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La mobilità sostenibile secondo il Ministro Giovannini

Il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini, intervenuto all’«Automotive Business Summit» del Sole 24 Ore, offre un esaustivo intervento sullo stato della mobilità, sull’evoluzione in atto in chiave ecologica e sulle priorità a cui è chiamato a rispondere il PNRR

Non c’è tempo da perdere e c’è molto da fare. Il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile Enrico Giovannini, intervenuto  all’«Automotive Business Summit» del Sole 24 Ore, spiega come saranno investiti i 62 miliardi che il PNRR destina alla mobilità sostenibile: “Li spenderemo – ha spiegato – con tre logiche fondamentali: la cura del ferro, uno spostamento forte verso il trasporto non solo di persone ma anche di merci sulle ferrovie cambiando – ed è il secondo punto – i mezzi di locomozione, non solo gli autobus: ci sono oltre 8 miliardi per investimenti nella trasformazione delle flotte, nella creazione di nuovi sistemi di trasporto pubblico locale di massa quindi per esempio metropolitane. Ma poi abbiamo anche investimenti sui porti, che devono trasformarsi, per esempio verso l’elettrificazione delle banchine, così da consentire alle navi di spegnere i motori quando sono nel porto, e anche la trasformazione dei nostri porti in green ports, cioè strutture in grado di accogliere le nuove navi che saranno con sistemi di propulsione diversa”. Ha dunque aggiunto: “Tutto questo è, da un lato, orientato proprio alla trasformazione di breve ma anche alla sperimentazione. Noi avremo dei treni, soprattutto nel Sud, in cui sperimenteremo la trazione a idrogeno. Per le navi, la trasformazione in senso ecologico, in particolare nello stretto di Messina ma anche in altre aree, e anche in questo caso non sappiamo ancora quale sarà la tecnologia prevalente e quindi dobbiamo essere flessibili”.

Mobilità sostenibile e le tecnologie possibili

Se non manca la chiarezza in termini di obiettivi da perseguire per la mobilità sostenibile, viene però meno la certezza su come sarà possibile raggiungerli.

Da un punto di vista tecnologico – spiega il Ministro Giovannini – deve essere una mobilità che contribuisca alla riduzione del 55% entro il 2030 delle emissioni. Entro il 2050 deve contribuire alla decarbonizzazione del nostro sistema socioeconomico. Sappiamo come accadrà? Purtroppo ancora no perché sappiamo che ci sono tecnologie disponibili – pensiamo naturalmente alle auto elettriche, ma poi bisogna produrre energia elettrica in modo coerente con gli obiettivi e in modo che le energie rinnovabili coprano l’intero fabbisogno – ma ci sono altri casi in cui non sappiamo ancora quale sarà la tecnologia prevalente”. In merito al tempo necessario che conduce alla nuova mobilità aggiunge: “Non possiamo aspettare di viverlo perché saremmo in ritardo rispetto agli altri Paesi europei e del resto del mondo. Per questo dobbiamo – ed è quello che facciamo nel PNRR – procedere non solo a sperimentazioni ma indicare chiaramente la direzione verso cui vogliamo andare per consentire anche a una filiera industriale e di servizi di attrezzarsi”.

Gli attori del cambiamento nei centri urbani

Tra le strategie da adottare per rendere possibile il cambiamento, si prevede una forma di collaborazione duratura e costante tra i Mobility Manager e i Fleet Manager delle aziende private per agevolare il movimento dei mezzi e dei lavoratori all’interno delle aree urbaneè quello che abbiamo scritto insieme al Ministro Cingolani nel Decreto attuativo di quella norma. Abbiamo previsto l’elaborazione in tempi brevi di alcune linee guida che riguarderanno tra l’altro anche le scuole, perché anche le scuole per una norma di molto tempo fa devono istituire i Mobility Manager. Grazie al fatto che abbiamo abbassato da 300 addetti a 100 addetti il limite oltre il quale le imprese e le istituzioni pubbliche devono nominare dei Mobility Manager, questo cambiamento metterà a disposizione delle Autorità locali molti più contatti, molti più soggetti con cui programmare mobilità sostenibile, magari proprio nella direzione di rafforzare le esperienze fatte durante questo dramma della pandemia perché ce lo dicono tante indagini: molte persone, anche adulte, si sono orientate con soddisfazione all’uso per esempio delle biciclette a pedalata assistita e questo cambierà i comportamenti anche una volta finita l’emergenza e, infine, se i Comuni riusciranno in collaborazione con le imprese a gestire meglio i progetti che molte imprese hanno di avere degli spazi di coworking sparsi nelle città e non di concentrare tutti nell’headquarter nella sede centrale. allora questo aiuterà anche a cambiare in modo permanente il modo di funzionare delle nostre città e dei nostri centri urbani”.

