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Le Riserve Naturali dello Stato

Riserva Statale «Feudo Intramonti» in provincia de L’Aquila (Comuni di Civitella Alfedena, Opi, Scanno)

di Marco Panella, Pietro Oieni, Melita Mazzeo • Un patrimonio nazionale fondamentale per la conservazione della biodiversità, con la presenza di specie rare, endemiche e di rilevanza conservazionistica inserite nella «Lista Rossa»

 

 

 

Un secolo di gestione di aree demaniali statali consegna oggi al nostro Paese un indiscusso patrimonio di biodiversità racchiuso nelle 130 Riserve Naturali Statali che l’Ufficio per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato condivide con la comunità scientifica e con i cittadini, assicurando conoscenza e condivisione per una tutela consapevole e una fruizione che educa ai valori della sostenibilità. Un’azione di difesa globale della biodiversità, con particolare connotazione per gli aspetti forestali, che si può tradurre in un’appassionata elencazione delle peculiarità ambientali di cui si è garantita la sopravvivenza nel nostro Paese. Le Riserve Naturali dello Stato, gestite dall’Ufficio per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato, costituiscono un caposaldo della conservazione della biodiversità nazionale. A prova di ciò, si prende in considerazione la percentuale di presenze nelle Riserve Naturali dello Stato di specie rare, endemiche e di rilevanza conservazionistica inserite nelle «Liste Rosse». Questo dato è di grande importanza soprattutto dal punto di vista qualitativo trattandosi in molti casi di entità di eccezionale valore scientifico protette anche da Convenzioni internazionali e direttive comunitarie.

Italia, un Paese ricco di natura

Partendo dagli habitat d’interesse europeo, individuati dalla D irettiva 92/43/CEE, 126 sono presenti in Italia e di questi ben 95 (75%) sono rappresentati nelle Riserve Naturali dello Stato e 22 (su 30 a livello nazionale) sono considerati prioritari per la conservazione del patrimonio naturale continentale. Una così elevata rappresentatività in relazione all’attuale dimensione superficiale del demanio statale, pari a solo il 3% della superficie nazionale protetta, è dovuta sia alla varietà geografica delle riserve, distribuite dalla catena alpina alla Calabria, sia all’eccellente grado di tutela che ha consentito di preservare nelle riserve habitat che altrove sono andati distrutti. Diversi sono gli habitat prioritari tutelati ma, per brevità e rappresentatività connessa alla storia e alle funzioni del Corpo Forestale dello Stato, citiamo gli habitat boschivi che sono quelli maggiormente rappresentati nelle riserve naturali sia in termini di superfici che di biodiversità: le «Foreste di Quercus ilex », le «Pinete mediterranee» con le interessanti formazioni a pino d’Aleppo, ad esempio, della riserva del Tirone, sul Vesuvio, e del Monte Barone sul Gargano. Particolarmente rari e meritevoli di conservazione sono, inoltre, gli habitat delle Foreste alluvionali delle riserve di Bosco Fontana e del Vincheto di Celarda. Per quanto riguarda i valori botanici e floristici tutelati, sulle 388 specie di piante maggiormente a rischio in Italia 76 sono tutelate nelle Riserve per una percentuale intorno al 20%. A titolo di esempio, possono essere citate alcune specie d’interesse conservazionistico: la Campanula morettiana, l’Adonis distorta e la Woodwardia radicans, presente oggi in Italia solo in pochissime stazioni tra le quali la Riserva della Valle delle Ferriere in Campania.

