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Giornata mondiale della desertificazione dedicata quest’anno al tema «Cibo, mangimi e fibre»

Dry land near Manatuto. Timor-Leste.By 2025 it is expected that 1.8 billion people will be living in countries with absolute water scarcity, with 3.4 billion people living in countries defined as water-scare. Water scarcity can lead to both drought and desertification as well as instigating conflict in communities and between countries. Sunday 22 March is World Water Day, a day to focus attention on the importance of freshwater and advocate for the sustainable management of freshwater resources. Photo by Martine Perret/UNMIT. 20 march 2009.

Oggi si celebra la «Giornata mondiale contro la desertificazione» per fare il punto sui danni provocati dalla siccità


Nel 1995 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito la «Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità» e da allora, ogni anno, tutti i Paesi aderenti alla Convenzione UNCCD, il 17 giugno, celebrano questo giorno per sensibilizzare l´opinione pubblica in materia di cooperazione internazionale al fine di combattere la desertificazione e gli effetti della siccità. La giornata è un’occasione, dunque, per riflettere sull’esigenza di conservare la biodiversità e quindi l’umidità e la produttività della terra.

Ogni anno viene proposto un tema differente. Per la giornata del 17 giugno 2020, il Segretariato della UNCCD ha proposto il «Food. Feed. Fibre. Susteinable production and consumption» («Cibo. Mangimi. Fibre tessili») per poter evidenziare come il territorio, il suolo, le biodiversità nonché le produzioni ed i consumi non sostenibili siano interconnessi.

La Convezione delle Nazioni Unite, che si presenta come unico strumento internazionale giuridicamente vincolante, fissa una serie di regole al fine di risolvere il problema dell’impoverimento delle terre fertili a vantaggio dell’urbanizzazione e delle colture intensive, che, ad oggi, ha già stravolto il 70% degli ecosistemi globali.

Secondo Ibrahim Thiaw, Segretario esecutivo della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione, dovremo fare scelte migliori su come ci nutriamo e su ciò che indossiamo per aiutare a proteggere la Terra altrimenti, continuando a produrre e a consumare in questo modo, nel nostro Pianeta, rimarranno soltanto scarti.

Entro il 2050, il 90% degli ecosistemi rischia una trasformazione irreversibile. I nostri comportamenti, in questi tempi, pertanto, devono prestare attenzione al tema della sostenibilità al fine di consentire la produttività della terra proteggendo le biodiversità mentre assistiamo continuamente a cambiamenti climatici.

Il solo cambiamento dietetico può liberare tra gli 80 e i 240 milioni di ettari di terra. Le imprese, a loro volta, dovrebbero adottare una pianificazione più efficiente e pratiche sostenibili non approfittando della natura per mantenere alto il livello dell’offerta. Per le Nazioni Unite, infatti, ciò che produce degrado del territorio è principalmente l’incessante produzione in risposta ai bisogni alimentari e consumistici dell’umanità. Alla crescita della popolazione e alle migliori condizioni di vita corrisponde la crescita della domanda di terra da utilizzare per produrre cibo, alimenti per animali e fibre per l’abbigliamento. Le Nazioni Unite stimano che la produzione alimentare richiederà ulteriori 300 milioni di ettari di terra entro il 2030, e l’industria della moda prevede di utilizzare il 35% in più di terra, per un totale di oltre 115 milioni di ettari.

Lo sfruttamento di terreno, inoltre, corre parallelamente all’aumento delle emissioni che, incidendo sui cambiamenti climatici, provocano ulteriori stravolgimenti agli ecosistemi. Attualmente, ad esempio, la produzione di abbigliamento e calzature provoca l’8% delle emissioni globali di gas serra, cifra che dovrebbe aumentare di quasi il 50% entro il 2030.

Il Segretariato dell’UNCCD ritiene che il rispetto dell’ambiente e l’utilizzo di risorse naturali in modo sostenibile siano modelli da seguire anche per avviare una ripresa dalla crisi prodotta dall’epidemia del Covid-19 e la Convenzione delle Nazioni Unite può fornire modelli per aiutare i Paesi a fare questo.