La nuova cultura dell’automobile

In linea con le esigenze di un cambiamento significativo del settore è necessario indicare delle figure di riferimento nella mobilità urbana che garantiscano la nuova cultura dell’automobile che si sta delineando specie tra le nuove generazioni: “Le automobili – commenta Giovannini sono e resteranno uno strumento di mobilità certamente centrale per molti anni ma ci sono alcuni ma. Ormai la domanda anche da parte degli adulti e delle persone che possiedono le autovetture è una domanda che si sta spostando rapidamente verso mezzi più ecologici, elettrici, ibridi, sistemi nuovi e i produttori stanno facendo un grosso investimento in questa direzione perché questa è la direzione verso cui si andrà. Ma sappiamo dall’ultima rilevazione ACI che i giovani hanno in realtà un approccio molto diverso: solo 1 giovane su 8 oggi considera l’automobile come l’abbiamo considerata noi della nostra generazione, cioè un elemento centrale dell’affrancarsi dalla famiglia per muoversi e così via. Questo è un elemento culturale molto rilevante che non è solo dovuto alla pandemia e quindi alla sperimentazione della mobilità dolce – le biciclette e biciclette a pedalata assistita, i monopattini e così via – ma è un cambiamento che è in linea con la sensibilità ecologica delle giovani generazioni, che è molto più forte di quella delle più anziane. Quindi non sappiamo ancora quanto veloce sarà questo switch ed è per questo che insieme ad altri spostamenti – pensiamo a quello che le imprese contano di fare con l’uso dello Smart working in prospettiva – abbiamo scelto di incentivare e di spingere le imprese e le istituzioni pubbliche, soprattutto nei grandi Comuni, a creare la figura del Mobility Manager, perché i cambiamenti nell’assetto organizzativo del lavoro della nostra società avranno riflessi sulla mobilità e quindi i Mobility Manager dei Comuni avranno a questo punto molti più soggetti delle imprese e delle istituzioni con cui dialogare magari per spalmare nel corso della settimana l’uso dello Smart Working e così abbassare la pressione sui nostri sistemi esistenti di traffico”. Si esprime così sul futuro dell’auto il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini.

L’evoluzione ecologica dell’auto

L’evoluzione dell’auto verso modelli elettrici, a idrogeno o diesel evoluto sta avanzando, insieme ad altre strategie che puntano a rendere più sostenibile il comparto: “Le imprese che producono automobili – ha spiegato il Ministro Giovannini stanno spostandosi molto rapidamente verso l’elettrico pieno o ibrido. Ma sappiamo anche che bisogna costruire le infrastrutture e che c’è una differenza di costo. Dunque alcune stanno invece spingendo verso l’abbassamento dell’impatto ecologico delle vetture a motore tradizionale e qui l’Europa sta andando verso una direzione di forzare in ogni caso la produzione di autovetture in modo più ecologico. Sappiamo che diversi Paesi – la Spagna, la Francia e molti altri paesi europei – hanno definito una data limite 2030 – 2035 – 2040 per i Paesi più grandi dopo la quale non sarà più possibile commercializzare mezzi a combustione interna anche se parziale”.L’Italia non ha ancora preso una decisione di questo tipo ed è una discussione che stiamo facendo proprio con il Ministro Cingolani, visto che il Ministero della Transizione Ecologica deve preparare il nuovo Piano Nazionale Integrato Energia e Clima – prosegue il Ministro Giovannini -. Questo è un tema in qualche modo ineludibile, non per punire qualcuno ma per dare un indirizzo chiaro anche al settore privato. Qui stiamo parlando di autovetture private ma sappiamo che questa è solo una parte della storia perché poi ci sono i veicoli commerciali. Ci sono i grandi veicoli per l’autotrasporto. Le tecnologie sono diverse in questo caso. Quello che sappiamo è che c’è un grande investimento non solo in Italia, ma anche in Europa e in tutto il mondo, perché la direzione è chiara: dobbiamo andare verso un modo diverso di muoversi molto meno impattante e tendenzialmente senza impatti diretti. Entro il 2030 l’Italia deve abbattere in modo molto consistente le emissioni questo lo sappiamo già perché è l’accordo che è stato raggiunto a livello europeo.

