Home Ricerca & Sviluppo Piante esotic...

Piante esotiche, il rischio di evoluzioni dannose in territori stranieri

Piante aliene

Una squadra di biologi belgi diretta da ricercatori della KU Leuven (Università di Leuven) ha trovato la prima evidenza genetica di come si svolga l’evoluzione di specie di piante straniere in ambienti nuovi

•• Lo studio di esemplari tratti da antichi erbari secolari e l’analisi del DNA, ha permesso ai ricercatori di ricostruire gli adattamenti genetici subiti dal Pirenaic rocket (un arbusto simile alla rughetta) prima della sua espansione rapida in Belgio.

Il Pirenaic rocket (subspecie di austriacum Sisymbrium Chrysanthum) è una pianta che cresce nelle montagne dell’Europa meridionale ed è particolarmente comune nei Pirenei. La specie fu trasportata prima in Belgio – 1,200 chilometri a nord della zona originaria – nella prima metà del IXX secolo. I semi della pianta attecchirono in particolare sulle rive del fiume Vesdre nella zona di Verviers e più tardi si diffusero nel bacino di Meuse in  direzione dei Paesi Bassi.

Una storia, quella della colonizzazione del Pirenaic rocket, ben documentata – ha sottolineato il ricercatore Katrien Vandepitte – i semi sono stati ritrovati in erbari del IXX e XX secolo ed è stato estratto il loro DNA. La comparazione di questo DNA con quello di esemplari contemporanei ha permesso di capire come e quando una specie di pianta esotica si è adattata geneticamente ad un ambiente nuovo“.

Le maggiori evoluzioni, questo è emerso dalla ricerca, sono state accertate nei tempi di fioritura. La comparazione tra esemplari belgi e dei Pirenei ha chiarito che la variante belga è fiorita più tardi. Una mutazione genetica che si è svolta in un tempo approssimativo di 20 generazioni. Una dimostrazione importante della necessità di tempi non rapidi per l’adattamento genetico.

I risultati suggeriscono anche che esiste un tempo di latenza nel quale le piante «esotiche» restano con numeri ridotti per anni prima di cominciare ad evolvere. Un elemento importante, che permetterebbe di pianificare interventi nel caso in cui le piante «aliene» – diversamente dal Pirenaic Rocket che è una pianta innocua – dovessero avere effetti devastanti sull’habitat naturale delle zone in cui vengono introdotte. La conoscenza di questa latenza può dunque essere un aiuto alla salvaguardia dell’ambiente.

Roberto Mostarda