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Finanziamenti per la mobilità sostenibile: opportunità e rischi

In attesa del Recovery Fund, crescono le occasioni per sostenere e facilitare il ritorno verso la normalità. Il sistema dei trasporti, in prospettiva del tanto atteso momento in cui potremo dire che la pandemia diventerà qualcosa di gestibile, è chiamato ad accompagnare la transizione a un mondo definitivamente cambiato

Se non ci si muove, si resta dov’è. Una frase istintiva, lapalissiana, persino ovvia o magari ascrivibile al compianto autore Massimo Catalano. Ma il senso delle cose, è proprio questo: il settore dei trasporti, inteso nella sua accezione più ampia di «mobilità» dovrà necessariamente diventare l’ossatura fondamentale della ripartenza. E una delle idee controllanti di questo ruolo è cristallizzata in un impulso, senza precedenti, a rivedere drasticamente gli assetti operativi e strutturali del sistema. Il che significa, tradotto in termini semplici, non solo nel dover ripensare la mobilità in termini «smart» – ovvero integrandola alla logica delle Smart Cities, all’IoT (Internet of Things, Internet delle Cose) e alle linee guida della Connected Car – ma anche aprire la porta all’innovazione in senso storico, favorendo definitivamente l’introduzione di quelle riforme che sono, obbligatoriamente, il viatico all’erogazione del Recovery Fund.

Un primo passo, in tal senso, è già stato fatto dall’UE, che si appresta a erogare 2,2 miliardi di euro in ben 140 progetti chiave nel settore dei trasporti, finalizzati a indirizzare la mobilità in una logica «green». E come già annunciato a luglio, l’Unione si prepara ora a finanziare l’immissione di autobus non impattanti con l’ambiente, e infrastrutture per la ricarica elettrica in Francia, Germania, Italia e Spagna. Sul tavolo verranno così collocati altri 54 milioni di euro, destinati a cinque progetti strutturali miranti a offrire alla collettività servizi di trasporto più sicuri e, soprattutto, più ecologici.

I progetti selezionati riguardano la messa in circolazione di autobus più rispettosi per l’ambiente – quindi a propulsione elettrica o a gas metano, o a GNL – e l’installazione di infrastrutture per la ricarica a Parigi e Barcellona, la costruzione di 255 nuove stazioni per la ricarica elettrica lungo le strade italiane e l’installazione del sistema europeo di gestione del traffico ferroviario (ERTMS) su 238 veicoli ferroviari nel Baden-Württemberg, in Germania.

Questi progetti, presentati il 30 settembre nell’ambito del progetto Green Deal, saranno sostenuti tramite il CEF, il meccanismo finanziario sviluppato dall’UE per rafforzare i collegamenti europei (https://ec.europa.eu/inea/en/connecting-europe-facility) mediante il sostegno alle infrastrutture di trasporto. La loro azione combinata, contribuirà ulteriormente alla decarbonizzazione dei trasporti, come previsto dal Green Deal europeo (https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it). L’individuazione di questi progetti è avvenuta mediante il meccanismo di finanziamento misto del CEF, stati selezionati tramite il meccanismo di finanziamento misto del CEF, che consente di mobilitare finanziamenti privati supplementari per i progetti, oltre al sostegno dell’UE. Complessivamente finora il CEF ha sostenuto 932 progetti, per un totale di 23,1 miliardi di euro.

Parallelamente all’erogazione di questi fondi, previsti nell’ambito del progetto Horizon 2020, vi è come detto grande attesa per il Recovery Fund, per il quale sono stati già presentati dal Governo 556 progetti, ora all’attenzione del Parlamento.

