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LA BUONA NOTIZIA… Hyperloop: il veicolo che trasportarà l’uomo alla velocità del suono

Hyperloop

L’avveniristico progetto sarà operativo entro il 2020. Avviate le prime sperimentazioni  e la scelta dei «team» scientifici che dovranno risolvere i principali problemi e rendere l’impresa economicamente sostenibile.  Importante il contributo dell’ingegno italiano

La storia

L’idea aveva cominciato a frullare nella mente di Elon Musk (il miliardario inventore sudafricano che ha creato l’industria statunitense di auto elettriche Tesla Motors, l’azienda di esplorazioni spaziali SpaceX e il sistema di pagamento Pay Pal) in seguito alla constatazione che il sistema ferroviario ad alta velocità della California si presentava come uno “tra i più costosi e più lenti al mondo”, un autentico “paradosso nella terra della Silicon Valley e del Jet Propulsion Laboratory” della NASA.

Musk si era convinto che nel settore dei trasporti terrestri si poteva realizzare, in pochi anni, qualcosa di rivoluzionario: un veicolo supertecnologico concepito per sostituire navi, treni e aerei sulle medie e lunghe distanze, grazie a particolari dispositivi e a peculiarità innovative che consentivano il raggiungimento della velocità del suono.

Ma, quando, nell’autunno del 2013, il poliedrico imprenditore pubblicò un suo studio-progetto di oltre cinquanta pagine in cui manifestava la propria certezza sulla possibilità di costruire quel mezzo di trasporto avveniristico, da lui chiamato Hyperloop, la maggior parte degli esperti lo considerò solo un visionario sognatore con velleità fantascientifiche. Se, infatti, la costruzione del veicolo ipotizzato appariva fattibile, in via teorica, sulla base delle caratteristiche descritte, gli ingenti finanziamenti necessari e molti ostacoli di natura fisica e ingegneristica (alcuni dei quali sembravano insormontabili), ne rendevano oggettivamente difficile la realizzazione.

Hyperloop

Incurante delle critiche ricevute, Musk ha continuato per due anni a credere fermamente nel suo progetto, ma, non potendo seguirlo da vicino perché troppo coinvolto nelle attività delle proprie aziende che lo vedevano impegnato in prima persona, nel giugno 2015 ha deciso di mettere i suoi studi gratuitamente a disposizione di quanti  – scienziati e ricercatori – avessero voluto cimentarsi per arrivare, almeno in una prima fase, ad un progetto dimostrativo. Ha lanciato, così, la «SpaceX Hyperloop Pod Competition» per favorire la realizzazione dei primi prototipi. L’iniziativa ha riscosso un immediato successo, creando fermenti ed entusiasmi negli ambienti scientifici di tutto il mondo.

Il ruolo degli Italiani

L’apporto di idee fornito dagli studiosi italiani si è rivelato subito notevole.

Un ingegnere quarantaquattrenne trapiantato in California e interessato al «concept» del nuovo mezzo di trasporto, Gabriele Gresta, ha raccolto la sfida della neonata società Hyperloop Technologies (HT) costituita all’indomani della «call for action» per trasformare in realtà il progetto iniziale di Musk, e, insieme al collega tedesco Dirk Ahlbom, ha fondato la Hyperloop Transportation Technologies (HTT), una compagnia che si avvale esclusivamente di sostegni finanziari privati.

Hyperloop-construction

Le due società sono adesso in lizza fra loro in una corsa contro il tempo per giungere ad un prototipo.  Ma tutto lascia presagire che arriverà prima l’HTT, che si è data tempi brevi e procede a marce forzate.

Nel perseguire i suoi obiettivi, Gabriele Gresta ha mostrato subito grande determinazione.  A soli due mesi dal lancio della «Competition» di Elon Musk, infatti, il 20 agosto 2015, ha diffuso un comunicato stampa in cui si dichiara certo che presto si incominceranno a vedere i primi risultati ed ha illustrato due punti fermi del suo studio di fattibilità:

• La realizzazione entro il 2016 di una pista di prova in scala naturale lunga 8 chilometri.

• La costruzione entro il 2018 del primo prototipo.

Per quanto concerne il primo punto, la località ideale è stata individuata in California, a Quay Valley, una cittadina di 75mila abitanti a nord di Los Angeles, destinata a diventare il polo di maggiore sviluppo tecnologico del futuro.

Attualmente Gabriele Gresta, che da qualche tempo ama aggiungere al suo nome e cognome il «nickname» Bibop anche nei documenti ufficiali, coordina un prestigioso team di 480 ingegneri in 26 Paesi, tutti impegnati nello studio e nelle prove dei vari congegni e componenti necessari alla costruzione dell’Hyperloop.

