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Tutela «integrata» del mare e delle coste

Delfini

di Oliviero Montanaro • La salvaguardia dell’ambiente marino e costiero necessita di una legislazione che garantisca un’azione coordinata e coerente con soluzioni mirate differenziate e specifiche

 

 

La consapevolezza dell’esigenza di affrontare a livello globale le sfide per la protezione dell’ambiente, soprattutto in termini di governance, ha fatto emergere con sempre maggior forza la necessità di un forte coordinamento sovranazionale per garantire con efficacia la salvaguardia dell’ambiente marino e costiero. I recenti sviluppi del quadro internazionale, sia globale, che europeo e Mediterraneo, evidenziano tutti, in effetti, importanti sviluppi nel senso di una maggiore governance «internazionale » dell’ambiente marino e costiero. In particolare, in ambito europeo, sono in corso di attuazione la Direttiva Quadro sulla Strategia Marina (2008/56/CE), il Piano d’Azione per l’attuazione della Politica Marittima Integrata [COM (2007) 575 – «Libro blu» e SEC (2007) 1278] e la connessa Pianificazione Spaziale Marittima. La Direttiva Quadro è stata di recente recepita nell’ordinamento italiano con decreto legislativo del 13 ottobre 2010, n. 190, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 270 del 18 novembre 2010. Questa Direttiva esplicitamente rappresenta il «pilastro ambientale» della Politica Marittima Integrata dell’Unione Europea. Essa costituisce il primo strumento normativo vincolante che, in un quadro sistemico, considera l’«ambiente marino» un patrimonio prezioso da proteggere, salvaguardare e, ove possibile, ripristinare al fine ultimo di mantenere la biodiversità e preservare la diversità e la vitalità di mari e di oceani. A tale proposito, la Direttiva mira, fra l’altro, a promuovere l’integrazione delle esigenze ambientali in tutti gli ambiti politici pertinenti. Per conseguire tale obiettivo, la Direttiva richiede agli Stati membri di raggiungere entro il 2020 e di mantenere, mediante la realizzazione di programmi di misure definiti sulla base di un approccio ecosistemico della gestione dell’ambiente marino, una condizione delle proprie acque marine definita di «buono stato ambientale » (GES, «Good Environmental Status »). Lo scopo primario della Direttiva è quindi di raggiungere, grazie ad un approccio eco-sistemico e ad una gestione adattativa, un «equilibrio dinamico » tra un «buono stato ambientale» delle acque marine e uno sviluppo «sostenibile », mediante l’uso appropriato sia delle risorse marine che dello stesso ambiente marino (aspetti connessi all’uso spaziale ed ai vari tipi di inquinamento possibili). La Direttiva si pone anche come naturale completamento e integrazione della Direttiva Quadro sulle acque interne (2000/60/CE), tutt’ora in corso di attuazione.

Integrazione e cooperazione

Per realizzare tali obiettivi, occorrerà instaurare un quadro legislativo trasparente e coeso, che dovrà contribuire alla coerenza delle diverse politiche e promuovere l’integrazione delle considerazioni ambientali in ogni altra politica rilevante, quale la politica della pesca, la politica agricola, i trasporti marittimi ed altre pertinenti politiche, sia nazionali che comunitarie. Il quadro legislativo dovrebbe fornire un quadro globale d’azione e far sì che le azioni adottate siano coordinate, coerenti e ben integrate in relazione a quelle previste da altri atti normativi comunitari e accordi internazionali. A tal fine, il provvedimento di recepimento istituisce (art. 5) un apposito «Comitato Tecnico», al quale partecipano i Ministeri interessati, tutte le Regioni, rappresentanti delle Province e dei Comuni, per assistere il Ministero dell’Ambiente nella realizzazione delle attività previste dalla Direttiva. Aspetto fondamentale della Direttiva Quadro è la considerazione delle diversità ambientali presenti nei vari sistemi: la diversità delle condizioni, dei problemi e delle esigenze delle varie regioni o sottoregioni marine che compongono l’ambiente marino nella comunità e, a livello nazionale, delle acque territoriali, richiede soluzioni differenziate e specifiche. Di tale diversità si deve tener conto in tutte le fasi di preparazione delle strategie per l’ambiente marino, ma soprattutto durante la formulazione, la pianificazione e l’attuazione delle misure volte a conseguire un buono stato ambientale dell’ambiente marino a livello delle regioni e sottoregioni marine. Data la natura transfrontaliera dell’ambiente marino, gli Stati membri sono chiamati a cooperare per garantire che le relative strategie siano elaborate in modo coordinato per ogni regione o sottoregione marina: si dovranno compiere tutti gli sforzi possibili, nella definizione e nella attuazione delle strategie marine, per porre in essere uno stretto coordinamento con tutti gli Stati membri e i Paesi terzi interessati. Per garantire tale coordinamento ci si dovrà avvalere delle strutture istituzionali esistenti nelle regioni o sottoregioni marine, in particolare delle convenzioni marittime regionali, quali, per l’Italia, la Convenzione di Barcellona ed i suoi Protocolli attuativi. Poiché, inoltre, un’azione a livello internazionale è indispensabile al fine di ottenere cooperazione e coordinamento si rafforzerà ulteriormente la coerenza dell’intervento a livello della Comunità e di ciascuno degli Stati membri nell’ambito di accordi internazionali. L’effettiva attuazione della Direttiva richiede che i programmi di misure siano basati su una conoscenza approfondita dello stato dell’ambiente marino in ciascuna determinata zona che abbia proprie e differenziate caratteristiche da considerare, nel rispetto della prospettiva più ampia della regione o sottoregione marina interessata. È, pertanto, necessario a livello nazionale un quadro adeguato, che includa la ricerca marina e le operazioni di monitoraggio, per consentire un’elaborazione consapevole delle politiche conseguenti. Il sostegno alla ricerca correlata dovrebbe, quindi, essere costantemente contemplato nelle politiche di ricerca e di sviluppo.

