Un’interessante proposta del Sottosegretario all’Ambiente Tullio Fanelli
L’idea è perfetta sulla carta: “emettiamo dei Bond con un rendimento leggermente superiore ai Buoni del Tesoro. Li vendiamo. E con il ricavato finanziamo interventi mirati a ridurre l’inquinamento ambientale”. Ma è un’idea che fa discutere: l’ha lanciata a Roma, il 16 aprile, il Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Tullio Fanelli, nel corso del convegno su «Efficienza Energetica e Pubblica Amministrazione».
I White-Green Bond sono un progetto di «finanza creativa», sorretto però da valide argomentazioni etiche e ambientali: l’approccio è finalizzato a generare risparmio energetico e, quindi, PIL. Il progetto ha pertanto anche un forte significato industriale: sarà presentato a Bruxelles da Fanelli dove, sostiene, “è meglio andare con idee e progetti, piuttosto che con il cappello in mano a chiedere di poterci indebitare di più”.
Il tema della finanziabilità degli interventi di efficienza energetica è destinato ad accrescere di interesse, e sarà al centro di «Smart Energy Expo», la prima fiera sull’efficienza energetica prevista a Verona dal 9 all’11 ottobre. Sara Romano, Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo economico, ha sottolineato come “i fondi attualmente esistenti, tra cui il fondo di Kyoto, siano sottoutilizzati dalle nostre imprese e dalla P.A.”, ed ha ricordato come “la finanziabilità dipenda sempre dalla coerenza e dalla bontà dei progetti stessi, che non possono essere standardizzati o replicati rigidamente, ma devono partire da un adeguato e professionale check energetico per poi proporre l’applicazione di soluzioni ad hoc”.
I Bond sono delle «obbligazioni senza scadenza» (o rendite perpetue): sono obbligazioni che corrispondono perpetuamente una cedola predefinita, ma non presuppongono nessun rimborso a termine. È uno strumento finanziario piuttosto diffuso, che non costituisce debito proprio per l’assenza dell’obbligo di restituzione del capitale (può essere prevista un’opzione per il riacquisto). Sostanzialmente non costituiscono debito, se i capitali vengono impiegati in investimenti produttivi che garantiscano un ritorno economico in grado di compensare, in tutto o in parte, l’onere annuale derivante dal pagamento delle cedole. Un onere che, altrimenti, concorrerebbe ad incrementare il deficit del Paese.
[Redazione Protectaweb]









































