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25 giugno Giornata Mondiale del Marittimo (Day of the seafarer)

L’importanza di celebrare la Festa del Marittimo istituita nel 2011 dall’International Marittime Organization. Un’occasione per mettere a fuoco le problematiche di un settore complesso

Nel 2011 l’International Marittime Organization ha istituito la Giornata Mondiale del Marittimo che celebra il 25 Giugno di ogni anno i lavoratori a bordo delle navi e nei mari di tutto il mondo.

Il significato di questa Festa è quello di sottolineare il ruolo fondamentale che rivestono i lavoratori marittimi ed il contributo da loro fornito all’economia mondiale. Basti pensare che l’80% delle merci, che generalmente entrano come materie prime nel nostro Paese ed escono dallo stesso come prodotti finiti, viaggiano per via mare. Tutto questo è reso possibile grazie al duro lavoro dei marittimi sulle navi mercantili, spesso isolati per molti giorni su grandi navi e per lungo tempo lontani dalle famiglie.

Il fattore economico si interseca, dunque, con quello sociale. Dietro l’operato di questa categoria di lavoratori, infatti, ci sono logiche inerenti a rapporti umani e modi di vivere che interessano l’intera comunità mondiale ad incominciare dal fenomeno dell’integrazione. Spesso non pensiamo che, a seguito della globalizzazione, sulle grandi navi mercantili lavorano uomini provenienti da diverse aree geografiche del Pianeta con le loro culture e lingue differenti (ogni nave deve indicare la lingua adottata, solitamente quella inglese). Al primo posto tra i Paesi fornitori di questo tipo di mano d’opera ci sono le Filippine seguite da India ed Indonesia e, se si considerano le navi da crociera, gli uomini impiegati possono riguardare anche 50 nazionalità diverse.

Non si può non sottolineare, in ogni caso, come le problematiche che vivono ogni giorno i marittimi siano state aggravate dalla Pandemia Covid-19 per le difficili condizioni di lavoro legate alle modalità di accesso al porto, al rifornimento, al cambio dell’equipaggio, al rimpatrio, ecc.

Nonostante le difficoltà del periodo emergenziale, i marittimi non hanno mai smesso di lavorare per garantirci l’approvvigionamento di beni vitali come cibo e forniture mediche.

Un’occasione per riflettere sul settore

La Giornata Mondiale del Marittimo non è solo un’occasione per ricordare il prezioso lavoro di chi opera nei mari ma è anche una giornata speciale per evidenziare problematiche e carenze legate alle modalità di questa attività per trovare soluzioni e rimedi come migliori condizioni di lavoro, formazione e sicurezza eque.

Non si può trascurare il dato che centinaia di migliaia di marittimi lavorano in mare oltre il tempo stabilito e spesso anche trovandosi in difficoltà finanziaria tentano ugualmente di ricominciare a guadagnare con il lavoro in mare.

Questa Giornata, dunque, è un segno di gratitudine ed apprezzamento alla gente di mare di tutto il mondo per il fondamentale contributo al commercio marittimo internazionale, all’economia mondiale ed anche alla stessa società civile.

La figura del marittimo non è rappresentata unicamente dal marinaio ma ad essa vi appartiene una vasta categoria di lavoratori: equipaggio di navi, piloti nei porti, personale dei pescherecci, italiani su navi battenti bandiera estera, dipendenti delle Ferrovie di stato sui traghetti, e tanto altro.

In Europa si possono contare circa 3.000 pescherecci con l’Italia che occupa il secondo posto dopo la Spagna. Diventa di fondamentale importanza, pertanto, non trascurare la questione sulla tutela dei lavoratori dei pescherecci italiani per la nostra economia. Le ONG, infatti, da tempo rivendicano un miglioramento delle condizioni di lavoro degli equipaggi presenti sui pescherecci a lunga distanza facendo pressioni sui Governi, sui produttori e sui grandi marchi.

Basandosi sulla Convenzione ILO C188 sul lavoro nella pesca, pubblicata nel 2007, sono stati sviluppati diversi standard privati che aiutano a dare concretezza ai principi ILO, fornendo anche la base per attività di verifica e anche di certificazione.

L’attenzione ricade principalmente sulla pesca del tonno, sulla trasformazione e la sua distribuzione. Si vogliono garantire modalità di verifica finalizzate a consentire la tutela del lavoratore, ispezionare le pratiche sul peschereccio con particolare attenzione alla lavorazione a bordo, lo scarico in porto, lo stoccaggio prima della spedizione, il rispetto dell’ambiente.

L’obiettivo è quello di creare una maggiore consapevolezza degli operatori e catalizzare l’attenzione dei media e dei consumatori sulla possibilità di uno sviluppo sostenibile.