Programmi di conservazione per mammiferi ed uccelli

Dal punto di vista faunistico il valore di queste Aree protette è ancor più significativo e riconosciuto. Per la presenza di tutte le specie di mammiferi incluse nella «Lista Rossa» nazionale. Alcune di queste specie (orso, lupo e lontra) sono prioritarie a livello europeo e sono divenute per il grande pubblico emblemi della conservazione della natura. Per queste specie il CFS ha sviluppato da anni impegnativi programmi di conservazione e istituiti specifici centri di ricerca e di didattica. Inoltre, una delle entità faunistiche di maggior pregio che le riserve statali hanno il privilegio esclusivo di proteggere è il cervo della Mesola autoctona della Val Padana. Tra le specie di uccelli di valore naturalistico un ruolo primario ha l’avifauna acquatica. Le zone umide gestite dal CFS sono importanti sia come aree di nidificazione sia come luoghi di sosta degli uccelli durante le migrazioni e per lo svernamento: Frattarolo, Salina di Margherita di Savoia, Lesina, Varano, in Puglia, ospitano ogni anno circa 75.000 uccelli acquatici, i laghi pontini del Circeo nel Lazio oltre 12.000 e altrettanta importanza hanno le riserve dell’Alto Adriatico (Bellocchio, Cervia, Foce Reno, ecc.). Altre riserve rappresentano, invece, siti importanti sulle rotte migratorie di alcune specie: il Lago di Campotosto per il moriglione o la Salina di Tarquinia per il gabbiano corallino. Per quanto riguarda le specie di uccelli nidificanti, su 88 specie classificate nelle varie categorie a rischio in Italia nel «Libro Rosso» degli animali d’Italia ben 61 (percentuale del 69,3%) si riproducono all’interno delle riserve. Nonostante il grande sviluppo costiero nazionale, gli ambienti marini sono raramente abbastanza integri da consentire la presenza delle specie meno adattabili. Tra queste il gabbiano corso vive e talvolta si riproduce sull’Isola di Montecristo. Una delle specie di uccelli che ha ricevuto particolare interesse da parte dell’Ufficio Biodiversità è l’avvoltoio grifone che è stato oggetto di un intervento di reintroduzione operato nella Riserva del Monte Velino.

Rapaci e invertebrati

Tra le specie di rapaci classificate vulnerabili è interessante la presenza nelle riserve forestali del migratore falco pecchiaiolo volgarmente detto «adorno » e la cui notorietà è dovuta al famigerato bracconaggio sullo Stretto di Messina che impegna il Corpo Forestale dello Stato in annuali servizi di prevenzione e repressione. Le Riserve Naturali dello Stato rivestono un ruolo importante anche per la conservazione dei rettili e degli anfibi ospitando la maggior parte delle specie elencate nella Direttiva 92/43/CEE. In particolare, tra i rettili, la vipera dell’Orsini considerata minacciata a livello globale dall’Unione Internazionale per Conservazione della Natura. Tra gli anfibi, la rana di Lataste della Riserva di Bosco Fontana e del pelobate fosco nella Riserva del Bosco della Mesola. Peculiare invece per le implicazioni zoogeografiche è la presenza del discoglosso sardo sull’isola di Montecristo. Nelle grotte della Riserva di Sasso Fratino è reperibile l’interessante geotritone italico. Il patrimonio faunistico protetto è ancora più notevole qualora, infine, si prendano in considerazione anche gli altri gruppi animali, come ad esempio gli invertebrati: su 2.000 specie censite e considerate a rischio, 78 appartengono alla fauna italiana. Un terzo di esse è presente nelle Aree protette gestite dal CFS. Alcune riserve della forestale hanno avuto un ruolo primario nella storia della ricerca sugli invertebrati e un forte incentivo alle attività di ricerca e tutela degli invertebrati è derivata dall’istituzione nel 2001 del Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversità Forestale di Verona-Bosco Fontana. Affinché questo prezioso patrimonio continui ad essere sottratto ad ogni possibile rischio, le Riserve Naturali dello Stato vengono gestite dal Corpo Forestale con moderni criteri di conservazione che contemplano, ove necessario, interventi di manutenzione o ripristino ambientale, una costante opera di divulgazione e sensibilizzazione rivolta al pubblico e lo sviluppo di ricerche e programmi di monitoraggio.

Marco Panella, Pietro Oieni, Melita Mazzeo

Ufficio per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato