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Invasione delle locuste: il Madagascar in ginocchio

Locuste
Cortesia: Christian Pantenius

Metà del Paese infestato, a serio rischio la produzione alimentare. La FAO ri-lancia l’allarme e fa i conti: occorrono più di 41 milioni di dollari per porre fine al flagello


•• Portano con loro il pesante ricordo del flagello (l’ottavo!) che colpì duramente l’Egitto. Ci sono Paesi costretti a fare i conti con l’invasione delle locuste ancora oggi. Ma oggi si ragiona in termini di strategie e di impegno economico. E 22 milioni di euro è la cifra che «vale» la guerra alle cavallette. Il Madagascar entro giugno dovrà contare su questi fondi d’emergenza per contrastare la grande infestazione che sta minacciando la prossima stagione produttiva del Paese e la sicurezza alimentare di più della metà della popolazione. Ma non è tutto.

 

L’agenzia ONU ha, infatti, precisato che occorrerà una strategia triennale per una totale eliminazione dell’infestazione che si traduce in ulteriori 19 milioni di dollari. L’attacco alle locuste costa, in totale, 41 milioni di dollari!

Un Paese «assediato»

È la FAO a lanciare l’allarme, supportata da una realtà «eloquente» che incalza a prendere decisioni veloci. Al momento attuale, infatti, circa metà del Paese è infestato da cavallette giovani e da sciami, ciascuno composto da miliardi di insetti che divorano ogni tipo di piante al loro passaggio. Le previsioni sono preoccupanti: per settembre 2013 circa due terzi del Paese sarà colpito dall’infestazione. In considerazione del deteriorarsi della situazione, il 27 novembre 2012 il Ministero dell’Agricoltura del Madagascar ha dichiarato lo stato di calamità nazionale.  In dicembre ha richiesto alla FAO assistenza tecnica e finanziaria per affrontare l’infestazione in corso, per assicurare l’erogazione di fondi ma anche il coordinamento e l’attuazione di una risposta d’emergenza. Questo finanziamento d’emergenza consentirebbe alla FAO, insieme al Ministero dell’Agricoltura, di lanciare per il primo anno una campagna di nebulizzazione su larga scala. Circa il 60% degli oltre 22 milioni di abitanti dell’isola potrebbero essere minacciati da un pesante peggioramento delle condizioni di fame in un Paese che già soffre di alti tassi d’insicurezza alimentare e malnutrizione. Nelle regioni più povere del sud del Madagascar, dove l’infestazione ha avuto origine, oggi circa il 70% delle famiglie soffrono d’insicurezza alimentare. L’infestazione minaccia adesso il 60% della produzione di riso, che rimane l’alimento di base in un Paese dove l’80 % della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Gli sciami, inoltre, consumano al loro passaggio quasi tutta la vegetazione necessaria al pascolo del bestiame.

La guerra dei tre anni

Sappiamo dall’esperienza passata che le infestazioni di questa portata richiedono tre anni d’interventi. Abbiamo bisogno dei fondi adesso per avviare la campagna procurare mezzi e forniture e organizzare per tempestive indagini aeree e operazioni di controllo”, dice Annie Monard, esperta senior della FAO e coordinatrice della risposta FAO alle locuste. “Una mancata risposta adesso porterà più avanti alla necessità di estesi programmi di aiuti alimentari“, aggiunge Dominique Burgeon, Direttore della Divisione FAO Emergenza e Riabilitazione. “Negli anni passati molte delle campagne anti locuste non hanno goduto dei finanziamenti necessari e questo sfortunatamente ha voluto dire che non tutte le infestazioni sono state tenute sotto controllo”, fa notare Monard, che paragona la situazione a quando non si estirpano le malerbe dalle radici nel qual caso ritornano perfino più erbacce.

Gli interventi e gli impegni previsti

Il Centro Nazionale controllo Locuste da quando la stagione semestrale delle piogge è iniziata nell’ottobre 2012, ha trattato circa 30.000 ettari di terreni coltivati. Ulteriori 100.000 ettari non hanno invece goduto del trattamento a causa dei limitati mezzi del governo. Alla fine di febbraio la situazione è ulteriormente peggiorata a causa del Ciclone Haruna, che oltre a danneggiare le coltivazioni, ha fornito le condizioni ottimali per il riprodursi di una nuova generazione di locuste.

Per il primo anno la strategia di controllo delle locuste della FAO punterebbe su operazioni aeree su larga scala. Nel corso del 2013-14 verrebbero trattati circa 1.5 milioni di ettari, che calerebbero a 500.000 ettari il secondo anno e a 150.000 il terzo ed ultimo anno del piano strategico. Tutti gli interventi prevedono il pieno rispetto della salute umana e dell’ambiente.

La strategia comprende inoltre:

• L’istituzione e la formazione di una Unità di sorveglianza delle locuste all’interno della Direzione Generale per la Protezione delle piante, per monitorare e analizzare la situazione delle locuste nell’intera area da esse invasa.

• Operazioni aeree e sul terreno.

• Monitoraggio e mitigazione delle operazioni di controllo per proteggere la salute umana e l’ambiente.

• Formazione nella gestione dei pesticidi e delle irrorazioni.

 

Ogni anno verrà comunque condotto uno studio dell’impatto della crisi delle locuste sulle coltivazioni e sui pascoli. L’obiettivo: determinare il tipo di sostegno di cui hanno bisogno le famiglie le cui condizioni di vita sono state duramente colpite.

 

Roberta Di Giuli