Il settore ittico: la sua importanza e le sue problematiche

Il settore ittico è per l’Unione Europea un settore importantissimo e riveste notevole importanza per i cittadini e per le comunità interessate. Sono circa 350.000 le persone nell’UE che lavorano nella pesca e nell’acquacoltura ed il valore aggiunto lordo del trattamento dei prodotti ittici è pari al 6% di tutta l’industria alimentare. L’UE importa 25 miliardi di euro di prodotti ittici e ne esporta 4,7 miliardi di euro. Sono molte le aziende europee, inoltre, che catturano e lavorano notevoli quote della loro produzione fuori dall’UE con la presenza di molti lavoratori nel mondo addetti alla fornitura di prodotti ittici destinati al mercato europeo.

I dati economici si scontrano con le problematiche sociali di questa categoria di lavoratori. Per incominciare è noto lo sfruttamento dei lavoratori marittimi, nell’UE ma anche all’esterno, con l’impiego di lavoratori migranti in acque territoriali UE. Altro punto riguarda l’ineguaglianza sociale mancando un quadro di concorrenza leale con la conseguenza che le aziende di lavorazione che operano fuori dall’UE possono operare a costi inferiori derivanti da standard sociali inferiori. A tutto questo si aggiunge la mancata sicurezza sul lavoro che può essere mal retribuito, pericoloso e di conseguenza non attraente per i giovani nonostante questo mestiere produca alimenti altamente nutrienti e proteici e a basse emissioni di carbonio.

Tutto questo scaturisce, altresì, da una mancata considerazione delle legislazioni riguardanti i prodotti ittici e da una scarsa rappresentanza dei lavori nelle strutture politiche e gestionali, nelle organizzazioni dei produttori nell’UE e nei settori di produzione e lavorazione fuori dall’UE.

La scarsa sindacalizzazione dei lavoratori della pesca comporta una scarsa rappresentanza e presenza nelle sedi critiche dove si svolgono i processi decisionali del settore. In questo modo, viene favorita la violazione del diritto del lavoro. Ad oggi, la sindacalizzazione dei lavoratori del settore ittico è assai inferiore rispetto al passato resa difficile dal mancato accesso e dalla mancanza di comunicazione con i lavoratori migranti. Difficile, altresì, la sindacalizzazione dei lavoratori stagionali e nel settore europeo della pesca molti piccoli pescatori autonomi non sono rappresentanti sindacalmente. Qualche dato favorevole si può registrare nel Regno Unito, dove è stata recentemente costituita una nuova organizzazione di produttori per operatori singoli e autonomi ed in Spagna dove vi è più sindacalizzazione rispetto ad altri Paesi europei.

Il settore ittico abbonda di piccoli produttori e aziende familiari. Nell’elaborazione delle leggi non si tiene conto di queste fasce e del potenziale impatto su di loro.

È opportuno considerare che la pesca, la lavorazione e l’acquacoltura sono sviluppate in luoghi dove le attività alternative ad essa sono poche. Molte comunità costiere, infatti, sono particolarmente dipendenti dal Mercato, commercio e dimensione internazionale del settore ittico dell’Unione europea.

Il settore ittico può rappresentare fino al 50% dell’occupazione in zone come la Scozia settentrionale o le coste della Galizia, in Spagna.

La pesca ha un peso significativo in termini di tradizione e cultura ed il settore è rifornito da molteplici settori accessori come, ad esempio, quello della produzione di mangimi per acquacoltura e attrezzature, dei cantieri navali e del turismo. Ma la pesca è anche l’occupazione più pericolosa in Europa e, nonostante la rilevanza di tale dato, mancano ancora i fondi per la formazione alla sicurezza.

La mancanza di reti di sicurezza sociale ha conseguenze anche sulle modalità di cattura e ritenzione del pesce. Negli ultimi tempi, grazie anche alle pressioni esercitate dalle ONG sui governi, i distributori hanno adottato politiche per la sostenibilità dei prodotti ittici.

Il programma MSC, ad esempio, è a capo del movimento per l’etichettatura dei prodotti della pesca sostenibile. Vi sono, inoltre, valutazioni relative alle condizioni di sostenibilità dei prodotti ittici e le certificazioni per l’acquacoltura prevedono ora controlli sulle condizioni di lavoro.

Se è chiaro che nella categoria dei marittimi vi sono tutti i lavoratori e le lavoratrici che operano sul mare è altrettanto importante ricordare che al popolo del mare appartengono tutti coloro che operano anche per e con il mare. E per tutto il Pianeta.

[ Cristina Marcello ]