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Le battaglie vinte nella guerra alla fame

Coltivazione del mais
Photo: FAO

Gli obiettivi anti-fame stabiliti per il 2015 sono stati raggiunti da 38 Paesi. Ma ancora milioni di persone restano sottonutrite. La FAO sprona a continuare il cammino e il 16 giugno premia i Paesi più meritevoli

 

•• Il traguardo era l’anno 2015. Invece trentotto Paesi hanno già raggiunto gli obiettivi di sviluppo nella lotta contro la fame stabiliti a livello internazionale.

Così, venti Paesi hanno soddisfatto il primo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), quello di dimezzare la percentuale delle persone che soffrono la fame tra il 1990-92 ed il 2010-2012, come stabilito dalla comunità internazionale in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2000. Altri diciotto Paesi sono riusciti a raggiungere sia il primo Obiettivo di Sviluppo del Millennio che quello stabilito al Vertice Mondiale dell’Alimentazione, ossia di dimezzare il numero totale delle persone sottonutrite fra 1990-1992 e 2010-2012, Vertice a cui hanno partecipato 180 Paesi.

I Paesi che hanno raggiunto solo il primo degli Obiettivi del Millennio sono stati: l’Algeria, l’Angola, il Bangladesh, il Benin, il Brasile, la Cambogia, il Camerun, il Cile, la Repubblica Dominicana, le Isole Figi, l’Honduras, l’Indonesia, la Giordania, il Malawi, le Maldive, il Niger, la Nigeria, Panama, Togo e l’Uruguay. I Paesi che hanno raggiunto sia il primo obiettivo di sviluppo del millennio che quello stabilito dal Vertice Mondiale del 1996 sono: l’Armenia, l’Azerbaigian, Cuba, Djibouti, la Georgia, il Ghana, la Guyana, il Kuwait, il Kirghizistan, il Nicaragua, il Perù, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, Sao Tome e Principe, la Tailandia, il Turkmenistan, il Venezuela ed il Vietnam. I Paesi che si sono distinti saranno premiati in una cerimonia ad alto livello che avrà luogo presso la FAO il 16 giugno, in occasione della Conferenza della FAO, il massimo organo di governo dell’organizzazione.

 

“Questi paesi aprono la strada a un futuro migliore, e sono la dimostrazione pratica che con una forte volontà politica, con il coordinamento e la cooperazione, è possibile ottenere una riduzione rapida e duratura della fame”, ha affermato il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva che ha esortato i Paesi a continuare su questa strada che conduce al traguardo della completa eradicazione della fame, in linea con la Sfida Fame Zero lanciata nel 2012 dal Segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. “Nel corso degli ultimi dieci anni, a livello mondiale, la fame è diminuita, ma sono ancora 870 milioni le persone che sono ancora sottonutrite, e milioni di altri soffrono le conseguenze di carenze vitaminiche e di minerali, che per molti bambini significa un arresto della crescita”.Dobbiamo continuare nel nostro impegno, fino a quando tutti possano vivere una vita sana e produttiva”.

La geografia della sottonutrizione

Agricoltura
Photo: FAO

 

Degli 852 milioni di persone che soffrono la fame la stragrande maggioranza vive nei paesi in via di sviluppo – circa il 15 per cento della popolazione – mentre nei paesi sviluppati si stima siano circa 16 milioni le persone denutrite. Questo triste conteggio è riportato sull’ultimo rapporto FAO «The State of Food Insecurity in the World» (Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo). Inoltre, nonostante la generale tendenza ad un calo e nonostante i successi conseguiti a livello nazionale, negli ultimi anni il numero delle persone sottonutrite in Africa è aumentato. Ma cosa crea l’insicurezza alimentare oggi? Sul banco degli imputati innanzitutto il problema di accesso alle risorse o ai servizi necessari alle famiglie per produrre, acquistare o, comunque, ottenere cibo nutriente a sufficienza. Aumentare la produttività agricola è quindi il nocciolo della questione se si considera che più del 70% delle persone povere vivono nelle aree rurali e la maggior parte di esse dipende per il proprio sostentamento – direttamente o indirettamente – dall’agricoltura.

Intanto il Direttore Generale della FAO si dice incoraggiato dai segnali di impegno da parte di molti Paesi di porre fine alla fame e alla malnutrizione puntando sull’agricoltura e sullo sviluppo sostenibile, inclusa la partecipazione a programmi regionali ispirati alla Sfida Fame Zero.

 

Michela Diamante