Molti di tali progetti costituiscono, a loro volta, formidabili opportunità di crescita per la «Smart Mobility». Per Rossella Panero, Presidente di TTS Italia – l’associazione nazionale che riunisce le imprese e gli enti attivi nella mobilità e negli ITS, i Sistemi Intelligenti di Trasporto – “è importante non perdere l’opportunità del Recovery Fund: per questo TTS ha definito sette azioni imprescindibili per approdare nella nuova era della mobilità”. Queste 7 azioni sono così delineate: condivisione dei dati, sicurezza dei trasporti, delle infrastrutture, implementazione delle ricariche elettriche, rilancio delle Piattaforma Logistica Nazionale, smart road e un piano nazionale per lo sviluppo dei veicoli a guida autonoma. “Ma è anche importante – continua Panero – informare sulle opportunità di finanziamento. Per ora ci troviamo di fronte a una grande «bozza zero» che richiederà un notevole lavoro di integrazione, snellimento e armonizzazione. Il concetto di smart mobility si attesta come argomento trasversale ed emerge in progetti presentati da diverse istituzioni”.

Il MiSe (Ministero dello Sviluppo economico) ha proposto soluzioni innovative per il trasporto urbano, mentre il ministero dell’Innovazione ha accentuato l’importanza della connessione tra mobilità innovativa e intelligenza artificiale, e il MIT (Ministero delle Infrastrutture e Trasporti) ha infine espressamente voluto estendere la logica delle smart road.
Nei prossimi mesi, oltre all’azione di orientamento, informazione e studio del mercato che TTS svolge regolarmente, sarà portata avanti anche una nuova strategia volta ad agevolare l’utilizzo di opportunità di finanziamento a beneficio degli operatori e degli enti locali che spesso sono i primi soggetti a dover avviare i processi di finanziamento. “Ci siamo accorti, infatti, nel corso della nostra esperienza sul campo, che spesso le aziende non vengono messe nelle condizioni di accedere ai finanziamenti per questioni puramente gestionali o per mancanza di informazione corretta e, di conseguenza, troppi finanziamenti non vengono pienamente utilizzati”, commenta Rossella Panero.
È evidente come una favorevole combinazione di fattori possa consentire, anche nel medio periodo, un generale riavvicinamento alla vitalità economica per tutti gli attori e player del settore. Ma è altrettanto evidente come, dato che ogni medaglia ha il suo rovescio, vi siano due ordini di rischio: il primo è quello di una mancata chiarezza sulla panoramica di opportunità che si sta prospettando. Per facilitare una «visione di gioco» condivisa, TTS Italia ha quindi di lanciare, a breve, un gruppo di lavoro guidato da Roma Servizi per la Mobilità, aperto a tutti i soci di TTS Italia e agli enti locali aderenti alla loro Piattaforma, con il compito specifico di avviare un monitoraggio sistematico e puntuale su tutte le forme e modalità di finanziamento, compreso il Recovery Fund, ma non solo. «Vorremmo favorire una conoscenza più puntuale delle opportunità e regole del gioco presso tutti gli stakeholder affinché le occasioni perse siano sempre più rare». L’altro fattore potenziale di rischio, più sottile e meno evidente, sta nell’esito di medio e lungo periodo delle progettualità che, grazie al Recovery Fund e agli altri assi di finanziamento, saranno concretizzate. Perché se dovesse prevalere una logica premiale del settore pubblico, favorendo i progetti delle società municipalizzate e delle aziende che costituiscono emanazione degli Enti Locali, la già devastante deriva statalista di cui il governo in carica, purtroppo, ha evidentemente dimostrato di essere fautore subirebbe una grave accelerazione. Non resta quindi che augurarsi che i Ministeri coinvolti – eventualmente affiancati dalle varie Autorità di settore – abbiano il giusto discernimento per individuare quei progetti realmente funzionali a soddisfare i bisogni (generali) delle collettività, e non i fabbisogni (specifici) di aziende locali, inevitabilmente di proprietà pubblica e più o meno note per i loro bilanci spaventosamente in rosso. Il fatto che a gestire il monitoraggio di tutte le forme di finanziamento sia stata chiamata l’Agenzia Roma Servizi per la Mobilità – strettamente connessa con la disastrata ATAC, l’azienda dei trasporti della Capitale – corrobora purtroppo la nostra ipotesi. Speriamo di sbagliarci.

[ Tony Colomba ]