro in un campo ad alto tasso di occupazione e con importanti possibilità di ricerca applicata. Ma questa direzione di cambiamento responsabilizza tutti, dalla pubblica amministrazione agli imprenditori edili, dai progettisti ai cittadini. In 13 regioni – ha continuato Zanchini – non esiste alcun tipo di controllo sui certificati di prestazione energetica degli edifici  e così si calpestano i diritti dei cittadini che dovrebbero essere correttamente informati sulle prestazioni energetiche e sulla sicurezza delle loro abitazioni”.

Quale qualità?

In rassegna «termografica», dunque, edifici residenziali, scuole e uffici costruiti nel dopoguerra come altri più recenti. L’indagine ha posto attenzione anche alle prestazioni di quelli già certificati in Classe A come di quelli già ristrutturati, oltre che di alcuni edifici costruiti dopo il 2000, ossia dopo l’adozione delle direttive europee in materia di risparmio energetico e isolamento. Cosa emerge? Gli edifici esaminati sembrano avere denominatori comuni individuati in problemi legati ad elementi disperdenti, con distribuzione delle temperature superficiali estremamente eterogenee. E questo riguarda anche edifici che si promuovono come «biocase» o a basso consumo energetico.

Legambiente - quartiere Casanova - termografia

Le case più virtuose raccontano, invece, storie di vita vissuta qualitativamente… Sono le abitazioni in effettiva «Classe A» come quelle del quartiere Casanova a Bolzano o alcuni immobili nuovi o ristrutturati a Firenze, Udine o Perugia, che mostrano un comportamento omogeneo delle facciate e l’assenza di ponti termici significativi, la precisa scelta di sfruttare al meglio l’esposizione dell’edificio e l’uso di specifici materiali per le diverse facciate al fine di sfruttare al meglio la radiazione solare, minimizzando i consumi energetici per il condizionamento invernale con un risparmio, per i fortunati abitanti di questi edifici, fino a 2mila euro ogni anno.

Queste irrinunciabili caratteristiche con i loro benefici non sono nemmeno assicurate dalle firme di architetti di fama internazionale che hanno operato negli ultimi dieci anni. Le termografie realizzate su edifici costruiti a Milano, Roma e Alessandria da Fuksas, Krier e Portoghesi, hanno dato risultati simili a quelli di altri edifici recenti di firme meno prestigiose, con difetti nelle superfici perimetrali ed elementi disperdenti nelle strutture portanti!

In tutti e tre gli edifici «famosi» analizzati, l’impronta architettonica che si voleva proporre è chiara e riconoscibile – commenta Edoardo Zanchini – è indispensabile che tutti, dalle archistar ai tecnici e a chi costruisce, contribuiscano a rendere più bella e efficiente l’edilizia italiana”.

Il ruolo della normativa

Ma chi fa chiarezza e impone regole per indirizzare il settore verso traguardi migliori? La situazione e i problemi della normativa nazionale, l’articolato e inadeguato quadro di regole nelle diverse regioni in particolare per quanto riguarda controlli e sanzioni, certo non aiutano…

La direttiva europea 2002/91 ha introdotto precisi obiettivi in termini di rendimento energetico e l’obbligo della certificazione degli edifici nuovi (con le diverse classi di appartenenza, dalla A alla G) e nelle compravendite di quelli esistenti. Poi Bruxelles si è spinta oltre, con la direttiva 31/2010, che prevede date precise per una transizione radicale. Dal 1 gennaio 2021 tutti i nuovi edifici, sia pubblici che privati, dovranno essere neutrali da un punto di vista energetico, ossia dovranno garantire prestazioni di rendimento dell’involucro tali da non aver bisogno di apporti per il riscaldamento e il raffrescamento oppure di soddisfarli attraverso le fonti rinnovabili. Entro il 30 aprile 2014, inoltre, il Governo italiano dovrà inviare a Bruxelles una strategia a lungo termine per mobilitare investimenti nella ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati.

Nonostante la nuova programmazione europea 2014-2020 preveda consistenti risorse per l’efficienza energetica che possono diventare un volano per riqualificare il patrimonio edilizio e le città – fa riflettere Legambiente – e nonostante non esista oggi alcuna ragione economica o tecnica che possa impedire che tutti i nuovi edifici siano progettati e costruiti per essere in Classe A di prestazione energetica (grazie al contributo di pannelli solari termici o fotovoltaici, pompe di calore geotermiche o altri impianti da fonti rinnovabili), continuiamo ad assistere a rinvii e ritardi nell’applicazione delle direttive e ad azioni di vero e proprio sabotaggio da parte delle solite lobby non interessate a salvaguardare gli interessi delle famiglie, dell’ambiente e delle imprese che puntano sulla green economy.

Le proposte di Legambiente

Cosa fare per invertire la rotta e migliorare la qualità e la vivibilità delle nostre città partendo dalle nostre abitazioni?  E’ necessario – dice Legambiente – introdurre regole omogenee in tutta Italia per le prestazioni in edilizia e controlli indipendenti su tutti gli edifici con sanzioni vere per chi non rispetta le norme. Altrettanto indispensabile è dare certezza rispetto alla sicurezza antisismica degli edifici stabilendo l’obbligo di dotarsi di un libretto antisismico per tutti gli edifici esistenti. Per migliorare le prestazioni energetiche è necessario stabilire, per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni edilizie oltre una certa dimensione, lo standard minimo obbligatorio di Classe A su tutto il territorio nazionale; va premiato, nelle ristrutturazioni edilizie, il miglioramento della classe energetica di appartenenza, e per facilitare questo processo occorre rendere permanenti le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio (50-65%) offrendo un orizzonte temporale serio, e allargando gli incentivi gli interventi di consolidamento antisismico degli edifici.

Importante – sottolinea l’associazione – anche l’individuazione di nuovi strumenti per il finanziamento degli interventi di riqualificazione. Occorre introdurre un fondo nazionale di finanziamento e di garanzia per gli interventi di riqualificazione energetica di edifici pubblici e privati, come prevede la stessa Direttiva 2012/27, per realizzare misure di miglioramento dell’efficienza e di sicurezza antisismica. Necessario, infine, introdurre nuovi strumenti per gli interventi di retrofit energetico degli edifici condominiali. In Italia realizzare interventi di riqualificazione energetica complessiva di edifici condominiali è difficilissimo per un quadro di regole e incentivi inefficace. Occorre creare le condizioni tecniche e economiche per rendere vantaggiosi interventi che possono consentire di migliorare le prestazioni delle abitazioni e di garantire risparmi energetici quantificabili e verificabili per le famiglie, oltre che di consolidamento antisismico.

Roberta Di Giuli