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La Strategia Nazionale per la Biodiversità

di Eugenio Duprè, Laura Pettiti, Marina Andreella • Il contributo dell’Italia per affrontare una sfida di rilevanza mondiale attraverso la collaborazione tra il Ministero dell’Ambiente, gli altri Ministeri competenti e le Regioni

 

Conservare la Biodiversità non è un lusso o l’ambizione degli ambientalisti, al contrario è un’esigenza imprescindibile per garantirci un futuro. La ricchezza di specie, la bellezza della natura, la complessità delle forme di vita che ci circondano sono anche la base per garantire i cosiddetti servizi ecosistemici, ovvero le risorse essenziali per la nostra vita e benessere, quali per esempio aria e acqua non inquinati, sufficiente produzione alimentare, principi chimici di sostanze per nuove medicine. Con questa consapevolezza l’Italia si è recentemente dotata di una Strategia Nazionale per la Biodiversità (testo completo sul sito www.minambiente. it), nell’ambito degli impegni assunti per la Convenzione per la Diversità Biologica (CBD, Rio de Janeiro 1992).

L’impegno per la biodiversità

Anche se solo oggi l’Italia è dotata di una Strategia, già a partire dagli anni ’90 si devono annoverare numerose iniziative per la biodiversità che sono state portate avanti con successo. La legge per la Difesa del mare (1982) e successivamente la legge quadro sulle Aree naturali protette (1991) hanno reso concreta l’esigenza di conservazione di ambiti territoriali caratterizzati da particolari ecosistemi naturali, attraverso l’applicazione di un regime di tutela e di metodi di gestione idonei a realizzare un’integrazione tra l’uomo e l’ambiente naturale. Da questo quadro normativo ha preso vita il Sistema nazionale delle Aree protette che, seppure tra difficoltà e contraddizioni, oggi interessa oltre il 10% del territorio nazionale. Accanto al sistema delle Aree naturali protette la realizzazione della «Rete Natura 2000», in applicazione delle direttive europee «Habitat» e «Uccelli » con 2.269 siti di importanza comunitaria e 600 zone di protezione speciale, pari ad oltre il 20% del territorio italiano. Parallelamente è stato avviato un intenso lavoro di raccolta di informazioni sullo stato della biodiversità nel nostro Paese che ha consentito di individuare le specie presenti e di conoscere la loro distribuzione e il loro stato di conservazione. Sono state portate avanti anche alcune iniziative di sintesi sulle conoscenze acquisite, come la pubblicazione del volume «Lo stato della biodiversità in Italia», nel 2005, e una sistematizzazione dei dati raccolti, come nel caso della realizzazione del CD «GIS Natura» nel 2006, che raccoglie cartografie e banche dati di valenza nazionale, e nel 2008 la predisposizione del Rapporto nazionale sullo stato di conservazione degli habitat e delle specie tutelati dalla Direttiva Habitat.

Una Strategia globale

Un buon quadro di riferimento per conoscere quanto è stato fatto in Italia per la biodiversità è rappresentato dal IV Rapporto nazionale per la CBD, redatto nel marzo 2009, alla cui stesura hanno contribuito oltre al Ministero dell’Ambiente, Amministrazioni centrali e regionali, Enti di ricerca e Istituti scientifici, le Associazioni ambientaliste e l’ISPRA. Tutte queste azioni per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità vanno collocate in un più ampio contesto globale ed europeo: l’adozione e la revisione tra il 2002 e il 2008 dello «Strategic Plan» della CBD, per ridurre in modo significativo la perdita di biodiversità entro il 2010 attraverso l’integrazione delle esigenze della biodiversità nelle politiche di settore, in modo da contribuire alla riduzione della povertà a livello globale, regionale e nazionale e agli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, e il Piano d’Azione europeo «Fino al 2010 e oltre», la cui attuazione ha impegnato gli Stati dell’Unione Europea dal 2006 a oggi. La verifica dei risultati conseguiti nel raggiungimento dell’Obiettivo mondiale di fermare la perdita di biodiversità entro il 2010 hanno reso evidente che nonostante i numerosi successi molto rimane ancora da fare e che la sfida principale è quella di un’efficace integrazione della conservazione e dell’uso durevole della biodiversità nelle diverse politiche di settore. Nell’aprile del 2009, nel corso del G8 Ambiente, i Ministri dell’Ambiente hanno condiviso la Carta di Siracusa sulla biodiversità interamente imperniata sulla conservazione della biodiversità nell’ambito delle future politiche nazionali, per il suo valore intrinseco e per l’importanza dei servizi ecosistemici da essa derivanti, essenziali per sostenere in modo durevole la prosperità economica e il benessere umano, nonostante i profondi cambiamenti in atto a livello globale e locale.

