La 18ma Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici COP 18 per la prima volta approda in Medio Oriente. I delegati di oltre 190 nazioni fino al 7 dicembre, proveranno a trovare un nuovo accordo, dopo Durban, contro i cambiamenti climatici. In particolare, si devono delineare gli impegni dei Paesi per limitare il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi
La sfida sul clima si svolge in Medio Oriente. Ad aprire i lavori al Qatar national convention centre di Doha Abdullah bin Hamad Al-Attiyah, Presidente designato per COP 18 e CMP 8. Da oggi, quindi, fino al 7 dicembre il Paese con più produzione di combustibili fossili e tra i più inquinati al mondo è stato scelto per ospitare i delegati di 190 nazioni impegnati nella 18ma Conferenza delle Parti dell’United Nations Frame work Convention on Climate Change (COP 18/CMP 8 UNFCCC).
L’obiettivo è riuscire a trovare, dopo Durban, un accordo per limitare l’avanzare dei cambiamenti climatici che non devono superare i 2°C per non compromettere il futuro dell’Umanità. Quindi i Paesi sono invitati a contribuire con un nuovo taglio alle emissioni di anidride carbonica, trovando un’intesa nuova dopo il Protocollo di Kyoto, in scadenza a fine 2012.
A dare disponibilità per la sottoscrizione l’Unione Europea e la Svizzera, mentre Russia, USA, Canada e Giappone si schierano sul fronte del no. E mentre Australia e Nuova Zelanda stanno ancora valutando che posizione prendere, i Paesi emergenti, come Brasile, Cina, India, Sud Africa, sono attenti a chiarire la distinzione fra responsabilità dei Paesi ricchi e dei Paesi poveri in merito alla produzione dei gas serra.
A fronte di un clima generale di diffusa indecisione e diniego, il rischio è che le Parti, così suddivise, raggiungano un negoziato poco incisivo, tristemente in linea con quanto accaduto a Durban un anno fa. E a poco vale l’allarme lanciato dal Programma Onu per l’ambiente: senza interventi rapidi, entro il secolo il Pianeta si riscalderà di 3°C, o dall’UNEP che sottolinea, nell’«Emission Gap Report 2012», la debolezza degli impegni presi dai Governi per contrastare i cambiamenti climatici che – secondo il Rapporto – inevitabilmente condurranno ad un aumento della temperatura globale della superficie terrestre fino a 5°C entro fine secolo. Con scenari di catastrofe ambientale senza precedenti.
[Redazione Protectaweb]
? http://unfccc.int/meetings/doha_nov_2012/meeting/6815.php









































