Da un modello centrato sulla classe Euro a un modello centrato sul veicolo. The Urban Mobility Council propone un nuovo paradigma per misurare le emissioni di CO2 delle auto private, valutando non solo il motore dell’auto ma anche il comportamento del guidatore. Dati significativi a supporto di questa teoria veicolo-centrica

The Urban Mobility Council (TUMC) propone un nuovo paradigma, improntato alla sostenibilità, all’equità e all’inclusività, per misurare le emissioni di CO2 dei veicoli privati. L’utilizzo specifico di un veicolo si rivela cruciale per le emissioni di anidride carbonica, superando l’importanza della classe Euro del motore. Questo nuovo approccio si basa sulla rilevazione del comportamento individuale di ciascun veicolo anziché sulla classe Euro del motore.
La presentazione, tenutasi a Bruxelles presso il Parlamento Europeo il 5 dicembre, ospitati dall’on. Giuseppe Ferrandino (Renew Europe), è stata condotta da Matteo Laterza, CEO di UnipolSai, e Sergio Savaresi, Direttore del Dipartimento Elettronica Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano.

Tra gli ospiti, presenti l’on. Maria Veronica Rossi, membro della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo, l’on. Massimiliano Salini, membro della Commissione per i trasporti e il turismo del Parlamento europeo, l’on. Patrizia Toia, membro della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo, e Dario Dubolino, Policy Officer presso la Commissione europea, DG MOVE.
L’iniziativa del TUMC assume rilevanza nel contesto post-adeguamento delle ultime due proposte legislative del pacchetto «Fit For 55%», con la COP 28 alle spalle e in vista della «Giornata dei trasporti dell’UE».
Il passaggio dall’Italia al Parlamento europeo è volto a contribuire al dibattito globale sul ruolo dei trasporti nella lotta al cambiamento climatico, considerando gli impatti sociali legati all’elettrificazione dei veicoli, supportato dai risultati della ricerca E-Private Mobility Index, frutto della collaborazione con il Politecnico di Milano. Questi risultati indicano che, nel prossimo futuro, circa il 70% delle auto a motore endotermico non sarà sostituibile da veicoli elettrici a causa di limiti legati all’autonomia, alle ricariche, ai costi di produzione e di vendita, e altri fattori.
Emissioni auto: oltre l’Euro…
Il confronto tra auto elettriche ed auto a motore endotermico, evidenziato dalla ricerca «Greenbox: l’uso della telematica per un nuovo paradigma di sostenibilità», dimostra che non tutte le auto Euro 4 sono da rottamare e, viceversa, non tutte le Euro 6 sono virtuose.
L’analisi delle emissioni di un campione di 3.000 veicoli immatricolati nel 2022 rivela che la classe Euro del motore non è il solo indicatore significativo. La ricerca suddivide i veicoli in tre classi di 1.000 auto ciascuna per le categorie Euro 4, Euro 5 ed Euro 6, considerando percorrenze medio-alte (>15.000 km/anno) sia fuori che dentro le zone metropolitane. I risultati indicano che le emissioni medie totali di CO2 degli Euro 4 sono superiori del 20% rispetto agli Euro 6.
Un approfondimento mostra che il 26% dei veicoli Euro 4 emette meno CO2 rispetto agli Euro 6. Questa differenza si accentua ulteriormente confrontando un veicolo Euro 6 «ad alte emissioni» con un veicolo Euro 4 a «basse emissioni», con il primo che emette fino a 6 volte più CO2. Analizzando le percorrenze esclusivamente in contesto urbano, emerge che un veicolo Euro 6 «ad alte emissioni» può emettere fino a 10 volte più CO2 di un veicolo Euro 4 a «basse emissioni».
L’analisi sottolinea l’importanza del comportamento individuale nell’impatto ambientale dell’automobile. Il guidatore gioca quindi un ruolo determinante nelle emissioni del veicolo, e il modello proposto consente di valutare il contributo effettivo di ciascun veicolo alla sostenibilità ambientale, superando l’attuale normativa che si focalizza sull’up-grade della classe Euro.
Attraverso l’utilizzo delle «scatole nere», ora intese come «green box», il modello misura l’impatto ambientale di ciascun veicolo in termini di emissioni di CO2, considerando il tipo di strada, il chilometraggio, la velocità media e lo stile di guida. Questo approccio potrebbe estendersi ad altre variabili come gli inquinanti (specialmente nelle aree urbane), l’occupazione di suolo pubblico e il rischio per le persone.
Il nuovo paradigma mira a includere tutti senza obbligare alla rottamazione basata sulla classe Euro, purché il veicolo presenti limitati chilometri percorsi e uno stile di guida «green». Questo approccio richiede che ogni veicolo sia dotato di una box dedicata e certificata, collegata in modo indissolubile al veicolo, e che ogni conducente sia consapevole del proprio impatto ambientale.
[ Maria Vittoria Cocozza ]










