Programmi flessibili

In considerazione del dinamismo e della variabilità naturale degli ecosistemi marini e dato che le pressioni e gli impatti cui sono soggetti possono variare in funzione dell’evoluzione delle varie attività umane e dell’impatto dei cambiamenti climatici, la determinazione di un buono stato ecologico può dover essere adeguata nel corso del tempo. I programmi di misure per la protezione e la gestione dell’ambiente marino saranno quindi flessibili e capaci di adattamento e terranno conto degli sviluppi scientifici e tecnologici. La Direttiva prevede, pertanto, l’aggiornamento periodico delle strategie per l’ambiente marino. Sotto l’aspetto degli strumenti attuativi considerati, la Direttiva si caratterizza per privilegiare gli strumenti di pianificazione, di coordinamento e di concertazione. La coerenza con le altre politiche settoriali rilevanti, quali trasporti, pesca, turismo, infrastrutture, ricerca ed altre, è perseguita attraverso l’integrazione e la cooperazione nell’adeguamento e nell’aggiornamento di tali politiche settoriali e nella definizione delle componenti attuative della direttiva stessa: la definizione di buono stato ambientale, la determinazione dei target ambientali, la individuazione del sistema di monitoraggio e, in particolare, la definizione dei programmi di misure, che costituiscono lo strumento operativo di conseguimento del GES, ma che, per loro natura, dovranno formare «sistema » con tutti gli strumenti operativi già in essere relativi alle specifiche politiche settoriali, inserendosi in modo armonico in un contesto complessivo, mirante a formare una «politica marittima integrata», sull’esempio di quella perseguita dall’Unione Europea. Coerentemente con la natura e i contenuti della Direttiva Quadro, il provvedimento di recepimento adottato ha una funzione strategica e non prevede specifiche disposizioni che direttamente incidano sulla normativa nazionale, sia ambientale che settoriale. La complessità del processo di conseguimento del «GES» ha richiesto l’articolazione in più fasi che scandiscono temporalmente gli obiettivi intermedi per pervenire al risultato finale, previsto per il 2020 (in coerenza anche con la tempistica del nuovo Piano Strategico della CBD):

• la valutazione iniziale dello stato ambientale delle acque marine, art. 8 (entro il 15 luglio 2012);

• la determinazione dei requisiti del buono stato ambientale, art. 9 (entro il 15 luglio 2012);

• la definizione dei traguardi ambientali, art. 10 (entro il 15 luglio 2012);

• l’elaborazione dei programmi di monitoraggio, art. 11 (entro il 15 luglio 2014);

• l’elaborazione dei programmi di misure per il conseguimento e il mantenimento del buono stato ambientale, art. 12 (entro il 31 dicembre 2015).

Le fasi saranno aggiornate ogni sei anni per ciascuna regione o sottoregione marina, sulla base delle procedure previste dalle specifiche norme di riferimento. Si tratta quindi di uno strumento organico, complesso ed ambizioso che, per dare i propri frutti, richiederà una decisa azione di guida da parte del Ministero e la consapevolezza, da parte di tutti gli altri soggetti coinvolti, dell’essenziale ruolo di una effettiva e forte cooperazione per costruire una reale governance «integrata» per tutelare il nostro ambiente marino e costiero.

Oliviero Montanaro

Ministero dell’Ambiente, Direzione per la Protezione della Natura e del Mare