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Nella legge di bilancio 2021, emendamento contro la filiera dei cereali e della pasta

La Federazione delle Rivendite Agrarie sta informando che nella fase di discussione della legge di bilancio 2021 è comparso un emendamento che avrà conseguenze deleterie per la filiera dei cereali che la politica sempre incensa come fiore all’occhiello del made in Italy. Come i governi del popolo che finiscono per mandare il popolo nelle fosse comuni in nome del popolo stesso, l’emendamento in oggetto per favorire la filiera dei cereali (progetto Granaio Italia) impone nuovi balzelli burocratici quali la registrazione del carico e dello scarico da inviare settimanalmente al Servizio informatico del ministero dell’agricoltura.

Lo Stato richiede dati su dati che poi non è in grado di gestire, a tutto discapito del mondo produttivo che deve sopperire alle inefficienze della pubblica amministrazione. Già le aziende della filiera devono comunicare all’USl di turno quanto hanno prodotto o commercializzato durante l’anno per pagare anticipatamente gli eventuali controlli che subiranno. Già gli stoccatori devono comunicare annualmente le giacenze dei cereali presenti nei propri magazzini per scopi statistici. Già le aziende emettono le fatture elettroniche che finiscono nel cervellone dell’Agenzia delle Entrate. Per non parlare della registrazione alle dogane.

Tutto questo dovrebbe essere sufficiente per avere un quadro completo della disponibilità di cereali sul mercato interno italiano ed invece non lo è, perché le varie amministrazioni sono tra loro mute, non si parlano, ogni dato rimane rinchiuso nel proprio comparto amministrativo.

La politica dovrebbe avere la capacità di organizzare la pubblica amministrazione per aumentarne l’efficienza ma, non avendo tale capacità, aumenta la burocrazia per le imprese secondo un disegno dirigistico che, anziché semplificare, complica l’attività amministrativa e deprime lo slancio economico.

L’emendamento è stato proposto pochi giorni prima di Natale, quando la legge di bilancio deve essere approvata entro il 31 dicembre e senza avere precedentemente coinvolto le imprese secondo un processo di concertazione di cui tanto si parla in nome della democrazia, ma che non viene poi applicato. La tempistica non è certo un caso, essendo esplicita la volontà di evitare ogni forma di confronto e dibattito sul tema. Chi mai discuterà di un emendamento nell’ambito di una legge infinita, con decine su decine di emendamenti in un tempo così limitato? Lo stato pachiderma anziché stimolare l’economia la deprime, senza nessun tentativo di migliorare l’efficienza, con l’incapacità di semplificare le procedure e con l’unica abilità di imporre nuovi adempimenti.