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FONDAZIONE FINANZA ETICA CRITICA L’ENI: “SULLE FONTI RINNOVABILI ENI È ARRIVATO TARDI E MALE”

Andrea Baranes, Presidente di FFE: sul clima Eni non ha un «piano B». Investimenti nelle rinnovabili insufficienti e non redditizi, appena il 6% rispetto a Total, Statoil o Shell con un tasso di rendimento del 10-15%

 

La Fondazione Finanza Etica (FFE) ha partecipato oggi per il decimo anno consecutivo all’assemblea degli azionisti di Eni, la più grande impresa italiana – controllata al 30,10% dal Ministero del Tesoro – con interessi che spaziano dal petrolio al gas, dalla chimica all’ingegneria.

Nel 2007 abbiamo comprato 80 azioni di Eni”, spiega Andrea Baranes, Presidente di FFE, fondata nel 2003 da Banca Etica. “Da allora interveniamo alle assemblee in collaborazione con organizzazioni non governative e associazioni. Facciamo domande sui rischi ambientali e sociali dell’estrazione di petrolio, sulle indagini per presunta corruzione internazionale che vedono coinvolta la società e sulla sua presenza nei paradisi fiscali”.

Quest’anno la Fondazione ha fatto domande sul Piano rinnovabili 2017-2020 di Eni. “Sulle fonti rinnovabili Eni è arrivato tardi e male”, continua Baranes. “La società prevede di installare pannelli solari in terreni di proprietà del Gruppo per un totale di 463 MW in quattro anni. È troppo poco, anche perché ci si limiterà ad acquistare pannelli prodotti da altre imprese. Siamo lontani da un reale «piano B» che permetta gradualmente di acquisire competenze interne per diversificare sempre di più la produzione a favore di fonti di energia rinnovabile, come richiesto dagli accordi internazionali sul clima, cui l’Italia ha aderito”.

La Fondazione Finanza Etica ha ricordato in assemblea che i diretti concorrenti di Eni, Total, Statoil o Shell investono già da anni in fonti di energia rinnovabile, partecipando in progetti per la costruzione di parchi eolici o acquisendo società che producono pannelli solari o batterie. “A differenza di Eni, i competitor hanno una visione di lungo periodo sull’energia pulita, con ritorni economici più elevati: gli investimenti nell’eolico off-shore, per esempio, hanno un tasso di rendimento interno del 10-15%, mentre Eni prevede una redditività pari ad appena il 6% per i suoi pannelli solari”.

Prima dell’assemblea, FFE ha inviato oltre 50 domande ad Eni, in collaborazione con le associazioni Re:Common, Global Witness, Corner House, Friends of the Earth Europe e ShareAction UK. Le domande riguardano principalmente l’inchiesta per corruzione internazionale sul giacimento OPL 245 in Nigeria e gli interessi della società nella Repubblica del Congo. Dopo l’assemblea, come ogni anno, la Fondazione Finanza Etica si incontrerà con Eni per discutere le risposte e presentare nuove domande.

[13 Apr  2017]