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L’agricoltura che produce ecologia

Luca Zaia Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali durante il suo intervento al World Food Summit della FAO
Luca Zaia Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali durante il suo intervento al World Food Summit della FAO

di Luca ZaiaIl comparto agricolo è impegnato su più fronti a vantaggio del rispetto ambientale. Legare lo sviluppo dei biocarburanti alle realtà produttive agricole del territorio è uno degli obiettivi finali più significativi.

Quando si discute di cambiamenti climatici e protezione dell’ambiente, non si può prescindere dall’agricoltura, cui sono delegati nuovi servizi e nuove funzioni. Dalla sostenibilità ambientale all’inquinamento, dalla sicurezza alimentare alle fonti energetiche rinnovabili.

L’agricoltura e la forestazione possono trovare grandi opportunità in questi ambiti e già oggi, a partire dalla Politica Agricola Comune (PAC), abbiamo la responsabilità di trasformare tali occasioni in fatti concreti ed effettivamente sostenibili anche in termini economici.

L’agricoltura, ad esempio, è una fonte di gas serra, ma allo stesso tempo può dare un contributo insostituibile alla riduzione delle emissioni, attraverso la produzione sostenibile di biomasse e biocarburanti in condizioni di sostenibilità e attraverso la funzione di stoccaggio del carbonio nei suoli e nelle biomasse agro- forestali. All’agricoltura dovrà quindi essere garantito un ruolo centrale nel perseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, sia nel contesto degli accordi internazionali, sia nella definizione delle politiche nazionali e comunitarie in materia di clima. Questo ruolo, tuttavia, non potrà mettere in secondo piano le peculiari esigenze del settore agricolo e delle aree rurali, che rappresentano i contesti maggiormente esposti ai mutamenti del clima che già cominciano a manifestarsi. Fenomeni quali l’aumento delle temperature medie, l’allungamento dei periodi secchi, la maggior frequenza di eventi climatici estremi, possono danneggiare gravemente la competitività del settore e la vitalità delle aree rurali nel loro complesso. L’area mediterranea, peraltro, è particolarmente esposta a tali pericoli e dovrebbe essere oggetto di una particolare attenzione e di specifici interventi.

Gli obiettivi per il settore

La PAC e le politiche agricole nazionali dovranno essere ridefinite, nel periodo post 2012, in maniera coerente con gli impegni internazionali, proseguendo nel percorso già intrapreso di sostegno ad un’agricoltura eco-compatibile. Oltre a sostenere gli sforzi del settore nel ridurre le emissioni, gli interventi pubblici dovranno garantire un adeguato riconoscimento economico del valore prodotto dal settore agricolo e dovranno sostenere adeguatamente, anche in termini finanziari, gli interventi di adattamento necessari. In questo quadro, il Ministero, attraverso la Rete rurale nazionale, ha promosso un’azione diretta a definire una posizione condivisa del sistema rurale italiano rispetto alle future politiche climatiche. L’azione ha prodotto un «position paper » dell’agricoltura italiana, frutto di un’ampia consultazione con tutti i soggetti pubblici e privati operanti nelle aree rurali, al fine di assumere responsabilmente un ruolo da protagonista nella lotta ai cambiamenti climatici e, allo stesso tempo, mettere in rilievo le particolari sfide ed esigenze di tutela che il settore ha rispetto ai mutamenti climatici già in corso. Non bisogna comunque dimenticare che la Politica agricola comunitaria, ed in particolare i Programmi di sviluppo rurale, sostengono già da alcuni anni attività funzionali alla mitigazione dei cambiamenti climatici, attraverso l’incentivazione di pratiche agricole che riducono le emissioni e favoriscono un maggiore assorbimento di carbonio nei suoli, e di investimenti diretti al risparmio energetico ed alla diffusione delle agro-energie. Tale impostazione è stata recentemente rafforzata dalla «verifica sullo stato di salute della PAC» (Health Check), che ha previsto un rafforzamento degli interventi diretti alla mitigazione ed all’adattamento ai cambiamenti climatici, con una dotazione finanziaria aggiuntiva specifica per la «nuova sfida cambiamenti climatici», che va ad aggiungersi alla dotazione ordinaria dei Programmi. Da un’analisi condotta su dati ancora provvisori, risulta che tale dotazione sarà pari a circa 140 milioni di euro da utilizzare entro il 2013.

