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Il Piano della logistica per un’Italia più competitiva

Bartolomeo Giachino
Bartolomeo Giachino

di Bartolomeo Giachino • Dalle valutazioni delle criticità del sistema ad una fase propositiva ed attuativa nell’ambito di un’ottica euro mediterranea

Il Paese, che grazie alle misure del Governo ha retto meglio di altri alla grave crisi economica, ora deve pensare alla ripresa, e la logistica, oltre a rendere più competitivo il sistema produttivo, potrà dare al nostro Paese una spinta nuova alla sua crescita.

Il Piano si confronta con il presente dato di partenza: a causa dei «no» del passato alle infrastrutture e dello scarso sviluppo della logistica, oggi l’Italia ha un gap negativo di circa 40 miliardi di euro.

Il Piano, che il Ministro Matteoli ci ha incaricato di predisporre, non dovrà essere un libro dei sogni ma un Piano operativo, con l’obiettivo di recuperare anno per anno, punto logistico per punto logistico, 4 miliardi di euro l’anno.

A questo si aggiunga che per effetto degli interventi nei porti, negli interporti e nei retroporti si potranno recuperare altri 3 miliardi di euro l’anno di maggiori traffici commerciali.

I nodi cruciali

A base dei lavori sono stati posti i contributi degli esperti del comitato scientifico incaricati della redazione del Piano che hanno tracciato, sulla base delle attività e diversi tavoli di lavoro, le criticità di sistema che paralizzano il nostro Paese. Sul piano economico maggiori costi di trasporto e logistica sono ormai nell’ordine di 40 miliardi di euro all’anno mentre sul piano sociale scontiamogli effetti negativi sulla mobilità dovuti a congestione, inquinamento atmosferico, insicurezza.

Le politiche d’intervento sottolineano la nuova impostazione posta a base delle reti TEN che, come dalle indicazioni del Ministro Matteoli, poste in sede comunitaria, non sono più concepite in termini lineari e puntuali, ma strettamente relazionate con il territorio passando da concetto di territorio a quello di rete nella logica euro-mediterranea.

Il fatturato di settore

Un altro punto focalizzato e dibattuto è stato quello del fatturato di settore misurato nell’ordine di 188 miliardi di euro, di cui 98 per i trasporti e 90 per la logistica, con quota ancora rilevante di autotrasporto conto proprio. L’assetto da modificare è quello del superamento della monomodalità stradale che rappresenta ormai quasi il 90% con il passaggio alla comodalità ponendo le basi di una politica industriale di settore in grado di rafforzare la competitività delle molte imprese soprattutto sul versante internazionale.

L’apertura del Paese agli scambi di scala mondiali pone l’esigenza di valutare la proposta europea di un sistema «multiporto » sia per l’Alto Tirreno e per l’Alto Adriatico che per i porti del Mezzogiorno per scalare i traffici intercontinentali.

Il sistema degli aeroporti deve essere incentrato su 1 o 2 Hub con un network capace di fare massa critica e attrarre quei traffici merci che oggi si servono di scali non italiani.

Una politica industriale di settore richiede una condivisione di scelte e di obiettivi che vanno ricercati tra tutti gli attori del sistema logistico internazionale e le istituzioni ai vari livelli di rappresentanza territoriale. Le piattaforme logistiche e la loro relazione con gli interporti, i progetti di filiera hanno trovato specificazioni puntuali soprattutto sul piano operativo auspicando una stretta relazione tra il sistema integrato di trasporto e il territorio.

È in questa logica che è stata auspicata una rete portante di scala nazionale e di segno euro-mediterraneo. Il lavoro congiunto tra Consulta generale dell’autotrasporto e la logistica e Dipartimento del territorio del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ci darà modo di cogliere gli obiettivi indicati.

 

Bartolomeo Giachino

Sottosegretario di Stato ai Trasporti