La filiera italiana dell’auto

Materiali, innovazione energetica e digitale: le aziende italiane devono impegnarsi a garantire la massima attenzione a tutto quanto sia utile a creare filiere nazionali che rispondano alla crescente domanda futura. Secondo il Ministro, infatti, la filiera auto italiana deve “essere sulla frontiera ed essere decisa nel cambiamento. Molte delle nostre imprese producono per produttori internazionali e quindi hanno svolto e svolgono e svolgeranno un ruolo centrale nella transizione ma lo potranno fare se saranno sulla frontiera dei materiali, dell’innovazione digitale e dell’innovazione energetica”. “Il nostro sistema manifatturiero ha mostrato anche in questa crisi un livello di resilienza elevato ma concentrato nelle imprese che avevano già scelto la sostenibilità prima della crisi, che investono in innovazione, che investono in capitale umano, che investono in progetti di Open Innovation e di collaborazione con il mondo della ricerca per essere non solo in linea con la domanda attuale ma con quella che ci sarà tra 5-10 anni – prosegue il Ministro Giovannini -. Alcuni produttori internazionali hanno fatto scelte anche molto radicali in questa direzione. Il sistema Italia deve essere in grado di tenere il passo. I grandi investimenti che faremo con il Recovery Plan vanno nella direzione del rinnovo delle flotte di autobus, pullman eccetera in senso ecologico: ecco qui rischiamo di stimolare la domanda di importazioni come nel passato è successo per i pannelli fotovoltaici. Quindi la mia raccomandazione è di prendere coscienza che l’ampiezza dei fondi che il governo sta mettendo su questi temi è così significativa e ampia che vale la pena creare filiere nazionali perché ci sarà domanda consistente e crescente nei prossimi anni”.

Il nodo delle infrastrutture

Nel PNRR per i prossimi sono previsti investimenti rilevanti per una manutenzione innovativa. È fondamentale indirizzare le scelte per ottimizzare il sistema.

Fin dal 2009 quando ero all’OCSE ho acquisito la consapevolezza che proprio tra il 2020 e il 2030 – lo stimammo per tutti i paesi OCSE industrializzati – i paesi che hanno costruito le loro infrastrutture nel secondo dopoguerra o negli anni successivi avrebbero dovuto fronteggiare un fortissimo investimento nella manutenzione di quelle infrastrutture. E che dobbiamo assicurare l’investimento in sicurezza lo vediamo ogni giorno con tutti i disagi che questo provoca anche sul traffico, lo abbiamo visto con i drammi che hanno segnato questo paese. Come Ministero abbiamo deciso con il Decreto che riguarda proprio il PNRR di rafforzare il compito della ANSFISA, l’agenzia che si occupa di questi temi e che di fatto è partita con grande lentezza con alcune incertezze. I compiti diretti della ANSFISA sono di effettuare ispezioni e non soltanto scrivere le regole. Ho voluto un cambio alla direzione della ANSFISA (Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali e Autostradali: c’è l’ing. De Bartolomeo che viene da un’esperienza molto qualificata nei Vigili del Fuoco, con una mentalità quindi di essere sul territorio per accompagnare ma anche per verificare come le normative vengano attuate. Ma è un impegno di tutti i concessionari, di tutti i gestori, e del paese nel suo complesso. Io credo che nei prossimi anni dobbiamo dedicare risorse molto consistenti per assicurare che le infrastrutture esistenti restino in efficienza. Ma sarà una manutenzione non conservativa ma evolutiva e rivoluzionaria, perché nel frattempo la manutenzione deve tener conto dei nuovi criteri, per esempio sugli asfalti e altri materiali, per la sostenibilità ambientale e poi la digitalizzazione che è una grande opportunità ma anche un dovere per riuscire a fare la cosiddetta manutenzione predittiva quindi anticipare i problemi, non inseguirli. Nel PNRR ci sono investimenti molto rilevanti in questa direzione di trasformazione delle nostre autostrade”. Così conclude il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini.

Trasporto pubblico: adeguare l’offerta

In merito al trasporto pubblico locale, ci sono delle priorità di cui tener conto per ottimizzare l’offerta. “Il trasporto pubblico locale si chiama così perché è responsabilità delle Regioni e degli Enti locali. Il dramma del Covid-19 ha mostrato i limiti di una serie di luoghi in Italia nell’adattare rapidamente l’offerta alle condizioni restrittive che, purtroppo, sono state imposte perché l’offerta è rigida. Nella fase di unlocking, cioè di uscita, abbiamo fatto una scelta sì di supporto anche finanziario consistente per assicurare da settembre in poi i trasporti sicuri ma anche di cambiamento nella direzione che dicevo prima con il Decreto di attuazione dell’istituzione del Mobility Manager, ma anche mettendo dei fondi ad esempio per incentivare l’uso dei mezzi pubblici alle persone oltre i 65 anni al di fuori degli orari di punta. Quello che voglio dire è che chi gestisce oggi il trasporto pubblico locale ha la possibilità non solo di adeguare l’offerta alla domanda ma di orientare in qualche modo la domanda. E questo è un cambiamento di mentalità che io vedo che in vari Comuni già sta avvenendo”.