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La conservazione della biodiversità in Italia

Stormo di Cavalieri d’Italia in volo nel Parco Nazionale del Circeo

di Alessandro La Posta, Nicoletta Tartaglini • Le attività della «Direzione per la Protezione della Natura e del Mare» per la conservazione della biodiversità e la divulgazione delle conoscenze

 

 

L’Italia è un Paese che, grazie alle sue caratteristiche fisiche, geografiche e storiche, presenta un elevato valore di Biodiversità, a tutti i livelli, da quello genetico a quello ecosistemico e paesaggistico. Diversi studi sulla flora, fauna e vegetazione presenti sul territorio nazionale sono stati compiuti dalle nostre Università ed Istituti di ricerca, raggiungendo nel corso degli anni livelli di eccellenza di valenza internazionale. Con questa consapevolezza, dalla fine degli anni ’90, la Direzione per la Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente ha intrapreso un percorso costante e lungimirante finalizzato alla sistematizzazione delle numerose fonti di dati che esistevano sul territorio. Obiettivo di questo percorso è stato quello di conoscere, documentare e tutelare, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, la biodiversità italiana. Sono stati sostenuti vari progetti e, laddove emergevano di volta in volta lacune tematiche o territoriali, sono stati promossi ulteriori studi. Certamente molto resta da fare specialmente per alcuni gruppi di specie quali ad esempio gli invertebrati (che rappresentano quantitativamente il gruppo con il maggior numero di specie), le alghe di acqua dolce o alcuni tipi di funghi, di vegetazione e di paesaggi; tuttavia, il percorso intrapreso, ha permesso di giungere alla definizione di nuovi e calibrati obiettivi per il decennio 2010- 2020, attraverso l’attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità.

Conoscere per conservare

Una pietra miliare nella conoscenza delle specie animali, che vivono nel territorio e nei mari del nostro Paese, è il progetto «Checklist delle Specie della Fauna d’Italia», che enumera circa 56.000 specie. L’Italia è stato il primo Paese europeo a dotarsi di un elenco completo delle specie faunistiche che vivono sul proprio territorio: la Checklist fornisce informazioni sulla loro distribuzione, sullo status di specie endemica e di specie minacciate, sulle specie ospiti per i parassiti e sulla nidificazione per gli uccelli. Per la sua utilità e per il suo pregio quest’opera è diventata, dopo qualche anno, il punto di partenza del più ampio progetto, tutt’ora in corso di realizzazione, della «Checklist della fauna europea » coordinato dal Comitato Scientifico della Fauna d’Italia. Per quanto riguarda le specie vegetali, nel 2005 è stata realizzata la prima edizione della «Checklist della flora vascolare italiana», opera che ha permesso di avviare un processo di centralizzazione della conoscenza floristica e tassonomica delle specie vascolari (6.711 entità) e fornire un riferimento utile e di facile consultazione per i gestori delle Aree protette e le Amministrazioni regionali; nel 2009 è stato inoltre possibile realizzare la prima checklist (con chiavi di riconoscimento) relativa alle 32 specie di Characeae presenti in Italia. Per l’ambito marino, la realizzazione delle Checklist delle «alghe pluricellulari marine bentoniche» delle coste italiane (Catalogo del Macrofitobenthos); del coralligeno; e dello zooplacton, hanno permesso di realizzare un quadro conoscitivo abbastanza completo, di riferimento per i futuri impegni di attuazione della Strategia marina europea e per l’attuazione della Rete Natura 2000 a mare e di supporto per l’istituzione di nuove Aree marine protette previste dalla normativa nazionale. Per affrontare il livello di «biocenosi», cioè più specie animali e vegetali che vivono contemporaneamente nello stesso territorio instaurando tra loro legami funzionali, è stato dato particolare rilievo alla descrizione, alla distribuzione, alle cause di degrado ed ai fattori di rischio degli habitat presenti in Italia. In considerazione di quanto stabilito a livello comunitario dalla Direttiva 92/43/CEE «Habitat», che individua nell’allegato I un elenco di habitat ritenuti a rischio di estinzione per i quali è necessario individuare siti di importanza comunitaria con lo scopo di conservare questi habitat, è stata commissionata alla Società Botanica Italiana la realizzazione di un «Manuale nazionale di interpretazione degli habitat» che permettesse di calare nella specificità italiana gli obblighi di tutela previsti a livello comunitario. Questa prima fase ricognitiva ha permesso di realizzare diversi prodotti di carattere divulgativo quali le iconografie, la serie dei «Quaderni di Conservazione della Natura», la collana «Quaderni Habitat», «La fauna d’Italia» del Touring Club tanto per citarne alcuni, finalizzati ad ampliare la sensibilizzazione di un vasto pubblico che comprenda non solo gli addetti ai lavori, ma anche gli appassionati e i singoli cittadini. Successivamente sono stati realizzati gli Atlanti che, rispetto alle checklist, forniscono informazioni sulla distribuzione delle specie. Essi sono molto utili per gli aspetti di gestione e monitoraggio del territorio, riportando, quando possibile, anche dati sullo stato di conservazione delle popolazioni. A livello nazionale sono stati realizzati l’«Atlante degli Anfibi e Rettili», l’«Atlante delle specie vascolari ritenute di interesse conservazionistico », e l’«Atlante delle migrazioni degli uccelli» (passeriformi e non passeriformi) presenti in Italia. La conoscenza, la distribuzione e il monitoraggio dello stato di conservazione della Biodiversità nazionale a livello di specie ha rappresentato il primo irrinunciabile approccio per rispondere a quanto richiesto da Direttive, Accordi e Convenzioni internazionali che tutelano elenchi di specie o particolari gruppi o ambienti quali ad esempio le Direttive comunitarie 79/409 Uccelli e 92/43 Habitat, la Convenzione di Ramsar per le zone umide, la Convenzione di Bonn per le specie migratrici, la convenzione di Barcellona per il Mare Mediterraneo, la convenzione di Washington (CITES) che vieta e/o regolamenta il commercio di specie animali e vegetali minacciate di estinzione.

