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L’enorme peso ambientale della plastica più leggera…

Sacchetti di plastica

Con le buste di plastica a farci «le spese» è l’ambiente! Vietarne la fornitura gratuita entro il 2020,  ridurne la presenza dell’80 % e fissare a livello UE obiettivi vincolanti per tutti gli Stati membri imponendo costi obbligatori, è la proposta del Comitato delle regioni europeo


•• Pesano esageratamente le leggerissime buste di plastica! A sostenerlo è… l’ambiente, stremato dalla loro massiccia, insistente presenza che, ogni anno in Europa, conta un esercito di circa   100 miliardi di «individui», decisamente poco «smaltibili». Ma come affronta la Commissione europea questa impegnativa  sfida della plastica? Non con la giusta determinazione e senza il desiderio di raggiungere traguardi particolarmente ambiziosi. A sostenere questa «morbidezza» è il Comitato delle regioni ossia  l’Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell’UE, provenienti da tutti i 28 Stati membri, che, sulla spinta di stime che raccontano, in media, come  un cittadino europeo ne utilizzi 198 l’anno, per il 90% in materiale leggero, avanzano proposte.

La voce dell’Europa più decisa

Per individuare l’approccio giusto da adottare a livello UE, la britannica Linda Gillham, membro del Consiglio della circoscrizione di Runnymede, ha presentato un parere, adottato all’unanimità dal Comitato. Innanzitutto, vero è che negli Stati membri sono già state introdotte una serie di misure di riduzione che vanno dalla fornitura a pagamento, adottata volontariamente in Belgio, Danimarca e Irlanda, al divieto assoluto delle borse non biodegradabili in Italia. Strategie non sufficienti e non omogenee.

Innanzitutto i membri del Comitato hanno messo in guardia sulla necessità di intervenire per rimediare alle notevoli differenze tra Stati: le cifre indicano infatti che il consumo medio di borse pro capite va dalle 4 l’anno, in paesi come la Danimarca e la Finlandia, alle 466 di Polonia, Portogallo e Slovacchia. Rispetto alle proposte iniziali della Commissione inoltre,  il Comitato vorrebbe che venisse ampliata la definizione di borse di plastica monouso, che queste ultime fossero vietate entro il 2020 e che venisse introdotta la tassazione obbligatoria delle borse multiuso. Il ben documentato impatto ambientale delle borse di plastica, specialmente sulla vita marina, impone inoltre di fissare obiettivi obbligatori di riduzione e di prevenzione a livello UE, invece di limitarsi ad obiettivi di riduzione volontari a livello nazionale

“I rifiuti in plastica presenti nel nostro ambiente, e in particolare nei mari, rappresentano un problema globale”, osserva Linda Gillham. “Introdurre una tassa obbligatoria per le borse di plastica è una misura semplice e ragionevole che consente all’Europa di fare un passo avanti, da un lato riducendo il numero delle borse di plastica in materiale leggero, che si disperdono troppo facilmente, rimangono intrappolate negli alberi e finiscono nei mari, e dall’altro raccogliendo dei fondi per contribuire a ripulire l’ambiente”.

Roberta Di Giuli