 

Visione e obiettivi della Strategia Nazionale

La Visione della Strategia

La biodiversità e i servizi ecosistemici, nostro capitale naturale, sono conservati, valutati e,per quanto possibile, ripristinati, per il loro valore intrinseco e perché possano continuare asostenere in modo durevole la prosperità economica e il benessere umano nonostante iprofondi cambiamenti in atto a livello globale.

Obiettivo Strategico 1

Entro il 2020 garantire la conservazione dellabiodiversità, intesa come la varietà degli organismi viventi, la loro variabilità genetica ed i complessi ecologici di cui fanno parte, ed assicurarela salvaguardia e il ripristino dei serviziecosistemici al fine di garantirne il ruolo chiave per la vita sulla Terra e per il benessere umano.

Obiettivo strategico 2

Entro il 2020 ridurre sostanzialmente nel territorio nazionale l’impatto dei cambiamenti climaticisulla biodiversità, definendo le opportune misure di adattamento alle modificazioni indotte e di mitigazione dei loro effetti ed aumentando le resilienza degli ecosistemi naturalie seminaturali.

Obiettivo strategico 3

Entro il 2020 integrare la conservazione della biodiversità nelle politiche economiche e di settore, anche quale opportunità di nuova occupazione e sviluppo sociale, rafforzando la comprensione dei benefici dei servizi eco sistemici da essa derivanti e la consapevolezza dei costi della loro perdita.

(box 1)

Il percorso della Strategia

Nel 2010, dichiarato dall’ONU «Anno Internazionale per la Biodiversità», abbiamo intrapreso il percorso di predisposizione della Strategia Nazionale consapevoli del fatto che dovevamo riuscire ad integrare la biodiversità all’interno delle strategie e delle politiche di settore più importanti in sintonia con gli indirizzi dell’Unione Europea e della CBD; dovevamo sviluppare uno strumento condiviso con amministrazioni, esperti e stakeholder, che riconoscesse il ruolo centrale delle amministrazioni responsabili per il governo del territorio; per conseguire la massima efficacia nei tempi e nei risultati; dovevamo utilizzare quanto più possibile gli strumenti per la tutela della biodiversità già esistenti, promuovendo la loro implementazione quando necessario. La prima stesura della Strategia predisposta dalla Direzione per la Protezione della Natura e del Mare del Ministero dell’Ambiente è stata sottoposta alle valutazioni dell’ISPRA e successivamente delle Regioni, delle Aree protette, del mondo scientifico, delle associazioni di categoria, delle associazioni ambientaliste e di tutti i portatori d’interesse. Si è trattato di un percorso di confronto e partecipazione che, attraverso workshop in varie città italiane, ha raccolto numerosissimi contributi ed è culminato nella Conferenza Nazionale per la Biodiversità nel maggio di quest’anno. È stata quindi elaborata una nuova stesura della Strategia, che ha tenuto conto di tutte le istanze rappresentate ed è diventata oggetto del dibattito conclusivo fra Ministeri e Regioni in Conferenza Stato-Regioni, dove la Strategia Nazionale è stata definitivamente approvata lo scorso 7 ottobre. Il documento è stato articolato attorno a tre tematiche cardine mutuate dal dibattito internazionale ed europeo:

? biodiversità e servizi ecosistemici che ribadisce la necessità di conservare la biodiversità per il suo valore intrinseco e per garantire la vita sulla terra, assicurando il mantenimento e ripristino dei servizi ecosistemici essenziali per il benessere umano;

? biodiversità e cambiamenti climatici che riconosce la necessità di ridurre sostanzialmente l’impatto dei cambiamenti climatici sulla biodiversità, attraverso misure di adattamento e di mitigazione;

? biodiversità e politiche economiche che sottolinea la necessità di integrare la conservazione della biodiversità nelle politiche economiche e di settore, per mantenere i servizi ecosistemici e limitare i costi derivanti dalla loro perdita, e come opportunità di nuova occupazione e sviluppo sociale.

