Da Bruxelles la Corte di giustizia UE ha appena imposto all’Italia una multa da 25 milioni di euro, più 164mila euro al giorno per ogni semestre di ritardo fino all’adeguamento a causa del ritardo nella messa a norma di oltre 100 Centri urbani o aree sprovvisti di reti fognarie o sistemi per trattare le acque reflue: il totale da versare, in rate, nei prossimi anni ammonta a 385 milioni. L’Italia era già stata condannata dalla Corte il 19 luglio del 2012 e deferita per la seconda volta dalla Commissione europea per una procedura di infrazione iniziata nel 2004. La data limite fissata l’11 febbraio del 2016 per conformarsi alle richieste non è stata rispettata e oggi sono arrivate le sanzioni pecuniarie. La causa di questa incredibile vicenda, che è analoga a quella dei rifiuti, parte da lontano e riguarda gli ultimi 60 anni dove sono mancati gli investimenti e quelli ottenuti sono stati spesi, come al solito, male! E le Regioni alle quali spetta il compito di gestire le acque cosa hanno fatto? Per mettere in regola gli impianti, le dispersioni e quant’altro occorrono almeno 5 miliardi di euro ogni anno e come sottolineato dal Direttore Generale di Utilitalia (l’associazione delle imprese di acqua energia e ambiente), occorre fare attenzione anche alla probabile multa da parte della UE relativa ai fanghi di depurazione, “perché è meglio spendere soldi per investimenti che per altre sanzioni”.
“La multa decisa dall’UE all’Italia sulla depurazione ha radici lontane, nella mancanza di investimenti negli ultimi 60 anni. Salvo un breve periodo a inizio degli anni ’80 di finanziamenti speciali per il Mezzogiorno, solo oggi grazie all’esistenza di un’Autorità di regolazione, possiamo dire che si sta migliorando. È questa la causa del gap infrastrutturale che oggi ci porta ad essere nuovamente bacchettati dall’UE. Bisogna mettersi in regola, anche perché pagare per avere impianti adeguati è meglio che continuare a «regalare» soldi in sanzioni comunitarie”. Così Giordano Colarullo, Direttore Generale di Utilitalia sulla multa – da 25 milioni di euro forfettari, più 164mila euro al giorno per ogni semestre di ritardo fino all’adeguamento – che la Corte di Giustizia UE ha imposto all’Italia sulla depurazione per la mancata messa a norma di reti fognarie e sistemi di trattamento delle acque reflue in alcune aree del nostro Paese.
“Gli investimenti sono ripartiti da quando l’ARERA ha varato il Metodo Tariffario – sottolinea Colarullo – che consente di calcolare gli effetti economici delle scelte industriali, ma siamo ancora molto lontani dal recupero del nostro ritardo. In particolare le sanzioni UE si concentrano in quella parte del Paese, le regioni meridionali, nel quale prevalgono gestioni dirette di Enti Locali anziché di aziende strutturate. E poi bisognerà stare attenti a non passare dalle multe sulla depurazione a quelle sui fanghi”. Il Direttore di Utilitalia ricorda infatti che c’è una questione aperta su una bozza di decreto relativo ai fanghi di depurazione, ovvero sui fanghi che residuano dalla pulizia delle acque. “L’Italia deve decidere come si possano smaltire. In un’ottica di economia circolare si possono usare per produzione di biocarburanti o per l’agricoltura. Oppure si può portarli a incenerimento o in discarica. In ogni caso l’iter della bozza di questo decreto è nelle mani dei Ministri dell’ambiente, dell’agricoltura e dello sviluppo economico del prossimo Governo, che dovranno tener dare indicazioni su cosa fare oggi per evitare di trovarci domani a pagare multe anche per questo. Nei fanghi infatti si concentrano sostanze utili in agricoltura (nutrienti per il terreno) che dovrebbero altrimenti essere aggiunte per via chimica (fertilizzanti, concimi minerali). L’utilizzo dei fanghi in agricoltura, con il rispetto delle normative nazionali ed europee, consente quindi di «chiudere il cerchio» ovvero di restituire al terreno le sostanze che ci sono servite per l’alimentazione. I fanghi vengono anche usati nella produzione di compost, un materiale stabile e igienizzato, pronto per l’utilizzo in agricoltura o nel florovivaismo“. “I gestori degli impianti di depurazione – conclude il Direttore Generale di Utilitalia Giordano Colarullo – si augurano che le norme, a tutela degli utenti e dell’ambiente , siano approvate prima possibile. È anche un passaggio culturale importante, quello pensare in chiave di economia circolare. Occorre applicare all’acqua gli stessi principi che già si applicano ai rifiuti: ridurre gli scarti e riutilizzarli per quanto possibile”.










