Hyperloop

Ancora gli Italiani balzano in primo piano grazie ad una équipe composta da sette studenti di ingegneria dell’Università di Pisa e della Scuola Superiore Universitaria Sant’Anna, di età compresa tra i 23 e i 26 anni, i quali sono stati scelti fra i circa 1.000 team provenienti da ogni parte del mondo. I sette futuri ingegneri (Luca Cesaretti, Lorenzo Andrea Parrotta, Tommaso Sartor, Emanuele Raffaele, Giorgio Valsecchi, Sandro Okutuga e Giulio De Simone), in questi giorni, sono impegnati a presentare, presso la Texas A&M University, ad una platea di esperti e potenziali finanziatori il loro innovativo sistema di sospensioni: una serie di dispositivi in grado di eliminare conseguenze negative ai viaggiatori e al veicolo lanciato alla velocità di 1.200 chilometri orari, eliminando ogni tipo di vibrazione e garantendo sia la sicurezza che il controllo del mezzo di trasporto.

Le prospettive

Se ci si attiene alle previsioni che scaturiscono dagli studi di fattibilità elaborati da vari gruppi di esperti, l’Hyperloop rappresenterà il modo più sicuro, più veloce, più pulito per connettersi al mondo, favorendo il trasporto di persone e merci in condizioni ottimali mai viste in precedenza: in sostanza, uno straordinario mezzo di trasporto che si farà preferire a tutti gli altri esistenti, in quanto, oltre a ridurre considerevolmente i tempi di percorrenza, i costi di gestione e, una volta a regime, anche i prezzi dei viaggi, determinerà una decisa e salutare decongestione delle autostrade e delle altre vie di comunicazione facendo diminuire i consumi di petrolio e, di conseguenza, anche l’inquinamento atmosferico. Inoltre, utilizzerà pochissima energia elettrica; anzi sarà capace di produrre più elettricità di quanta ne consumi, puntando su un sistema di recupero energetico, su pannelli solari collocati sulla parte superiore dei tubi e su un particolare tipo di cemento nei piloni che reggono i tubi, in grado di assorbire il diossido di carbonio e restituire ossigeno. Infine, i costi di costruzione degli impianti sono decisamente competitivi se confrontati con quelli ferroviari dei treni ad alta velocità. Un esempio per tutti: la realizzazione della tratta Los Angeles-San Francisco (400 miglia pari a 610 chilometri), con gli attuali sistemi ad alta velocità comporterebbe una spesa di circa 68 miliardi di dollari, mentre con le nuove tecnologie applicate alla installazione dei piloni di sostegno, alla costruzione dell’Hyperloop e del condotto tubolare in cui esso si muove, richiederebbe una spesa, decisamente più contenuta e sostenibile, perché di poco superiore ai 25 miliardi di dollari.

L’Hyperloop, previsto a regime entro il 2020 proprio sul percorso Los Angeles-San Francisco, coprirà la distanza fra le due città in soli 34 minuti; il che significa che potrebbe andare da Roma a Milano in non più di 25 minuti.

Mario Apice
[06 Feb 2016]

CARATTERISTICHE DELL’HYPERLOOP

 

L’Hyperloop si presenta come una grande capsula di forma allungata che sfrutta il principio su cui era basata la posta pneumatica introdotta per la prima volta verso la fine del 1800 negli Stati Uniti d’America, a New York. Essa viene «sparata» come un proiettile all’interno di un condotto metallico ermeticamente chiuso nel quale l’aria è molto rarefatta e a bassissima pressione: quasi sottovuoto, si potrebbe dire.

Hyperloop


Un percorso, dunque, senza binari e cavi elettrici e senza attriti o resistenze, che avviene in condizioni di levitazione magnetica grazie a potenti calamite, sofisticati motori a induzione e grandi acceleratori elettromagnetici attualmente in fase avanzata di sperimentazione da parte di numerose «équipes» di studiosi.

All’interno di ciascuna capsula Hyperloop, che nel periodo iniziale di utilizzazione prevede un numero di passeggeri non superiore alle 28 unità, l’arredamento si presenta ridotto all’essenziale, ma estremamente pratico e confortevole, dotato, com’è, di numerosi accessori «hightech» per il lavoro e l’intrattenimento.

Capsula Hyperloop


Al posto dei finestrini è stato progettato, con finalità anticlaustrofobiche, un ampio «display» che copre interamente le pareti laterali della capsula e mostra scenari e panorami di varia natura e di grande suggestione per rendere piacevole il viaggio.

Il grosso tubo di acciaio entro il quale si muove l’Hyperloop è sostenuto da piloni antisismici resistenti alle perturbazioni atmosferiche, anche a quelle estreme come gli uragani.

Hyperloop