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Gli insospettabili pericolosi rifiuti molto speciali

Discarica rifiuti

Cambia la classificazione e un esercito di rifiuti da innocuo diventa pericoloso. Lo impone la nuova normativa del 18 febbraio che rappresenta un’applicazione estrema e scientificamente ingiustificata del principio di precauzione. E intanto per il futuro del settore sarà caos

Ad essere davvero pericolosi non sono i rifiuti ma l’entrata in vigore della norma che cambia metro di giudizio alla loro classificazione. A lanciare l’SOS sono le associazioni degli operatori del settore (FISE Assoambiente, FISE UNIRE, Federambiente e ATIA-ISWA) allarmate dalla nuova legge che – in contrasto con i criteri europei che si dovranno applicare anche in Italia fra poco più di tre mesi – mette nella lista nera dei «pericolosi» la gran parte dei rifiuti speciali che in realtà pericolosi non sono, gettando nel caos il sistema nazionale della loro gestione.

Rifiuti: dalla faticosa gestione al caos

Cosa innesca questo cambio d’identità dei rifiuti speciali? Innanzitutto è una questione di gestione delle quantità: la classificazione come pericolosi di circa 2/3 dei rifiuti speciali non pericolosi prodotti in Italia «pesa» 85 milioni di tonnellate l’anno! Se non s’interviene tempestivamente, dunque, nel giro di alcune settimane i pochi impianti autorizzati a trattare i rifiuti pericolosi saranno saturi e aumenterà esponenzialmente il ricorso all’esportazione dei rifiuti riclassificati, con conseguente ulteriore ingiustificata penalizzazione dei cittadini e delle imprese produttrici.

La norma, inserita nella conversione in legge (agosto 2014) del decreto Competitività, rivoluziona la classificazione dei rifiuti speciali con «codici a specchio», cioè quelli che potevano essere considerati pericolosi o non pericolosi a seconda delle loro caratteristiche. Messa a dura prova sarà l’operatività quotidiana specie delle migliaia d’imprese impegnate nella loro ordinaria gestione. Il meccanismo innescherà, a breve, situazioni d’emergenza in tutta Italia, perché rifiuti che fino a ieri erano considerati «non pericolosi» non potranno più essere gestiti nei «soliti» impianti ma dovranno essere dirottati presso le strutture autorizzate a gestirli, impianti però insufficienti per tali quantità di rifiuti. Quindi? Innanzitutto eccoci a contraddire con i fatti la ratio della legge stessa, ossia di aumentare il grado di competitività del sistema Italia. L’unica cosa che si andrà ad aumentare sarà il negativo «turismo dei rifiuti», ossia la loro gestione in aziende estere. Un ulteriore colpo a un settore che già opera quotidianamente in un quadro normativo confuso, mutevole e contraddittorio. In nome di tutto questo, FISE Assoambiente, FISE UNIRE, Federambiente e ATIA-ISWA chiedono al Ministero dell’Ambiente di emanare – come previsto dall’ordine del giorno approvato dalla Camera il 6 agosto 2014 – una circolare esplicativa o altro atto amministrativo per garantire, nel più breve tempo possibile, alle imprese e ai cittadini italiani condizioni applicative in linea con le disposizioni europee.

A tutto questo si aggiunga che l’applicazione della norma e il cambio di status dei rifiuti speciali speculari comporterà una revisione dei contratti (le cosiddette «omologhe») tra produttori e imprese incaricate della gestione dei rifiuti, che dovranno ora prevedere un diverso iter per il loro trattamento e richiedere modifiche autorizzative che, nella migliore delle ipotesi, avranno bisogno di tempi molto lunghi.

Roberta Di Giuli
[25 Feb 2015]