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Stoccaggio scorie

Proibito nelle centrali in USA, «permesso» nell’area londinese dello stadio olimpico in Inghilterra

Una sentenza della Corte d’appello di Washington azzera una direttiva emanata due anni fa dalla NRC (United States Nuclear Regulatory Commission) che di fatto by-passava le norme allora ed oggi vigenti permettendo lo stoccaggio di scorie radioattive all’interno degli impianti; tutto ciò senza peraltro aver mai specificato quali sarebbero state – o sarebbero – le conseguenze per l’ambiente in caso di errore nella valutazione delle conseguenze dello stoccaggio stesso.

 

La nuova sentenza – che sancisce di fatto che stoccare il combustibile esausto presso la stessa centrale costituisce un pericolo per salute ed ambiente – nasce dal ricorso presentato da quattro degli «States», New York in testa, la cui azione è stata sostenuta da Comunità locali e gruppi ambientalisti; inoltre il pronunciamento della Corte d’Appello ha di fatto inibito il rilascio dei permessi per la costruzione di 16 nuove centrali nonché il rinnovo delle licenze per i 14 impianti già esistenti.

 

Una conferma, semmai ce ne fosse bisogno, della gravità del problema, è data dal fatto che – parallelamente e solo da poco – il grosso pubblico è venuto a sapere che a Londra, tra il 2007 e il 2008, sono venute alla luce nel corso degli scavi per la costruzione dello Stadio Olimpico, 7.500 tonnellate di rifiuti tossici e radioattivi (l’Olympic Delivery Authority ha confermato…). Onde evitare i controlli di Legge prescritti in caso di trasferimento, rifiuti e scorie, non appena scoperti, sono stati immediatamente riseppelliti in loco; un bel  no comment sarebbe del tutto appropriato…

 

E, sempre restando a Londra, la gravità delle rivelazioni potrebbe essere appesantita da una evidente mancanza di coerenza fra le dichiarazioni di chi ha riseppellito il tutto (che ha sottolineato di aver utilizzato contenitori la cui resistenza viene stimata in oltre mille anni) e quelle rese nei prospetti informativi di vendita degli immobili ora «ex-olimpici» siti all’interno del Parco: queste brochure evidenziano infatti – e correttamente – la “presenza di sostanze inquinanti a livello solido, liquido o gassoso; materiali pericolosi e nocivi anche nei detriti del terreno circostante”.