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Commissione europea: dietro l’ambiente l’economia

Alluvioni Europa

Rafforzare la protezione dalle inondazioni e passare a una fiscalità più ecologica: le due proposte, spiccatamente a vocazione ambientale, nascondono, in realtà, anche un «talento» economico

•• Sotto le vesti dell’impegno ambientale si può nascondere un animo da ragioniere, inte nto a risanare i conti dell’economia del nostro malandato Paese. In sostanza, una politica ambientale saggia e mirata può dare mano concreta alla crescita economica. Come?  Le vie da seguire le indica la Commissione europea, attraverso due studi paralleli incentrati rispettivamente sul potenziamento delle misure di difesa dalle inondazioni e sulla necessità di una fiscalità più ecologica. In particolare, uno studio passa in rassegna i vantaggi economici complessivi derivanti da investimenti tempestivi nelle misure di difesa dalle inondazioni, mentre l’altro sottolinea i vantaggi offerti dallo spostamento della pressione fiscale dal lavoro all’uso delle risorse e all’inquinamento.

Che a conti fatti conviene… è Janez Poto?nik a garantirlo, Commissario europeo responsabile per l’Ambiente: “Investire nella protezione dalle inondazioni può apportare benefici complessivi per l’economia, soprattutto se si privilegiano soluzioni basate sulla natura, molto efficaci sotto il profilo dei costi. Inoltre, la riforma della fiscalità ambientale potrebbe quasi raddoppiare le entrate delle tesorerie nazionali rispetto a quelle attuali, offrendo vantaggi per l’ambiente e la possibilità di tagliare le tasse sul lavoro o di ridurre il disavanzo; un argomento, quest’ultimo, particolarmente convincente e che potrebbe spingere a cambiare lo status quo”.

Il «valore» delle due strategie

Quanto «peserebbe» questo mirato cambio di rotta della pressione fiscale sulla nostra economia? Una fiscalità più ecologica – sulla base dei dati provenienti da 12 Stati Membri – con lo spostamento della pressione fiscale dal lavoro all’inquinamento, ossia – per fare un esempio – con l’aumento delle tasse sulle fonti di inquinamento atmosferico e idrico, potrebbe comportare entrate pari a 35 miliardi di euro in termini reali nel 2016, che arriverebbero a 101 miliardi di euro nel 2025, con cifre molto più alte se venissero anche adottate misure per abolire le sovvenzioni dannose per l’ambiente. A seconda dello Stato membro interessato, le possibili entrate potrebbero variare da più dell’1% a oltre il 2,5% del PIL annuo nel 2025.

Il secondo studio esamina i diversi legami esistenti tra l’ambiente e le politiche economiche, compresi l’impatto macroeconomico delle inondazioni e le migliori prassi nel sostenere le PMI che utilizzano le risorse in modo efficiente, senza dimenticare la spesa per l’ambiente in tutti gli Stati Membri. Nel periodo 2002-2013 il costo totale approssimativo dei danni causati dalle inondazioni nell’UE, ha raggiunto quota «150 miliardi di euro». Se si previene, se cioè si investe in misure volte a ridurre le inondazioni, si dovrà affrontare un costo dalle 6 alle 8 volte più basso rispetto a quello necessario per rimediare ai danni da esse causati. Senza considerare, poi, le altre «ricadute» ambientali positive: i vantaggi derivanti dagli investimenti nelle infrastrutture verdi, ad esempio il ripristino di elementi naturali per gestire e immagazzinare l’acqua durante le alluvioni, includono l’aumento della biodiversità e la riduzione dei costi per la costruzione.

Ricordiamo che i due studi pubblicati saranno utilizzati nel contesto del semestre europeo, un meccanismo istituito nel 2010 per migliorare il coordinamento delle politiche economiche nei paesi dell’Unione europea. Un maggiore coordinamento delle politiche può contribuire infatti a stimolare lo sviluppo economico nell’UE in generale. Con l’introduzione di considerazioni di carattere ambientale la Commissione intende garantire la sostenibilità delle politiche macroeconomiche, non soltanto dal punto di vista economico e sociale, ma anche sotto il profilo ambientale.

 Roberta Di Giuli