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Indagine Assosementi: il valore della tracciabilità, il ruolo della soia

Soy beans in a Bowl

Per oltre il 90% dei consumatori la tracciabilità deve partire dal seme, ma in Italia il 30% della soia «pecca» di questa garanzia. Un confronto, a Roma, sui dati del sondaggio che evidenzia come l’83% dei consumatori presti attenzione all’origine degli alimenti mentre un terzo si rivela consumatore abituale di soia

Se, come afferma un sondaggio realizzato da Pepe Research per Assosementi – l’associazione che riunisce le aziende sementiere italiane – su un campione di 800 intervistati, l’83% dei consumatori presta attenzione all’origine degli alimenti, un terzo afferma di consumare soia abitualmente, mentre ben il  91% degli italiani ritiene importante che la tracciabilità della produzione agroalimentare debba partire dal seme, si capisce come possa pesare e non poco il dato secondo cui  in Italia non sia possibile garantire la provenienza di circa il 30% della soia seminata.  Un’incertezza che, dicono gli esperti, mina la qualità di questa coltura alla base della dieta animale e quindi all’origine di tante filiere d’eccellenza del Made in Italy.

Dati che fanno riflettere, presentati a Roma nel corso dell’incontro «La tracciabilità tradita: il caso della soia».  Lo studio conferma il ruolo da protagonista della soia, consumata abitualmente da un terzo degli italiani, in prevalenza giovani (18-34 anni) e in leggera maggioranza di genere femminile. Ed anche per il futuro si prospetta un andamento in crescita. Da sottolineare inoltre, come il 97% del campione sia correttamente informato sul ruolo che riveste la soia nell’alimentazione animale.

Secondo l’indagine condotta da Assosementi a livello nazionale “L’Italia è il primo produttore di soia a livello UE, ma le produzioni sono minacciate dall’uso crescente di sementi non certificate e di origine incerta – ha dichiarato Paolo Marchesini, Presidente Sezione colture industriali di Assosementi. –  Se il 30% del prodotto non è tracciato e si mischia con la soia regolarmente certificata a risentirne sono le eccellenze agroalimentari delle quali il nostro Paese ha saputo fare un marchio di qualità e distinzione nel mondo”.

“La ricerca rivela come i cittadini siano in prima linea nella richiesta di prodotti di qualità e realizzati in modo tracciabile a partire dal seme – ha dichiarato invece Filippo Gallinella, Presidente della Commissione Agricoltura alla Camera. –  Per rispondere a questa domanda crescente da parte dei consumatori stiamo lavorando per migliorare sempre più i contratti di filiera, la chiave per costruire un percorso che garantisca la totale trasparenza di tutto l’iter produttivo dell’agroalimentare italiano e ci aspettiamo un segnale concreto proprio dalla filiera stessa in questa direzione”.

Altro dato interessane, l’inchiesta ha rivelato che secondo il 90% degli intervistati mancano adeguati strumenti di informazione: un’esigenza che è resa ancora più evidente dal fatto che i consumatori di soia sono più attenti della media alle informazioni sulla tracciabilità del prodotto.

[ Roberta Di Giuli ]

 

 

[ LA SOIA IN ITALIA ]

 

Hanno raggiunto 326.500 ettari le superfici coltivate a soia in Italia nel 2018, pari ad un +1,22% rispetto all’anno precedente.  Massima produzione si ha nel nord-est del paese (78%) e la rimanenza nel nord-ovest, con quote minimali nel centro-sud. Il Veneto produce poco più della metà (50,6%) di tutta la soia italiana, seguito dal Friuli Venezia-Giulia (17%). In Veneto si è registrata una crescita del 7% circa, in Friuli del 4% (Dati ISTAT).

L’Italia è il primo produttore di soia della Unione Europea. Nel 2018 la produzione del nostro Paese ha fatto registrare una crescita arrivando a 1,13 milioni di tonnellate (+11,7% rispetto al 2017): le rese produttive sono salite da 3,1 a 3,4 tonnellate per ettaro (Dati ISTAT).

Nel 2017/2018 la quantità di soia importata in UE da paesi terzi è stata complessivamente di 14 milioni di tonnellate. L’Italia è stato il quarto paese europeo per importazione di soia, con una quota del 9% del totale importato in UE.

Per quanto riguarda i prezzi, l’andamento italiano è stato conforme a quello internazionale. Fino all’inizio dell’estate, i valori si sono mantenuti sui 380 euro a tonnellata, scendendo poi a 320 per risalire a 350 all’inizio dell’anno in corso (Elaborazione Terra & Vita da fonte ISMEA).

Le superfici destinate alla moltiplicazione di sementi in Italia nel 2018 sono state 11.457 ettari, in calo del 3% rispetto al 2017 (Fonte Crea-DC).