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Rilanciare i porti all’insegna dell’ecosostenibilità

Il Ministro dell’Ambiente, in un’ottica di pianificazione degli interventi e degli investimenti, è impegnato su più fronti a garantire la tutela ambientale del patrimonio marino

Il mare è una risorsa ambientale, economica, infrastrutturale, turistica e culturale strategica per il nostro Paese. L’Anno Internazionale della Biodiversità, il 2010, deve essere uno stimolo ulteriore per tutelarlo e valorizzarlo all’insegna della sostenibilità. È ora di sviluppare le potenzialità straordinarie legate alla posizione geografica del nostro Paese e i porti, in questo contesto, possono avere un ruolo di primo piano, sia per la promozione di attività tipicamente connesse alla loro funzione sia, su scala più ampia, per dare impulso al territorio circostante. E questo significa anche rilanciare l’occupazione e le professionalità. Purtroppo le relazioni tra i porti italiani e le economie locali si sono indebolite e si sta perdendo competitività rispetto ad altri sistemi nazionali concorrenti. È opportuno, dunque, anche in considerazione dell’attuale difficile fase economica, focalizzare l’attenzione sui piani, le scelte, gli investimenti necessari nel breve e nel medio periodo per recuperare una leadership, soprattutto nel Mediterraneo, a cui non dobbiamo rinunciare.

Un nuovo ordinamento dei porti

Consapevole che i porti sono infrastrutture strategiche per l’Italia e quindi devono avere una disciplina organizzativa e di gestione che assecondi le nuove esigenze della realtà produttiva, il Governo Berlusconi ha approvato in un recente Consiglio dei Ministri il disegno di legge di riforma della legge 84 del 1994 sul regime ordinamentale e amministrativo dei porti. Un provvedimento che mira a un deciso cambiamento all’ordinamento dei porti, che tra l’altro rafforza i poteri delle autorità portuali per razionalizzare la governance del settore. E questo è solo un esempio del nostro operato in questo campo. Oggi siamo di fronte a una sfida: quella dello sviluppo sostenibile. Ed è questa la strada che abbiamo intrapreso adesso per il nostro domani, un futuro green, sul quale si sta scommettendo a livello globale. Perché le sfide ambientali si vincono, o si perdono, tutti insieme. Già nel 1861, poco prima di morire, Cavour scriveva: “Il sottoscritto, preposto all’amministrazione delle cose di mare di uno Stato collocato nel mezzo del Mediterraneo, ricco di invidiabile estensione di coste e di una numerosa popolazione marittima, sente il dovere di dare il più ampio sviluppo alle risorse navali del Paese”. Centocinquant’anni dopo l’Unità d’Italia, possiamo dire che non solo è stato dato spazio più ampio alle risorse navali, ma che i porti sono stati ora motore di attività industriali, ora importante via di comunicazione, ora sede di attività ricreative o ancora oggetto di studi scientifici. Ecco, io credo che questi aspetti che caratterizzano i porti italiani debbano essere rilanciati e rafforzati, proprio alla luce della sfida costituita dallo sviluppo sostenibile.

Un impegno su più fronti

Il Ministero dell’Ambiente ha promosso diverse iniziative di sostenibilità ambientale legate alla tutela della biodiversità per il diporto nautico in alcune aree marine protette, sia attraverso un percorso di formazione dedicato ai direttori dei cantieri nautici e ai direttori dei porti turistici interessati sia attraverso la dotazione di strutture tecnologiche destinate allo smaltimento delle acque di zavorra, delle acque nere e degli oli esausti provenienti dalle imbarcazioni ormeggiate nei porti delle aree marine protette. Importanti iniziative, poi, sono state attuate per la realizzazione, sempre nelle aree marine protette, di impianti per la raccolta e il trattamento dei rifiuti prodotti sulle unità da diporto. Inoltre, il marchio di sostenibilità che abbiamo voluto istituire per la valorizzazione delle aree marine protette, ha segnato un passo ulteriore nella costruzione di un modello di sviluppo sostenibile nel settore dei servizi turistici e ricettivi collocati vicino o all’interno di queste aree, qualificando la proposta turistica all’insegna del risparmio energetico, del contenimento delle emissioni, dell’adozione di sistemi di mobilità sostenibile. L’Italia possiede più di ottocento gioielli naturalistici tra parchi, riserve, aree marine protette, nazionali, regionali e locali. Nessun altro Paese europeo può vantare una rete di tutela territoriale di tale estensione e, soprattutto, di tale pregio. Nel rispetto delle norme vigenti, noi crediamo che ci possa e ci debba essere uno sviluppo amico dell’ambiente e le aree marine protette sono un interessante laboratorio in tal senso. Il Ministero dell’Ambiente è impegnato inoltre sul fronte delle attività di contrasto dell’inquinamento del mare, tramite tra l’altro diverse convenzioni con il Comando generale delle Capitanerie di Porto e un servizio di pronto intervento con unità navali specializzate nella lotta all’inquinamento marino lungo le coste italiane. La difesa del mare fa parte del Dna del Corpo delle Capitanerie di Porto da oltre un secolo. E proprio in virtù di questa riconosciuta esperienza che il Ministero ha deciso di avvalersi organicamente e sistematicamente del Corpo. Una collaborazione che si è intensificata negli anni e che va dall’importante attività di tutela e controllo delle aree marine protette ai controlli sulla filiera dei rifiuti e in generale degli inquinanti prodotti dalle navi e provenienti dalle attività sulla costa, dalla tutela delle specie marine protette alle verifiche contro l’abusivismo demaniale a danno dell’ambiente marino.

Dal risparmio energetico alla mobilità sostenibile

Io credo che per contrastare il problema delle emissioni nei nostri porti sia necessario, inoltre, individuare soluzioni che permettano la difesa dell’ambiente a trecentosessanta gradi, tramite ad esempio la riduzione dei consumi di combustibile, l’utilizzo di idrocarburi innovativi, di nuove fonti di energia all’interno del sistema portuale, come i pannelli solari, e la progettazione di motori, scafi e sistemi di propulsione di ultima tecnologia. Occorre, cioè, puntare sul risparmio energetico e su sistemi di mobilità a basso impatto attraverso una pianificazione finalizzata alla valorizzazione delle sinergie e delle convergenze degli interessi sul piano della sostenibilità ambientale. Naturalmente il problema dello sviluppo e della riconversione logistica portuale dovrà tenere conto del rapporto esistente tra i costi del porto e la sostenibilità ambientale del porto stesso con l’obiettivo di avviare una strategia comune di orientamento volta alla sostenibilità e alla valorizzazione dell’area, sensibilizzando tra l’altro i giovani a intraprendere attività professionali green in ambito portuale. La sostenibilità è la scelta vincente che questo Governo ha deciso di abbracciare sin dal suo insediamento, associandola a obiettivi economicamente plausibili. Proseguiremo su questa rotta puntando, per quanto riguarda la portualità, su nuovi modelli capaci di coniugare la tradizione marittima con il futuro, al passo con i tempi e rispettoso dell’ambiente.

 [ Stefania Prestigiacomo ]

Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare