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E il cittadino divenne scienziato in nome della biodiversità

CSMON-LIFE

Si chiama CSMON-LIFE (Citizen Science MONitoring) il progetto del programma europeo Life+ che mira al coinvolgimento dei cittadini nella raccolta di dati sulla biodiversità in una prolifica collaborazione con enti di ricerca e istituzioni. È una strategia per rendere più facile e più incisiva la lotta in difesa di un patrimonio vitale

Nella lotta alla perdita della biodiversità siamo tutti potenziali arruolati. Il piano d’attacco della Comunità Europea, che recita come ufficiale obiettivo al 2020: “porre fine alla perdita di Biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici nell’UE, e ripristinarli nei limiti del possibile, intensificando al tempo stesso il contributo dell’UE per scongiurare la perdita di Biodiversità a livello mondiale”, è un decisivo «avanti tutta» e con tutti i mezzi, e con tutti gli alleati possibili, per scongiurare la perdita di una «conditio» dell’esistenza. L’Unione Europea ha dunque intenzione – perché se c’è di mezzo la sopravvivenza non c’è scelta – di tutelare sempre di più la biodiversità e gli ecosistemi con interventi di protezione, monitoraggio e ripristino ecologico, per scongiurare cambiamenti irreversibili dell’ambiente.

Raccogliere per conservare

Se la comunità scientifica ha bisogno di adepti, che scendano dunque in campo i comuni mortali! Ma in che modo normali cittadini possono diventare parte attiva del mondo della ricerca?  Innanzitutto con la raccolta di dati scientifici sul campo, contribuendo così all’elaborazione di efficaci strategie di conservazione della biodiversità. Ma ci sono progetti nati ad hoc, anche nel nostro «biodiversissimo» Paese. CSMON-LIFE (Citizen Science MONitoring), ad esempio!

CSMON LIFE

Si tratta di uno tra i primi progetti italiani che attiva iniziative di «Citizen Science», ed è inserito tra i quarantasette che la Commissione europea ha approvato nel 2014 nel quadro del programma LIFE+, lo strumento che finanzia progetti per lo sviluppo e l’attuazione della politica e del diritto in materia ambientale. Grazie a questo progetto, sempre più concreta è in Italia la collaborazione tra cittadini, istituti di ricerca e istituzioni. La «Citizen Science», infatti, coinvolge i cittadini anche nello sviluppo di politiche ambientali condivise, e quindi intrinsecamente più efficaci. Viene infine da sé che un cittadino informato è un cittadino consapevole in grado di modificare i propri eventuali comportamenti al fine comune del bene ambientale. Il progetto vede coinvolti l’Università degli Studi di Trieste, l’Agenzia Regionale per i Parchi, Comunità Ambiente, il Centro Turistico Studentesco e Giovanile, l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, il Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza Università di Roma e quello di Biologia dell’Università di Roma Tor Vergata.

Individuare, fotografare… collegarsi

Tra gli strumenti che i cittadini avranno a disposizione per partecipare attivamente alle campagne di «Citizen Science» di CSMON-LIFE e dei suoi stakeholder, vi è anche una App per la segnalazione di «specie target». Il sistema è pubblico e accessibile online e permette ai cittadini (previo consenso sull’uso dei dati personali) di contribuire alla conoscenza e tutela della biodiversità del nostro paese. I dati, una volta validati da esperti del settore, andranno ad arricchire i database del Network Nazionale della Biodiversità (NNB), un sistema di banche dati nazionale promosso dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Basta individuare una «specie target», scattare la foto e inviare la segnalazione.

CSMON LIFEIl funzionamento dell’app è semplice e intuitivo ed è disponibile su Google Play per gli smartphone che utilizzano il sistema Android e su Apple Store per i dispositivi con sistema operativo iOS. Basta cercare CSMON-LIFE e scaricare gratuitamente l’applicazione.

L’app è solo uno degli strumenti a disposizione dei cittadini che potranno prendere parte alle diverse campagne di Citizen science, sviluppate attorno ad una serie di tematiche ambientali

Il vulnerabile mondo della biodiversità

Il complesso affollato mondo della biodiversità, può essere esplorato – e aiutato – valutando i fattori responsabili della perdita e monitorando i fenomeni che, con più evidenzia di altri, testimoniano che qualcosa sta pericolosamente cambiando.

La perdita di biodiversità derivante dalla comparsa di specie aliene

Questo è oggi una delle principali emergenze ambientali. Le specie aliene sono la seconda causa di perdita di biodiversità a scala globale. Di particolare rilevanza risulta inoltre l’impatto che le specie aliene invasive possono avere sulla salute umana e sulle attività economiche. L’Italia è uno dei paesi europei maggiormente colpiti da questo fenomeno, anche a causa di un clima favorevole alle nuove specie. Risultati preliminari del progetto DAISIE indicano che in Italia continentale sono presenti 1516 specie alloctone, 253 in Sicilia e 302 in Sardegna. Di queste specie, 120 sono marine, 97 di acque dolci, 902 terrestri. Ed è il Mediterraneo il bacino europeo con il più alto numero di specie alloctone che causano impatti ecologici ed economici;

Gli effetti dei cambiamenti climatici


Photo: Parco Naturale Regionale del Beigua

In tutta Europa, negli ultimi anni, sono state osservate temperature medie più elevate, nonché precipitazioni in diminuzione nelle regioni meridionali, e in aumento in Europa settentrionale. In Italia, dagli anni sessanta a oggi, le temperature medie annuali sono aumentate di circa 1,4 °C. Confrontando i dati relativi alle precipitazioni, registrati negli ultimi 100 anni, i ricercatori hanno rilevato un calo globale del 5%. Studi recenti confermano che in Italia il 98% dei ghiacciai si stanno ritirando con forti ripercussioni a carico delle riserve idriche. Le aree a rischio di desertificazione sono in aumento soprattutto al Sud dove il fenomeno interessa quasi il 40% del territorio con punte del 60% in Puglia, del 50% in Basilicata e del 46% in Sicilia. Questi drastici cambiamenti hanno un forte impatto sugli ecosistemi, cambiandone la struttura, e sovente anche la scomparsa, con la relativa perdita di biodiversità.

La conservazione delle specie rare

Diverse specie sono definite «rare» in quanto presenti in un’area con popolazioni di dimensioni ridotte. A volte tali specie sono endemismi stretti o puntiformi, e sono presenti solo in una determinata area molto limitata in tutto il pianeta. In altri casi si tratta di specie che sono rare qui da noi, in quanto al limite del loro areale, ma magari comuni in altre aree. La Campagna di intervento sulle specie rare mira al coinvolgimento del pubblico nella segnalazione della presenza sul territorio di specie animali e vegetali considerate rare e meritevoli di attenzione per la tutela. In questo caso specifico i «citizen scientists» saranno anche preventivamente istruiti sulle modalità? di interazione con le specie target, in modo da non mettere a repentaglio l’incolumità? dei soggetti individuati.

I licheni e la qualità dell’ambiente

Caladonia stellaris

I licheni sono usati ormai da più? di venti anni come indicatore dell’alterazione ambientale, in particolare dovuta al traffico veicolare ed al riscaldamento urbano. Tramite il campionamento di quattro specie che crescono sui tronchi degli alberi, facilmente riconoscibili anche da parte dei cittadini, verrà indagato l’impatto delle attività umane nell’area di studio, gettando le basi potenziali per una rete di monitoraggio permanente gestita dai cittadini, e capace di evidenziare aree a maggiore impatto, ove concentrare energie e risorse per iniziative di ripristino ambientale. Dalle proporzioni relative delle quattro specie sara? infatti possibile la redazione di mappe che diano una stima dell’impatto del traffico veicolare e del riscaldamento domestico sulla qualita? dell’aria nell’area di studio.

L’economia della pesca e gli ecosistemi marini

A partire dall’apertura del Canale di Suez nel 1869, vi e? stato un afflusso di specie (59 note ad oggi) del Mar Rosso e dei mari Indiano e Pacifico verso il Mar Mediterraneo. Molte di queste specie hanno raggiunto il mare Adriatico. Alcune di queste specie entrano in competizione con specie locali, spesso di maggior valore economico per il mondo della pesca commerciale. Altre vanno a sostituire le specie locali, depauperando la biodiversità e compromettendo il funzionamento degli ecosistemi marini. La diffusione di queste specie, parametro fondamentale per comprendere come limitarne gli effetti, è tuttavia ancora poco nota.

Roberta Di Giuli
[10 Mar 2015]