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ITALIANA LA PRIMA BOBINA SUPERCONDUTTRICE PER LA FUSIONE NUCLEARE

Rappresenta un ulteriore passo avanti per il completamento della macchina sperimentale Tokamak JT-60SA nell’ambito del programma di ricerca internazionale sulla fusione nucleare. ll successo italiano è frutto della collaborazione tra ricerca pubblica con ENEA e industria hi-tech

 

Un passo in avanti nella fusione nucleare, l’energia prodotta con la stessa reazione che avviene nelle stelle, orgogliosamente compiuto dal nostro Paese, che firma la tecnologia delle bobine superconduttrici. Di cosa si tratta?

Per ottenere questa energia occorre avere un gas, il plasma, riscaldato a temperature di milioni di gradi, quindi impossibilitato ad entrare in contatto con le superfici della macchina che lo contiene. La soluzione più usata si chiama «Tokamak», e prevede un campo magnetico in grado di tenere il plasma in sospensione all’interno di una struttura a forma di ciambella per evitare che entri in contatto con le superfici (confinamento magnetico del plasma).

Dal 2009 è in corso la progettazione e realizzazione della macchina sperimentale Tokamak JT-60SA nell’ambito del programma di ricerca internazionale sulla fusione nucleare tra Europa e Giappone, denominato «BroaderApproach», che vede l’ENEA tra i partner.

Il campo magnetico utilizzato nella macchina TokamakJT-60SA è prodotto da un set di bobine super conduttrici a forma di «D» di notevoli dimensioni: 8,5 metri in altezza e 4,5 metri in larghezza. L’ENEA, con l’ASG Superconductors S.p.A. di Genova, suo partner industriale, ha già realizzato le prime due bobine del sistema magnetico, che sono le prime a livello mondiale di queste dimensioni e di fabbricazione completamente italiana.

Questo risultato, frutto della collaborazione tra il settore della ricerca pubblica e l’industria hi-tech nazionale, rappresenta un ulteriore passo in avanti per il completamento del Tokamak JT-60SA, che entrerà in funzione a Naka in Giappone la seconda metà del 2019.

 

[Redazione PROTECTAweb]
[27 Ott 2014]