Agricoltura a «chilometri zero»

Un contributo alla riduzione delle emissioni del sistema agro-alimentare dovrà sicuramente derivare da uno sviluppo delle filiere locali. Sin dal giorno del mio insediamento, ho sostenuto l’agricoltura a chilometri zero, un sistema cioè che incentiva le produzioni locali, migliora il reddito degli agricoltori e incoraggia i cittadini a rifornirsi dai produttori più vicini a casa loro, spendendo meno e inquinando meno. Dobbiamo investire sulla diffusione di una migliore cultura del nutrimento. Scegliere cibi di stagione e del territorio significa privilegiare cibi nutrienti e gustosi e significa inquinare meno. Una mela del Trentino è più «ecologica» di un mango, per esempio. Già nel 1992, Tim Lang, professione di Food policy alla City University di Londra, mise a punto un sistema per calcolare il consumo di carburante nascosto dietro ogni cassetta di frutta o verdura. Parlo del concetto di «food miles», secondo il quale un pasto percorre 1900 chilometri su camion, navi e aerei prima di arrivare sulle nostre tavole. L’agricoltura a «chilometri zero» conviene, quindi, in termini economici, di qualità e sicurezza dei prodotti; conviene all’ambiente. Sono state varate alcune norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli locali allo scopo di riconoscere agli agricoltori un valore equo alle loro produzioni; aumentare le opportunità di offerta di prodotti locali e di qualità; favorire la conoscenza dei prodotti certificati e delle loro caratteristiche; favorire il consumo in zona riducendo l’impatto ambientale dei trasporti e migliorare il consumo stagionale dei prodotti; favorire il mantenimento di produzioni localmente importanti specialmente nei territori più marginali come possibili fattori di attrazione; favorire intese commerciali di filiera fra tutti i soggetti interessati. Questo è solo un pezzo del mosaico che dovrà comporre la nostra politica agricola futura, perché questo importante comparto della nostra economia assolva fino in fondo al suo ruolo di custode della Terra e delle sue risorse.

Biocarburanti, una possibilità concreta

Un altro sono, ad esempio, i biocarburanti. I trasporti nella sola Unione Europea pesano per più di un quinto del totale delle emissioni di gas serra, con un incremento del 27% dal 1990 al 2005. I biocarburanti riducono alcuni degli agenti inquinanti caratteristici di benzina e gasolio. Il biodiesel, ad esempio, presenta numerosi vantaggi a livello ambientale, tra i quali l’assenza di idrocarburi policiclici aromatici, responsabili di molte forme tumorali; l’assenza di zolfo, che è il principale responsabile delle piogge acide; la riduzione nelle emissioni di CO, di idrocarburi incombusti e di particolato, responsabile di malattie respiratorie. Il biodiesel, poi, è biodegradabile in meno di un mese. I dati forniti dalla sperimentazione sull’utilizzo di biodiesel nelle flotte municipalizzate, dimostrano gli indubbi vantaggi ambientali dell’impiego di miscele di biocarburante con percentuali comprese tra il 25 e il 50%, e quindi per utilizzo extrarete. Quest’ultimo deve essere legato alle realtà produttive agricole del territorio per massimizzare i vantaggi ambientali, garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico e favorire l’economia locale. Così si potranno porre le basi per un reale sviluppo della filiera agricola nazionale destinata alla produzione di biocarburanti effettivamente sostenibile. I cambiamenti e le opportunità che l’agricoltura offre oggi consegnano alle Istituzioni, con rinnovata responsabilità, un ruolo di generatori di nuove ed efficaci politiche per il sistema agroalimentare. Politiche che abbiamo messo in atto per dare risposte alle emergenze di oggi e guardare, al tempo stesso, ai bisogni delle generazioni di domani. Politiche che io immagino, anche nel futuro, aperte alle idee e al contributo di tutti gli attori della filiera, perché portare i prodotti di qualità e l’immagine dell’Italia nel mondo, diffonderla e difenderla è una delle chiavi strategiche per lo sviluppo economico dei nostri territori.

Luca Zaia

Ministro delle Politiche Agricole
Alimentari e Forestali