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Al G20 di Roma accordi e prospettive

Il Summit dei Grandi si è concluso con un documento finale ma anche con tanti incontri bilaterali ed importanti strette di mano

I lavori del G20 si sono chiusi il 31 ottobre con la conferenza stampa del premier Mario Draghi, Presidente di questa edizione del vertice mondiale. Alle sue spalle tre parole che hanno fatto da sfondo agli incontri di questi giorni: «People, Planet, Prosperity».

Il G20 ha rappresentato unità d’intenti e condivisione di obiettivi nell’intervenire con urgenza contro l’emergenza climatica. Per tutti è chiaro, ormai, che non c’è più tempo da perdere per attuare la transizione ecologica. Mario Draghi, a tale proposito, ha sottolineato: “L’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici mostra che dobbiamo effettuare tagli immediati, rapidi e considerevoli alle emissioni per evitare conseguenze disastrose” aggiungendo: “Dobbiamo ascoltare i moniti che arrivano dalla comunità scientifica globale, contrastare la crisi climatica in questa decade, onorare l’Accordo di Parigi e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.

L’accordo raggiunto riguardo al tetto massimo dei livelli di surriscaldamento globale ad 1,5 gradi dimostra che si è andati oltre gli impegni di Parigi ma che questo risultato richiederà azioni significative ed efficaci nonché tanto lavoro da parte di tutti i Paesi. Un prudente ottimismo per il futuro, dunque, da parte di Draghi che chiede un impegno ad essere concreti e seri.

L’impegno è stato evidente tra gli «sherpa» dei leader del G20 dove si è lavorato tutta la notte per raggiungere un accordo soprattutto sui punti più controversi riguardanti il clima. Il multilateralismo è stato invocato spesso dal nostro premier come un modo imprescindibile per contrastare in modo efficace il cambiamento climatico. I più scettici hanno sottolineato la mancanza di una data di scadenza precisa degli impegni presi e la presenza soltanto di una indicazione di massima. L’incertezza relativa a tempistiche precise di realizzazione evidenzia la reale difficoltà di trovare compromessi tra i vari Paesi.

Le resistenze interne al G20, in modo evidente, provengono dai Paesi che sono sia principali esportatori di idrocarburi sia principali consumatori. Lo stesso Draghi ha ammesso, in apertura della giornata, che al tavolo dei lavori si sono presentate idee differenti “su quanto rapidamente dobbiamo iniziare ad agire e sulla velocità con cui dobbiamo cambiare rotta”. Non sono mancate, infatti, le pressioni contrastanti di India, Indonesia e Cina; quest’ultima, infatti, guardava insistentemente, come data di scadenza delle emissioni zero, al 2060.

Cina e India hanno ribadito che i veri responsabili del surriscaldamento globale siano, in realtà, le economie mature che hanno portato all’accumulo nell’atmosfera di gran parte di CO2. Ma i dati dimostrano che, ad oggi, è la Cina il primo Paese al mondo per emissioni. L’India il terzo.

Ed anche la Russia non riconosce realizzabile entro il 2050 l’impegno assunto. Significative, a tale proposito, le parole del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov: “Il 2050 non è un numero magico, se questa è l’ambizione dell’Ue, altri Paesi hanno altre ambizioni”.

Non è passata inosservata, del resto, l’assenza al vertice del Presidente cinese Xi Jinping che dicono non muoversi dal suo Paese da tempo e del Presidente russo Putin ufficialmente rimasto a Mosca per motivi legati all’emergenza pandemica. In loro rappresentanza hanno preso parte ai lavori del G20 il Ministro degli Affari Esteri della Repubblica popolare cinese, Wang Yi ed il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.

La decarbonizzazione non mette tutti d’accordo

Durante la seconda giornata del G20 si è raggiunto un ulteriore obiettivo a difesa del clima: lo stop ai finanziamenti pubblici per le centrali a carbone entro il 2021. Molti degli obiettivi sulla decarbonizzazione, però, restano ampiamente sottodimensionati rispetto al continuo allarme lanciato dalla comunità scientifica. Ma Draghi si mostra fiducioso in quanto oggi, a differenza del passato, ci sono obiettivi comuni pur non essendo comune, invece, la data per la neutralità carbonica. La Russia, in particolare, sostiene, con fermezza, tramite il Ministro Lavrov, che il Paese “cercherà di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060” in quanto il target del 2050 è stato concordato in occasione del G7 e non sarebbe stato elegante né rispettoso, per il ministro russo, presentare tale questione al G20.

I dati dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) sembrano, al contrario, affermare la necessità di prendere urgenti provvedimenti per fermare gli eventi meteorologici estremi che si presentano sempre più di frequente: “Sempre più ondate record di caldo, oceani si alzano velocemente e mari mai stati così acidi”.

Il premier Draghi ha ricordato che: “la crisi climatica è il problema decisivo dei nostri tempi. Mette in pericolo il nostro sostentamento, minaccia la nostra prosperità, mette a rischio il nostro futuro. Con lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare e gli eventi meteorologici estremi, che si verificano sempre più frequentemente, ci troviamo di fronte ad una scelta semplice. Possiamo agire ora o pentircene in seguito”.

Nella dichiarazione finale del vertice di Roma, si riconosce, infatti, l’urgenza di piantare 1.000 miliardi di alberi per combattere il degrado del suolo ed assorbire il carbonio sollecitando tutti i Paesi a raggiungere l’obiettivo entro il 2030. Non si è esclude, pertanto, il coinvolgimento anche del settore privato.

Nell’annunciare la scelta di triplicare i fondi destinati all’ambiente, Draghi sottolinea il notevole contributo di natura pubblica ma coglie l’occasione per sottolineare le potenzialità del settore privato. “Il settore pubblico sta facendo grandi passi in avanti utilizzando meccanismi mai utilizzati fino ad ora per il clima con finanziamenti ad esso dedicati. Il settore privato può fare lo stesso moltiplicato per un fattore molto grande” ha dichiarato Draghi in conferenza stampa di chiusura al G20. Ma per fare questo il premier ritiene che debba concretizzarsi un allineamento delle condizioni tra Paesi.

La transazione non sarà un processo veloce perché richiederà azioni concrete ma sicuramente segnerà un percorso inarrestabile. Sarà sufficiente guardarsi indietro, da dove venivamo e non solo dove vogliamo arrivare con velocità ed urgenza, per guardare ai risultati raggiunti con ottimismo.

[ Cristina Marcello ]