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Come l’Italia risponde alla crisi

Il Governo italiano punta con determinazione al settore dell’automotive. Alle urgenti questioni ambientali interviene con strategie e politiche mirate: dagli ecoincentivi all’impiego di carburanti alternativi a minor impatto, primo tra tutti il metano. Determinante l’approvazione di una legge ad hoc

Il modello di mobilità basata sull’auto era già «sotto osservazione» ancor prima che la crisi economica mondiale portasse alla contrazione della domanda sino ad arrivare, nei Paesi maggiormente industrializzati, ad un mercato di prevalente sostituzione del circolante, piuttosto che di prima motorizzazione. La crisi dalla quale ancora non siamo del tutto usciti porterà ad una concentrazione dei maggiori Costruttori a livello mondiale e questo sia per la necessità di raggiungere masse critiche accettabili e sia perché solo pochi players saranno in grado di effettuare i pesanti investimenti in ricerca e sviluppo di nuovi modelli eco-compatibili e più efficienti sotto il profilo energetico. Circa 30 milioni di auto: è questa l’attuale sovra-capacità produttiva a livello mondiale da sommare al calo della domanda dovuto alla crisi dei mercati internazionali; per quanto concerne l’UE, le proiezioni evidenziano una capacità di assorbimento di circa 14 milioni di vetture l’anno a fronte di una media di 17,2 milioni/anno negli ultimi dieci anni.

La necessità di un rinnovamento industriale

On. Stefano Saglia

Questa crisi è addebitabile ad un modello di finanza basato più su sofisticati strumenti finanziari virtuali che sull’economia reale; a tale «moda» non si sono sottratti neppure i Dipartimenti finanziari dei grandi Gruppi automobilistici i cui utili derivano paradossalmente da tali attività piuttosto che dal loro core business. È necessario quindi un ritorno all’economia reale basata, nel nostro caso, sulla produzione di auto ed è necessario che l’intero indotto (fornitori e sub fornitori) segua il modello aggregativo che l’industria dell’auto sta già mettendo in atto puntando su fusioni, alleanze e creazioni di consorzi produttivi e distributivi.

La lotta all’inquinamento

Fondamentale è puntare su uno sviluppo eco-sostenibile e compatibile del trasporto su gomma. Ciò è possibile, come dicevo in premessa e sottolineando un argomento che mi sta particolarmente a cuore, attraverso l’incentivazione dell’uso, accanto ai carburanti tradizionali, dei carburanti gassosi, ossia il metano per autotrazione e il GPL.

Il loro ulteriore sviluppo potrebbe consentire di ampliare l’offerta della rete distributiva offrendo da un lato un servizio all’automobilista e dall’altro ulteriori entrate alla filiera distributiva. A tal fine sarebbe opportuno estendere ai gestori di distributori esclusivamente dedicati a questi carburanti i benefici derivanti dalle norme previste dalla legge n. 133/2008.

Inoltre, senza sviluppo del mercato ristagna l’occupazione.

Se a questa correlazione si aggiunge che l’automotive è un’attività che, solo in Italia, da’ lavoro a oltre un milione di persone e rappresenta più dell’11% del Pil, si può avere un’idea chiara dell’impatto della crisi e della necessità, da una parte di arginarla e dall’altra di considerarla un’occasione di rinascita su basi diverse.

La risposta alle su indicate problematiche da parte del Governo italiano è stata tra le più incisive.

Gli incentivi statali all’acquisto di autoveicoli alimentati con carburanti eco- compatibili sono stati i più alti nell’area UE e questo massiccio sforzo economico ha provocato un boom nelle immatricolazioni di vetture a basso impatto ambientale (metano, GPL, ibride) che sono passate dal 5% del 2008 al 17% del 2009.

È quindi ragionevole ritenere altamente positivo l’impatto che la misura ha avuto sulla tenuta del mercato, sull’occupazione (minor ricorso agli ammortizzatori sociali, ed in particolare della Cassa integrazione ordinaria) e sull’ambiente. In questa ottica, l’eventuale rinnovo degli incentivi si baserà su limiti ancor più stringenti sulle emissioni di CO2 ed introdurrà un’ulteriore restrizione dei parametri necessari per beneficiare degli incentivi all’acquisto.

Tale misura deve assumere carattere strutturale e deve essere alimentata da costanti risorse economiche, se possibile non gravanti sulla spesa corrente statale. A tale problematica, una proposta di legge a mia firma «Disposizioni in materia di utilizzo del metano come carburante per autotrazione» ha cercato di dare risposta individuando un innovativo «fondo di alimentazione economica» destinato sia all’incremento che alla razionalizzazione della rete distributiva di metano sia all’acquisto di nuovi veicoli a metano e a GPL tale da sostenere lo sforzo dei Costruttori impegnati nella produzione dei veicoli così motorizzati.

Ricerca&Sviluppo

Il Governo italiano, inoltre, non ha smesso di credere nel settore automotive ma occorre tornare ad una politica che favorisca l’attività di Ricerca e Sviluppo delle Case in modo che la domanda sia trainata dalle qualità intrinseche delle auto e non più (o perlomeno non solamente) basata sugli incentivi. A tale riguardo il Governo ha stanziato risorse per riconoscere alle imprese crediti d’imposta nella misura del 10% dei costi sostenuti per attività di Ricerca e Sviluppo. Tale misura è elevata al 40% per costi di Ricerca e Sviluppo riferiti a contratti stipulati con Università ed Enti pubblici di ricerca. Il limite per impresa è di 50 milioni di euro per esercizio fiscale mentre il tetto annuale previsto per il 2010 è di 654 milioni.

Il ruolo del metano

Il progressivo impiego di carburanti a minore impatto ambientale, costituisce un passo fondamentale nella lotta all’inquinamento atmosferico e rappresenta una prima risposta all’uso consapevole delle risorse energetiche. Finora la ricerca ha perseguito l’abbattimento delle emissioni inquinanti da benzina e gasolio, ma i risultati, pur notevoli, non risolvono la lotta alle sostanze nocive.

Si tratta ora di lavorare ulteriormente soprattutto sul metano del quale è nota la totale assenza di benzene, piombo, composti di zolfo e idrocarburi policiclici aromatici. Non si può non ricordare, infine, che il metano è un gas atossico e la sua molecola (CH4 tra le più semplici e stabili in natura) tende a rimanere isolata da altre sostanze presenti nell’atmosfera.

Quanto all’aspetto «sicurezza» il metano è meno denso dell’aria quindi, in caso di perdite, tende a volatilizzarsi e a salire verso l’alto, senza ristagnare a terra e senza dare luogo a pericolose concentrazioni e le operazioni di compressione, stoccaggio e rifornimento che lo riguardano sono soggette a standard particolarmente rigorosi e ad una normativa tecnica estremamente stringente. Infine va sottolineato che rispetto ai carburanti tradizionali, il metano è quello più economico e quindi il suo maggior utilizzo produrrebbe anche significativi risparmi sia in termini di consumi energetici del Paese sia di costi di esercizio all’utenza.

  [ Stefano Saglia ]

Sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico