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«Intollerabile»! In Italia il 40% dei rifiuti finisce in discarica

rifiuti

Ad affermarlo è stato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, rispondendo, nel corso del Question Time alla Camera, ad un’interrogazione presentata dagli On.li Dorina Bianchi e Piso

•• “In Europa ci sono paesi come Germania, Svezia, Belgio, Olanda che hanno di fatto eliminato le discariche e il carico di problematicità che esse causano all’ambiente – dichiara il Ministro -. Nei paesi più virtuosi lo smaltimento attraverso recupero energetico arriva fino al 50% dei rifiuti”.

Un problema annoso e paradossale quello della gestione dei rifiuti nel nostro Paese, linfa per le attività delle ecomafie, che mette a rischio l’ambiente e innesca azioni sanzionatorie dell’UE.

La situazione è così «singolare» che l’Italia paga per far si che altre Nazioni producano energia con i nostri rifiuti: In alcune regioni – afferma Galletti – abbiamo un sistema di incenerimento che, accoppiato ad una consistente raccolta differenziata, fa sì che gli impianti lavorino al di sotto della loro capacità autorizzata. Altre invece che, con la progressiva chiusura delle discariche, devono trasportare altrove, anche all’estero, i rifiuti urbani prodotti”.

Una soluzione, secondo il Ministro Galletti, è l’introduzione dell’articolo 35 del decreto «Sblocca Italia», che definisce «infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale» gli impianti di incenerimento esistenti e quelli da realizzare per coprire il fabbisogno residuo. La norma ha incontrato, però, l’opposizione di molte regioni del Nord Italia, poco disponibili a trattare rifiuti urbani prodotti nel resto del Paese.

E’ un percorso che vogliamo portare avanti in stretta condivisione con le Regioni e gli Enti locali –afferma il Ministro -. L’obiettivo non è moltiplicare i termovalorizzatori: per questo si prevede che venga definita la capacità di trattamento degli impianti esistenti. La misura serve al progressivo riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale, nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata e di riciclaggio e tenendo conto della pianificazione regionale. A tal fine è necessario che tutti gli impianti, sia nuovi che già esistenti, siano autorizzati a lavorare al limite della capacità installata, cioè sfruttino tutta la capacità dei propri forni; sarà compito delle autorità competenti adeguare le autorizzazioni integrate ambientali agli impianti esistenti, qualora ne venga valutata positivamente la compatibilità ambientale. I nuovi impianti dovranno essere progettati e quelli esistenti adeguati ai migliori standard ambientali e ricompresi nella classificazione degli impianti di recupero R1”.

Nessuna corsa agli inceneritori – rassicura Galletti -, ma una corsa per superare le emergenze che hanno portato alle sanzioni europee e al contempo spingere al massimo sulla differenziata. Il problema dei rifiuti non si risolve producendone di nuovi, ma recuperando pienamente materiali e sostanze”.

[Redazione PROTECTAweb]
[23 Ott 2014]