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La politica di sviluppo rurale: un’opportunità per la biodiversità

Policolture tradizionali a piccola scala ad alto valore naturalistico

di Giuseppe Blasi • L’agricoltura è inclusa tra i principali settori chiamati a fornire un contributo al raggiungimento dell’obiettivo di arrestare il declino della biodiversità sancito nel Consiglio europeo di Göteborg. L’impegno del Mipaaf

 

 

È ormai acquisita la consapevolezza dell’importante ruolo dell’agricoltura, che occupa circa il 50% del territorio nazionale, a favore della tutela della biodiversità. Ed in particolare, attraverso sia la creazione e il mantenimento di particolari habitat naturali o semi-naturali, sia la conservazione delle risorse genetiche di interesse agrario. L’evoluzione dei sistemi agricoli associata alla grande varietà delle condizioni ambientali del territorio ha, nel corso del tempo, inciso fortemente sulla struttura del paesaggio creando, contemporaneamente, habitat specifici per un grande numero di specie (vegetali e animali), e dando luogo alle aree agricole ad alto valore naturale, ovvero ad aree intrinsecamente ricche di biodiversità. Nel nostro Paese, queste possono essere individuate tra i prati permanenti e i pascoli delle Alpi e degli Appennini, tra le praterie substeppiche del Sud e delle Isole, tra le aree a colture estensive ricche di strutture semi-naturali come siepi, boschetti e muretti a secco del Centro-Sud, e interessano circa un quarto della superficie agricola nazionale. Tuttavia, i processi di specializzazione e di intensificazione da un lato, e di abbandono delle aree rurali più marginali e delle pratiche agricole tradizionali dall’altro, minacciano il delicato equilibrio tra agricoltura e biodiversità. Contrastare questi processi costituisce pertanto un’azione chiave per arrestare il declino della biodiversità, e per promuovere un moderno modello di agricoltura a servizio di tutta la collettività. A tal fine la tutela dell’ambiente è diventata parte integrante della Politica Agricola Comunitaria, attraverso un processo di riforma avviato agli inizi degli anni ’90. In particolare la politica di sviluppo rurale viene individuata quale strumento fondamentale per la conservazione e la valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche degli agro-ecosistemi. Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf), ha colto questa sfida con un impegno sempre crescente. Attualmente, lo Sviluppo Rurale concorre all’attuazione del Sesto Programma Comunitario d’Azione in materia di ambiente: tra i punti fondamentali emergono la biodiversità e la gestione dei Siti Natura 2000. Nell’attuale periodo di programmazione, il Mipaaf ha inserito la conservazione della biodiversità e la tutela dei sistemi agricoli e forestali ad alto valore naturale tra gli obiettivi prioritari assegnati alla politica di sviluppo rurale 2007-2013. Attraverso il Piano Strategico Nazionale (PSN), che delinea la Strategia Nazionale, ha indicato, di concerto con il Ministero dell’Ambiente e un ampio partenariato ambientale, una serie importante di azioni chiave attorno alle quali le Regioni hanno definito le misure operative sulla base delle esigenze locali. Ciò ha rafforzato in modo consistente l’orientamento in materia di buone pratiche in favore della conservazione degli ambienti naturali e del paesaggio rurale. Le azioni sono incentrate sulla tutela e salvaguardia dei Siti Natura 2000 (direttiva 79/409/CEE e direttiva 92/43/CE), sul mantenimento delle aree agricole e forestali ad Alto Valore Naturale e sulla conservazione delle risorse genetiche animali e vegetali, e vanno attuate secondo una logica di integrazione e concentrazione territoriale degli interventi.

In particolare, tra le azioni chiave suggerite, troviamo:

• l’introduzione e la prosecuzione del sostegno a metodi di produzione estensivi e biologici;

• la tutela e la salvaguardia delle risorse genetiche animali e vegetali di interesse agricolo a rischio di estinzione;

• il collegamento funzionale tra habitat naturali residui e ripristinati e il loro ampliamento, tramite un miglioramento naturalistico della matrice agricola e la creazione di nuovi ambienti naturali, anche in aree intensive;

• la conservazione e la valorizzazione di habitat semi-naturali dove è praticata un’agricoltura estensiva e di particolari habitat ed elementi strutturali naturali;

• il ripristino di zone umide nelle zone di bonifica e la rinaturalizzazione delle fasce fluviali;

• lo sviluppo di corridoi ecologici, il potenziamento dei nodi della rete ecologica e il miglioramento del grado di connettività tra le Aree protette;

• la preparazione di Piani di protezione e gestione dei Siti Natura 2000 e di altri luoghi di grande pregio naturale.

Questo approccio è stato rafforzato dopo la recente riforma della PAC, avvenuta nel 2009 a seguito dell’«Health Check», che ha attribuito ulteriori risorse alla politica di sviluppo rurale per affrontare quattro sfide ambientali: la lotta ai cambiamenti climatici, la promozione delle energie rinnovabili, la gestione delle risorse idriche e la tutela della biodiversità. Attualmente, oltre il 40% delle risorse messe a disposizione dai Programmi regionali di Sviluppo Rurale (più di 17 miliardi di euro) è dedicata alle misure a carattere agro-ambientale nell’ambito dell’asse di intervento relativo al «Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale». Gli interventi previsti dai Programmi di sviluppo rurale, innovativi rispetto alla precedente programmazione, non si rivolgono solo agli agricoltori, ma estendono il sistema di incentivi anche ad Enti di ricerca e a strutture qualificate per le attività di catalogazione e conservazione delle risorse genetiche. Inoltre, allo scopo di favorire l’attuazione della politica di sviluppo rurale agevolando gli scambi di esperienze e conoscenze tra gli operatori del settore, le istituzioni e tutti i soggetti che operano e vivono nelle aree rurali è stata istituita la Rete Rurale Nazionale (RRN), coordinata dal Mipaaf. Nella consapevolezza dell’importante ruolo assegnato alla politica di sviluppo rurale nella tutela della biodiversità, la RRN si propone di:

• migliorare a livello nazionale e regionale la governance delle politiche in materia agro-ambientale;

• rafforzare la capacità progettuale e gestionale nazionale e regionale a favore della biodiversità;

• favorire un processo di diffusione delle informazioni e di conoscenze sulla programmazione e sulle dinamiche delle aree rurali connesse alla tutela della biodiversità.

In questo ambito ha promosso alcune importanti azioni per aumentare il patrimonio delle conoscenze sulla biodiversità attivando, nel contempo, una proficua rete di collaborazione con le Istituzioni e il partenariato competente sulle materie ambientali. Tra queste si può citare l’esempio del monitoraggio dell’avifauna degli ambienti agricoli e forestali su tutto il territorio nazionale, attività che consente di avere informazioni sulla performance ambientale dell’agricoltura, sulla qualità degli agroecosistemi e sulla loro evoluzione nel tempo; oppure lo studio sulle aree agricole e forestali ad Alto Valore Naturale, che riguarda sia la loro individuazione sul territorio, sia le caratteristiche e i fabbisogni dei sistemi agricoli ad esse associati. Lo studio consentirà di individuare le opportune strategie di intervento per la conservazione e lo sviluppo dell’agricoltura ad Alto Valore Naturale, che assumerà un ruolo di grande rilievo nella politica di sviluppo rurale post 2013, come sta emergendo nel dibattito attualmente in corso a livello europeo. Questi sistemi agricoli, infatti, per la loro importanza ai fini della conservazione della biodiversità, della tutela del paesaggio tradizionale italiano e delle tradizioni culturali locali, e per l’insieme dei beni pubblici che producono, rispondono pienamente al modello di agricoltura multifunzionale e sostenibile richiesto dalla collettività. I risultati di queste attività della RRN vengono, inoltre, utilizzati per il monitoraggio e la valutazione delle politiche di sviluppo rurale sulla biodiversità, e per una migliore definizione delle misure e delle priorità di intervento.

Il Piano Nazionale per la Biodiversità di interesse agricolo

Il Mipaaf nel febbraio 2008 ha pubblicato il «Piano Nazionale per la Biodiversità di interesse agricolo». Il Piano sottolinea che la conservazione delle varietà locali è realizzabile solo nel bio-territorio, con le tecniche agronomiche dettate dalla tradizione rurale locale, in un rapporto strettissimo, e di dipendenza reciproca, tra chi effettua la conservazione «ex situ» e chi effettua la conservazione «in situ». Il Piano si basa sull’analisi dei punti di forza e di debolezza della gestione delle risorse genetiche vegetali ed animali, e ha lo scopo di contribuire alla formazione di un Sistema nazionale di tutela della biodiversità agraria, capace di riportare sul territorio in modo efficace, gran parte della biodiversità scomparsa o a rischio di estinzione, a vantaggio della tutela dell’ambiente e di uno sviluppo rurale sostenibile. Tra le attività, attualmente in fase conclusiva, il Piano prevede: 1) la definizione degli strumenti operativi minimi comuni e condivisi per la ricerca e l’individuazione di varietà e razze locali, la loro caratterizzazione, la loro corretta conservazione «in situ», «on farm» ed «ex situ»; 2) la definizione del rischio di erosione/ estinzione; 3) la raccolta e la sistematizzazione delle informazioni esistenti. Esso prevede, inoltre, la definizione di linee guida generali e condivise per la valorizzazione delle varietà locali e la reintroduzione ove possibile, sul territorio, soprattutto di quelle a rischio di estinzione, e azioni di comunicazione al fine di promuovere la conoscenza delle risorse genetiche e di attivare delle sinergie tra i diversi territori coinvolti. I risultati di questa attività saranno riportati in una serie di manuali destinati a rappresentare un quadro di riferimento tecnico-scientifico organico e coerente con i principi internazionali e nazionali, in grado di fornire un adeguato supporto alle Regioni e alle Province autonome nell’attuazione del Trattato FAO dalla L. 101/2004, e nella definizione di adeguate misure per la tutela della biodiversità di interesse agrario. Numerose sono, infine, le iniziative adottate in attuazione della normativa internazionale, come ad esempio azioni di salvaguardia dei patrimoni genetici animali e vegetali nazionali, e attività sulla conservazione dei patrimoni genetici forestali, coordinate dal Corpo Forestale dello Stato (CFS).

Lo sviluppo di sinergie tra istituzioni e operatori

La politica di sviluppo rurale rappresenta una importante opportunità per la conservazione della biodiversità: non solo per l’ingente dotazione finanziaria, ma anche per l’insieme delle misure messe in campo, per l’intensa attività di sensibilizzazione degli operatori sui temi della biodiversità, per l’aumento del dialogo tra tutti i soggetti coinvolti, per la diffusione delle informazioni e lo sviluppo di sinergie promossa dal Mipaaf in questi ultimi anni. Le misure strategiche dello sviluppo rurale, in particolare le misure agro-ambientali e tutta la serie delle altre misure previste, offrono un sostegno sostanziale alla tutela della biodiversità attraverso aiuti corrisposti agli agricoltori e selvicoltori per una gestione agroforestale eco-sostenibile. Il Mipaaf, sta sfruttando appieno la possibilità di contribuire alla conservazione della biodiversità, utilizzando tutti gli strumenti a disposizione, ben consapevole della sua importanza anche ai fini della sostenibilità del settore agricolo stesso. L’investimento del Mipaaf per la biodiversità ha lo scopo, infine, di rafforzare il Sistema nazionale in vista della nuova programmazione della politica agricola comunitaria, di cui si sta discutendo in questi mesi, e che si prefigura ancor più orientata alla tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Giuseppe Blasi

Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Direttore Generale Competitività per lo Sviluppo Rurale