Home Ambiente Rifiuti Conoscere per...

Conoscere per non inquinare

RAEE

Lo studio «Conosciamo l’ambiente» condotto on line da Adiconsum ed Ecodom su un campione di circa 2.500  consumatori italiani, fotografa l’attuale livello di conoscenze in materia ambientale del popolo italiano, con particolare attenzione a raccolta e riciclo dei rifiuti RAEE

Hanno parlato:  2.500 consumatori italiani, intervistati  in merito alla loro attenzione alle pratiche ambientali, hanno raccontato ad Adiconsum, l’Associazione per la Difesa dei Consumatori e dell’Ambiente, ed Ecodom, il principale Consorzio Italiano per il Recupero e Riciclaggio degli Elettrodomestici, le loro abitudini di salvaguardia ambientale. Consorzio e associazione li hanno messi alle strette in un’intervista on line. Frutto del sondaggio lo studio  «Conosciamo l’Ambiente».

Sul banco degli imputati, dunque,  per l’«interrogatorio» effettuato nell’ultimo trimestre del 2014, il livello di conoscenza e di consapevolezza dei consumatori italiani in materia di ambiente, raccolta differenziata e RAEE, ossia i Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, grandi e piccole, sempre presenti nelle nostre abitazioni (tostapane, rasoio elettrico, cellulare, ma anche frigorifero, lavatrice, climatizzatore…).

“La conoscenza è il primo passo verso la consapevolezza. Avere ben chiaro che il futuro dell’ambiente in cui viviamo è nelle nostre mani è un ottimo punto di partenza”. Sono le parole di Giorgio Arienti, Direttore Generaledi Ecodom, che continua:La conoscenza, però, è solo uno dei due elementi che servono per decidere. L’altro elemento è la volontà. La volontà di ciascuno di noi che, con i propri comportamenti, può giocare un ruolo decisivo nel trasformare un «rifiuto» in una «risorsa» per il Paese; ma anche – forse, soprattutto – la volontà delle Istituzioni, cuispetta il compito sia di informare che di mettere a disposizione dei cittadini norme più semplici e servizi ambientali adeguati”.

“ Questa indagine – afferma invece Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum rappresenta un punto di arrivo ed al contempo di ripartenza di un percorso più ampio che stiamo portando avanti per promuovere un modello di mercato non più sterile e incentrato solo sul profitto, ma proiettato verso la sostenibilità. Una sostenibilità che, a nostro avviso, deve essere coniugata su più fronti: economico, sociale, ed infine, ma non ultimo, ambientale, che non possono prescindere l’uno dall’altro. La sostenibilità ambientale ha delle potenzialità enormi per lo sviluppo del Paese. All’informazione e alla consapevolezza dell’importanza dello smaltimento va accompagnata l’informazione e la consapevolezza dell’importanza del recupero e del riciclo.”

Il livello di attenzione…

I soggetti che hanno risposto al questionario, raccogliendo l’invito di Adicosum ed Ecodom,  rappresentano un campione fortemente interessato alle questioni ambientali: il 71% dichiara di informarsi attravero i mass media, il 14% fa parte di un’associazione che si occupa di ambiente e circa il 13% partecipa periodicamente a seminari o convegni sul tema. Il 60%, inoltre, si sente in prima persona «molto responsabile» della salvaguardia dell’ambiente in cui vive, dimostrando una coscienza ecologica particolarmente sviluppata e critica; ma ben il 71% del campione, in merito alla danza delle rersponsabilità, sostiene che le maggiori siano da attribuire alle Istituzioni.

Il nocciolo della questione ambientale, per gli intervistati, rimane la questione energetica. In particolare, i consumi energetici sono al 1° posto tra i fattori critici su cui agire per migliorare la qualità dell’ambiente (85%). Seguono, a pari merito, con il 75% delle risposte, l’inquinamento dell’acqua, la presenza degli elettrodi/antenne, lo spreco di acqua, l’inquinamento del suolo e del sottosuolo.

Gli ottimisti dell’ambiente, quelli cioè che valutano ottima la qualità dell’ambiente in cui vivono, sono il 4% mentre; è buona per il 9%, sufficiente  per il 16%, scarsa per il 31% e discreta per il 40%.

Il punto sui RAEE

Un cammino di consapevolezza. In merito allo smaltimento dei RAEE, infatti, possono essere sintetizzati così i risultati  dello studio: il 70% del campione è oggi in grado di dare una definizione corretta di RAEE (e, nello specifico, il 25,7% ne sente parlare dai giornali, il 48,8% on line e solo il 14,3% alla Tv).

“In un Paese come l’Italia – afferma Chiara Ferrari, Direttore studi Internazionali, Sociali e di Trend di IPSOS – dove la TV è ancora il mezzo primario di accesso alle informazioni, diventa cruciale ottenere, allora, anche la collaborazione delle istituzioni per diffondere la cultura del riciclo e fornire a tutti indicazioni precise su come smaltire RAEE, facendo leva sui benefici economici e sociali dei comportamenti virtuosi”.

Il 90% degli intervistati dichiara di sapere che è obbligatorio fare la raccolta differenziata anche per i RAEE, ma poco diffusa è la corretta informazione sul livello di inquinamento prodotto dagli elettrodomestici dismessi.

Per quanto riguarda i grandi elettrodomestici, il 74% conferma di portarli all’isola ecologica quando ha necessità di smaltirli, mentre il 26% si avvale dell’aiuto dell’azienda di igiene urbana per il ritiro a domicilio.

Meno informati e consapevoli, invece, sono gli italiani in merito allo smaltimento dei piccoli elettrodomestici: il 7% dichiara di averli buttati nel sacco della spazzatura, il 3% nel cassonetto stradale, mentre per il restante 90% l’unica soluzione è portarli alle isole ecologiche; nessuno degli intervistati afferma di aver mai riconsegnato al proprio rivenditore un piccolo elettrodomestico rotto.

Qualche carenza sull’apprendimento delle regole, infatti, l’esercito degli intervistati l’ha dimostrata nei confronti delle norme che disciplinano la raccolta dei RAEE, forse perché alcune introdotte da poco: l’80% del campione intervistato, infatti e ad esempio,  non sa che dal mese di aprile 2014 è stato introdotto l’obbligo da parte dei rivenditori (per i negozi con superficie superiore ai 400 m2) del ritiro «uno contro zero» dei RAEE di piccolissime dimensioni. Di contro, più della metà degli italiani intervistati  (il 60%) sa che esiste l’obbligo di ritiro «uno contro uno» dei RAEE (in vigore da giugno 2010), ma il 51% del campione non ha mai utilizzato questo servizio, e il 22% solo 1 volta (il 27% anche più di una volta).

L’Italia in ritardo

Molto indietro. Questo il giudizio sul nostro Paese quando lo si confronta con le altre realtà eruopee. In termini di quantitativi di RAEE raccolti, ad esempio, i circa 4 kg all’anno pro-capite collocano il nostro Paese al 16° posto nella graduatoria  europea, ben distante dagli obiettivi  fissati dalla nuova Direttiva RAEE, pari a circa 12 kg/abitante all’anno entro il 2019.

“È fondamentale che i consumatori siano a conoscenza di tutte le modalità disponibili per effettuare correttamente la raccolta differenziata dei RAEE – ha affermato Giorgio Arienti, Direttore Generale di EcodomL’industria del riciclo degli elettrodomestici, quella virtuosa, soffre in Italia di un vero e proprio «nanismo» perché gestisce solo 240.000 tonnellate di RAEE all’anno invece delle 800.000 che si generano ogni anno. Se potesse triplicare le quantità trattate, potrebbe essere un’industria molto più competitiva”.

Ma siamo lontani dal poter invertire questa contorta tendenza viziosa: si raccolgono pochi RAEE, l’industria non decolla, i costi per gli impianti di trattamento diventano più alti. Due esempi significativi: nel nostro Paese, nessuno è fino ad ora riuscito ad investire nella realizzazione di un impianto per la lavorazione delle schede elettroniche finalizzata ad estrarre le materie più preziose (oro, terre rare, ecc.), perché le quantità di schede raccolte in Italia sono modeste; la conseguenza è che questa tipologia di componenti viene esportata verso impianti in Germania o Belgio, ed è l’industria di queste nazioni a beneficiare, poi, delle materie prime ricavate. Altro «non vanto» italiano: da noi non è mai stato realizzato un impianto di smaltimento del CFC estratto anche in questo caso, della scarsità dei volumi. I nostri clorofluorocarburi dunque, sono esportati in Francia che li termo-distruggere a costo… di costi esorbitanti per noi.

Le maggiori criticità

Nel dettaglio, le difficoltà operative incontrate dai consumatori nel compiere la raccolta differenziata si distribuiscono in maniera uniforme su tutto il territorio. Quasi la totalità del campione intervistato giudica insufficiente (63%) o migliorabile (32%) il livello delle informazioni fornite dai comuni sulle tematiche ambientali.

La principale difficoltà nel differenziare i rifiuti risulta quella dovuta all’inadeguatezza del servizio di raccolta a domicilio (per il 57%), seguita dalla suddivisione dei rifiuti troppo complicata (29%) e dal limite posto dagli orari di apertura delle isole ecologiche (14%).

Nel complesso, solo il 2% del campione coinvolto giudica ottimo il sistema di raccolta differenziata del proprio Comune; per il 29% è buono, discreto per il 22%,sufficiente per il 18% e scarso per il 29%.

Al «Cosa fare allora?» dobbiamo innanzitutto rispondere con la consapevolezza che stiamo trattando di un sistema di gestione dei rifiuti a «catena», una catena  formata da diversi «anelli» il primo dei quali è rappresentato proprio dai consumatori. Agire sulle loro conoscenza e consapevolezza in materia ambientale, stimolando quotidianamente l’assunzione personale di comportamenti virtuosi, è dunque il primo passo da compiere… che porta alle isole della raccolta.

Roberta Di Giuli

[11 Feb 2015]