Obiettivi e priorità

Per il raggiungimento della vision per la biodiversità sono stati individuati tre obiettivi strategici, fra loro complementari, che mirano a garantire la permanenza dei servizi ecosistemici necessari alla vita, ad affrontare i cambiamenti ambientali ed economici in atto, ad ottimizzare la sinergia tra le politiche di settore e la protezione ambientale (vedi box 1). Il conseguimento degli obiettivi strategici è stato affrontato in 15 aree di lavoro: 1) Specie, habitat, paesaggio; 2) Aree protette; 3) Risorse genetiche; 4) Agricoltura; 5) Foreste; 6) Acque interne; 7) Ambiente marino; 8) Infrastrutture e trasporti; 9) Aree urbane; 10) Salute; 11) Energia; 12) Turismo; 13) Ricerca e innovazione; 14) Educazione, informazione, comunicazione e partecipazione; 15) L’Italia e la biodiversità nel mondo. All’interno di ogni area di lavoro sono state individuate le principali minacce/ criticità per la biodiversità, gli obiettivi specifici per contrastare tali minacce e le priorità d’intervento in rapporto agli strumenti disponibili o da implementare. La Strategia va vista come uno strumento di lavoro che ci consentirà di migliorare e di ripristinare lo stato di conservazione della biodiversità nel corso del prossimo decennio, attraverso l’impegno comune del Ministero dell’Ambiente e degli altri Ministeri responsabili per le diverse politiche di settore, ma soprattutto con il contributo delle Regioni, per il loro ruolo fondamentale nella gestione del territorio che consentirà l’applicazione a livello locale degli indirizzi generali forniti dalla Strategia. Quest’ultima non deve essere considerata come un documento concluso ma dovrà essere rivista e aggiornata in base alle esigenze emerse a livello nazionale e coerentemente con le previsioni e gli impegni assunti a livello internazionale e comunitario. Proprio con questa consapevolezza è stata definita la governance della Strategia articolata attraverso la costituzione di un Comitato paritetico tra Ministeri e Regioni, cui spetta il compito di monitorare l’attuazione e la revisione della Strategia. Il Comitato si avvale di un Osservatorio Nazionale per la Biodiversità per il supporto tecnico scientifico, in cui sono rappresentati ISPRA, gli Osservatori regionali per la Biodiversità o gli analoghi Uffici, le Aree protette e i rappresentanti del mondo scientifico. Infine è previsto un Tavolo di consultazione per il pieno e costante coinvolgimento dei portatori d’interesse, questo coinvolgerà il Comitato paritetico e i rappresentanti delle principali associazioni delle categorie economiche e produttive, delle associazioni ambientaliste e in generali dei portatori d’interesse.

La sfida post 2010

Nell’ottobre scorso si è tenuta a Nagoya, in Giappone, la decima Conferenza della Parti della CBD nel corso della quale è stato adottato un protocollo sull’accesso e la giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche, definito di portata storica da Ahmed Djoghlaf, Segretario esecutivo della CBD, ed è stato rivisto lo «Strategic Plan» per il periodo 2011-2020 con una vision per la biodiversità, da conseguire per il 2050, e una nuova mission per il 2020, con 20 obiettivi da raggiungere per quella data. La Commissione Europea sta lavorando alla Strategia post 2010 con l’individuazione di 3 obiettivi principali (Fermare la perdita di biodiversità; Ripristinare i servizi ecosistemici; La Biodiversità a livello globale) e di 6 subtarget (Agricoltura/ Foreste, Pesca, Specie Aliene Invasive, Conservazione della natura, Conservazione e ripristino dei servizi ecosistemici, Contributo alla biodiversità globale) e contemporaneamente sta procedendo a verificare se i risultati che saranno conseguiti con la sua attuazione contribuiranno efficacemente al raggiungimento di 5 obiettivi generali e di 20 obiettivi operativi della CBD. Prendendo in considerazione gli obiettivi specifici e le priorità d’intervento delle 15 aree di lavoro della Strategia Nazionale per la Biodiversità si può constatare che lo strumento adottato dall’Italia si dimostra pronto a rispondere agli impegni ed alle sfide europee e mondiali oltre che a quelli nazionali. Occorre quindi passare quanto prima alla concretezza dei fatti, investendo risorse politiche, economiche e umane e condividendo in modo responsabile le scelte e gli impegni necessari per affrontare la sfida post 2010 per la biodiversità.

Eugenio Duprè, Laura Pettiti, Marina Andreella

Ministero dell’Ambiente, Direzione per la Protezione della Natura e del Mare