Un equilibrio minacciato

Già dal 2000, le specie aliene o esotiche, cioè le specie originariamente estranee alla fauna e alla flora di un determinato territorio, la cui introduzione è avvenuta ad opera dell’uomo, tramite un trasferimento motivato o involontario, sono state identificate a livello mondiale come una delle principali cause di minaccia per la biodiversità. Le piante, gli animali e gli altri organismi alieni, introdotti in un habitat diverso da quello originario, rischiano di compromettere i normali cicli biologici di un territorio, danneggiando le specie autoctone e mettendone, talvolta, a rischio la stessa sopravvivenza. Con tale consapevolezza, la Direzione ha promosso studi e ricerche volti alla identificazione delle specie esotiche presenti in Italia, sia per la fauna che per la flora italiana, marina e terrestre. Nel 2009, in occasione della Giornata Mondiale per la Biodiversità dedicata alle specie esotiche invasive, il Ministro Prestigiacomo ha annunciato l’impegno del Ministero dell’Ambiente ad ospitare presso l’ISPRA il portale web e la banca dati sulle specie aliene della IUCN, Global Invasive Species Database (GISD), riconosciuta come il più autorevole e completo database a livello globale sulle specie aliene, garantendone il supporto finanziario, l’aggiornamento e lo sviluppo di nuove funzionalità. Questo strumento consentirà di fornire un supporto sostanziale a livello mondiale a tutti coloro che sono impegnati nel contrastare le invasioni biologiche, limitando gli impatti economici e la perdita di biodiversità, anche grazie ad un sistema di allarme precoce e di informazione basato su un inventario globale esaustivo delle specie aliene.

Il supporto cartografico

L’insieme delle solide conoscenze scientifiche e territoriali, acquisite a livello nazionale, ha permesso di giungere all’elaborazione di cartografie di sintesi quali le «Important Bird Areas» (Aree Importanti per gli Uccelli), le «Important Faunal Areas» (Aree di Importanza Faunistica), le Aree idonee alla tutela dei grandi mammiferi (carnivori e ungulati) e le «Important Plant Areas» (Aree Importanti per le Piante), che offrono un supporto conoscitivo e operativo e permettono, a partire dal livello di specie per giungere a quello di paesaggio e territorio, di individuare gli ambiti territoriali dove è fondamentale mettere in atto strategie di conservazione. Dall’analisi della distribuzione di tali aree sul territorio, è risultato che l’insieme delle Aree protette di valenza internazionale, nazionale (Siti della Rete Natura 2000, aree Ramsar, aree MAB dell’UNESCO, Parchi Nazionali, Riserve Naturali Statali, Aree Marine Protette), regionale e locale, che coprono circa il 20% del territorio nazionale, include la maggior parte dei territori a maggiore incidenza di biodiversità. A tale proposito è opportuno ricordare gli sforzi compiuti per l’individuazione di nuove Aree protette. Nel 2010 è stato pubblicato il VI Aggiornamento dell’Elenco Ufficiale delle Aree Protette (EUAP) che, rispetto al precedente del 2003, riporta un incremento di 99 Aree protette, per un totale di 871 aree e una superficie protetta a terra di 3.163.591 ettari (oltre il 10% del territorio nazionale) e di 2.853.034 ettari a mare. Relativamente alle Aree marine protette, le previsioni normative hanno individuato complessivamente 52 aree di reperimento, aree la cui tutela, attraverso l’istituzione di Aree marine protette, è considerata prioritaria: in 32 di queste aree esistono già provvedimenti di tutela, con 27 Riserve marine, 2 Parchi nazionali con estensioni a mare, 2 Parchi archeologici sommersi e il grande Santuario internazionale per la salvaguardia dei mammiferi marini.

Le sfide del futuro

Nel prossimo decennio la Direzione per la Protezione della Natura e del Mare continuerà a mantenere vivo il suo impegno per conservare il patrimonio di Biodiversità presente in Italia, inestimabile non solo per il suo valore intrinseco ma anche perché frutto di una storia evolutiva unica che ha visto protagonisti l’uomo e l’ambiente naturale. Per fare questo la Direzione si adopererà per promuovere un’efficace attuazione della Strategia Nazionale per la Biodiversità, in particolare attraverso un approfondimento delle conoscenze sulla consistenza, le caratteristiche e lo stato di conservazione di habitat, specie ed ecosistemi, sui fattori di minaccia diretti e indiretti, nella consapevolezza che il successo nelle azioni di conservazione ci permetterà di continuare ad usufruire di quei servizi ecosistemici indispensabili per il nostro benessere e la nostra prosperità.

Alessandro La Posta, Nicoletta Tartaglini

Direzione per la Protezione della Natura e del Mare Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare