
di Gian Piero Joime • L’Osservatorio Ambientale di Roma Capitale, in merito allo strategico obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti, è impegnato nella individuazione di efficaci e mirati interventi nel settore edile della città capitolina, che può assurgere a ruolo di «laboratorio» della nuova, irrinunciabile, rivoluzione energetica
Le trasformazioni economiche, politiche, sociali e ambientali che in questi ultimi decenni hanno investito, in modo radicale, la nostra società, hanno messo in risalto un’evidenza: viviamo in sistemi complessi il cui funzionamento può essere compreso solo se ogni elemento viene colto nella sua interazione con tutti gli altri.
Un Comune è uno degli esempi più significativi di sistema complesso e quindi la sua gestione, soprattutto per gli aspetti ambientali ed energetici, va affrontata pensando a modelli di sviluppo di tipo sistemico in cui il lungo termine acquista priorità sulle politiche di breve periodo. E ciò è ancora più vero per Roma Capitale, ente locale ma con interessi nazionali e globali.
La green economy deve trovare la sua applicazione reale nella gestione dei sistemi locali. È qui che si devono individuare soluzioni tecnologiche innovative per rispondere alle politiche energetiche, in un quadro d’insieme che ha come obiettivo finale il miglioramento sia della qualità della vita che del modo di produrre.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia, organismo dell’OCSE, ci ricorda che nel 2006 un terzo dei consumi energetici erano imputabili alle città, e che nel 2030 gli ambiti urbani saranno responsabili del 73% dei consumi energetici, e conseguentemente delle emissioni di gas serra.
Dalla capacità delle Amministrazioni locali di saper fronteggiare la sfida della riduzione dei consumi energetici e dalla conseguente riduzione delle emissioni di gas serra dipende parte del raggiungimento degli obiettivi che l’Unione Europea si è posta da qui al 2020 nel pacchetto integrato clima-energia.
Roma è stata tra le prime città metropolitane a firmare il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), patto che impegna a procedere ad una ulteriore riduzione delle emissioni climalteranti, superiore al 20%, ed induce ad operare a 360 gradi: per la mobilità sostenibile, la riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, la produzione di energia da fonti rinnovabili e la sensibilizzazione dei cittadini sul tema dei consumi energetici.
PAES, un piano di azione per l’energia sostenibile
Il settore dell’energia è strategico e determinante per la riduzione dei fattori climalteranti: per questo, in linea con le indicazioni del Patto dei Sindaci, e secondo gli indirizzi dell’Assessore all’Ambiente Marco Visconti, l’Osservatorio per l’Ambiente di Roma Capitale ha predisposto uno specifico Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), la cui realizzazione prevede l’impegno di tutta l’amministrazione, delle imprese, e dei cittadini di Roma.
Nel 2010 il totale delle emissioni di CO2 prodotte a Roma è stato superiore a 10 milioni di tonnellate CO2eq: di questi oltre 3 milioni venivano dai consumi elettrici e termici degli edifici. E gli edifici precedenti al 1976 – anno di promulgazione della prima legge sulla regolamentazione energetica degli impianti – sono più del 60% del totale, quindi generalmente costruiti senza molta attenzione alle problematiche energetiche ed ambientali. Il settore dell’edilizia residenziale pubblica e privata è dunque di fondamentale rilevanza per la lotta alla CO2 ed all’inquinamento atmosferico.
Nel PAES dichiariamo – con più azioni integrate che incideranno sugli edifici, sulla mobilità, sul terziario – di voler tagliare entro il 2020 almeno 2,2 milioni di tonnellate CO2eq.
Gli interventi negli edifici, pubblici e privati, sono determinanti: infatti, come si può leggere nella tavola seguente, in questo settore si ipotizza di realizzare tagli alla CO2 per oltre 1,5 milioni di tonnellate CO2, entro il 2020.
Una strategica politica di interventi

In particolare per gli edifici esistenti sono stati definiti importanti interventi, ovviamente in linea con i principi della bioedilizia, della riduzione dei consumi energetici, del ricorso alle fonti rinnovabili, dell’efficienza degli impianti:
1. Miglioramento dell’isolamento termico del’involucro edilizio, con coibentazione delle pareti.
2. Sostituzione degli infissi.
3. Sostituzione dei generatori di calore con caldaie a condensazione.
4. Installazione di valvole termostatiche sui radiatori.
5. Ristrutturazione della rete di distribuzione del fluido termovettore.
E, per quanto riguarda la nuova edilizia, si rammenta la deliberazione n.7/2011 del Consiglio Comunale «Variazioni del vigente testo del regolamento edilizio comunale» che porta al 30% la quota di produzione energetica da rinnovabili per gli edifici privati ed al 50% per quelli pubblici.
Vorrei poi sottolineare due principi della bioarchitettura, che a nostro parere sottendono in forma sostanziale le azioni dirette alla sostenibilità ambientale ed al nuovo welfare: il «regionalismo» – ovvero la scelta di materiali di cui si conosce la provenienza, scegliendo quelli prodotti nello stesso ambito eco-regionale, secondo il principio della filiera corta – e la «partecipazione» – l’attività di coinvolgimento degli attori del processo edilizio e di condivisione del progetto con i futuri abitanti, in modo da favorire l’integrazione del manufatto con la comunità.
Il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile rappresenta un ulteriore passo in avanti, dal quale si può generare un’occasione formidabile di sviluppo del territorio, ove Roma Capitale deve svolgere un ruolo trainante ed esemplare non soltanto perché responsabile della gestione del patrimonio immobiliare e di servizi quali scuole, impianti sportivi strutture sanitarie, dell’illuminazione pubblica, ma anche perché può trasformarsi nel laboratorio di una nuova rivoluzione energetica, rivoluzione non più basata su concetti tradizionali di impianti di media e grande taglia, ma sulle reali esigenze e risorse proprie di ciascun territorio sfruttando appieno e al meglio ciascuna tecnologia disponibile. Impianti solari fotovoltaici, solari termici, mini idroelettrici, geotermici, centrali a biomasse, sistemi integrati con reti di teleriscaldamento e pompe di calore, secondo un modello di generazione diffusa e distribuita, in edifici costruiti o riqualificati con i principi della bio-architettura.









