Il motto della UNCCD è «healthy land»; healthy people»; «terra sana; persone sane». Si stima che circa 12 milioni di ettari di terreno coltivabile sono persi ogni anno a causa dell’aridità e semi-aridità dei terreni. Uno studio del Cnr afferma in Italia la regione più esposta risulta la Sicilia con il 70% dei terreni fertili in pericolo seguita dal Molise (58%) e dalla Puglia (57%).Vi è un rischio reale per più del 20% delle nostre coltivazioni ma si stima che 11 Stati membri dell’Unione Europea presentano problemi analoghi. Nel 2020 la zona che appare più esposta si trova a sud del Sahara con il deserto che avanza di cinque metri ogni anno apportando gravi conseguenze sui fenomeni migratori e sulla povertà alimentare. L’effetto della perdita di fertilità dei terreni ha coinvolto circa 3 miliardi di persone al mondo nel 2019.

Le Nazioni Unite sottolineano il forte legame tra la desertificazione e la siccità con le attività umane che sfruttano, in modo eccessivo e inappropriato, gli ecosistemi delle terre aride, sensibili all’impoverimento, che rivestono circa un terzo della superficie terrestre. A mettere a rischio la produttività di queste terre incidono diversi fattori, tra cui la deforestazione, il pascolo eccessivo e le cattive pratiche di irrigazione ma anche, indirettamente, la povertà e l’instabilità politica. Per porre un freno a questi fenomeni, oltre a una stringente regolamentazione dello sfruttamento delle terre, è fondamentale un radicale cambiamento degli stili di vita e ad ognuno di noi spetta l’adozione delle buone pratiche ambientali.

Nei prossimi anni occorrerà riuscire a ridurre la domanda eccessiva dei terreni naturali, evitare gli sprechi naturali, ridurre la richiesta di acqua per le produzioni alimentari ed industriali; ridurre l’impronta idrica negli allevamenti; equilibrare la domanda di prodotti di origine animale; evitare che aree forestali, che proteggono la biodiversità e combattono il degrado del suolo e la desertificazione, vengano perse a causa della conversione dei terreni per gli usi agricoli, per il pascolo e la produzione di mangimi.

Alla politica spetta l’adozione di scelte economiche tese alla realizzazione dei fondamentali interessi dei cittadini: vita, salute, ambiente salubre e sviluppo sostenibile sia a livello nazionale che locale.

L’emergenza sanitaria, conseguente al Coronavirus, richiede di attivarsi per permettere la ripresa economica e l’Italia ha deciso di impegnarsi in azioni «green» con il Green Deal Italiano e con il Documento di programmazione finanziaria che vede come protagonista la tutela dell’ambiente con una rivoluzione verde.

Il nostro Paese ha ratificato la sua adesione alla UNCCD nel 1997, sia in veste di paese donatore sia come paese colpito dalla desertificazione. Il Comitato Nazionale di Lotta alla Siccità ed alla Desertificazione (CNLSD) è stato istituito nel 1997 dal Ministero dell’Ambiente per coordinare l’attuazione della Convenzione in Italia. Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) nel 1999 ha adottato il «Programma di azione nazionale per la lotta alla siccità e alla desertificazione» che individua le strategie da mettere in campo sia a livello statale che regionale per combattere la desertificazione e la siccità in Italia. Il programma si sviluppa su quattro settori: protezione del suolo, gestione sostenibile delle risorse idriche, riduzione dell’impatto delle attività produttive e riequilibrio del territorio.

Federico D’Incà, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, scrive su twitter: “La terra è stata per millenni e continua ad essere la nostra fonte primaria per la produzione di cibo. La lotta alla desertificazione è una delle sfide globali che dovremo affrontare con decisione, attraverso politiche di sviluppo sostenibile”.

[ Cristina Marcello ]