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Fondazione Investimenti: nuove efficaci regole per il futuro

Gianni Alemanno
Da sinistra: il Presidente della Fondazione Giorgio Heller, il Sindaco Gianni Alemanno durante il suo intervento e il Direttore Generale della Fondazione Sandro Incerti

Tony Colomba • Con «Roma Capitale Investments Foundation», la Capitale lancia un nuovo approccio sistemico per l’innovazione nell’ambiente, nell’energia e nei trasporti. Presto un convegno per illustrare la logica della redditività e della partnership, senza pesare sulle casse pubbliche, per lo sviluppo delle «Smart Cities»

 

Auguri natalizi a parte, la visita ufficiale nei nuovi uffici di Piazza del Popolo del Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha rappresentato, per «Roma Capitale Investments Foundation», l’avvio definitivo delle attività di questa nuova struttura, ideata e sviluppata negli ultimi due anni. La Fondazione rappresenta un approccio del tutto inedito e innovativo nel panorama industriale e amministrativo: basata sull’incontro tra l’amministrazione pubblica e il settore privato, ha tutte le carte in regola per assumere un ruolo di primo piano negli equilibri dei prossimi anni.

La struttura è stata costituita formalmente in Campidoglio lo scorso 26 luglio, al termine di un lungo, complesso iter burocratico e preparatorio portato avanti dal suo Presidente, Giorgio Heller. Oggi, la nuova sede dà un «indirizzo» preciso alle future attività.

 

Fondazione Roma CapitaleTra i soci fondatori: Atac, Poste Italiane, Agenzia Spaziale Italiana, Associazione Italia-Cina, Bunkersec Corp., Esri Italia, Etica Solar, Partecipazioni S.p.A., Skyset, Spoleto Credito e Servizi, Valore Impresa. Fra i partner istituzionali vi sono le aziende comunali Risorse per Roma e Acea. Il Sindaco Alemanno è Presidente onorario.

Progetti innovativi e «sostenibili» per numerosi settori

Ma che cos’è, nello specifico, «Roma Capitale Investments Foundation»? E quali compiti si prefigge?

Lo scopo sociale della Fondazione (www.romacif.com) racchiude, nella sua definizione, una semplicità di intenti… realmente ambiziosi: individuare ed elaborare quei progetti innovativi che, nati espressamente per la città di Roma, possano svilupparsi attraverso processi e iniziative tali da potere, in seguito, essere replicabili nel mondo. Il tutto, senza pesare sulle casse pubbliche – né su quelle di Roma, o su quelle statali, desolatamente e notoriamente vuote – bensì con il coinvolgimento, da un lato, di industrie e operatori privati che forniranno il know-how e le tecnologie più avanzate e, dall’altro, il supporto economico di quegli investitori nazionali ed esteri.

Gli investitori, si sa, sono come le banche: tirano fuori i soldi solo se sanno che li potranno riavere indietro, e in un certo arco di tempo, con il giusto margine di guadagno. Ciò significa che i progetti sviluppati e proposti dalla Fondazione, e dai propri partner, oltre a essere convincenti sotto il profilo tecnico e funzionale, dovranno dimostrare la loro solidità sotto quello finanziario: regola che vale per tutte le aree in cui la Fondazione opera, senza eccezioni.

Fondazione Roma CapitaleI settori d’interesse prioritario su cui si punta a intervenire riguardano un’area piuttosto vasta: si va infatti dagli ambiti «canonici», convenzionalmente di grande importanza per le grandi metropoli – e quindi mobilità ed energia, controllo del territorio e tutela dell’ambiente – a biotecnologie e marketing territoriale, alla rigenerazione, alla telematica del traffico e alle fonti energetiche rinnovabili. Fra i progetti già da tempo allo studio ve ne sono alcuni in fase avanzata, per i quali sono già in corso concreti dialoghi con gli investitori: dal sistema avanzato di infomobilità multimodale al monitoraggio del Tevere in prossimità delle aree fluviali, al servizio della mobilità elettrica alla realizzazione di un’infrastruttura a supporto dei servizi di sicurezza basata su un nuovo Data Center e il Cloud Computing.

Le premesse per fare tutto e molto di più, ci sono ma, come già sootlineato, non basta che un’idea progettuale sia valida e «innovativa» (ovvero, sviluppata con l’impiego delle tecnologie più avanzate oggi disponibili). Deve essere «sostenibile» con i numeri ed entrare in risonanza con i rigidi parametri degli analisti finanziari. Deve conquistare la fiducia degli economisti, dimostrando la sua tenuta nel tempo, e di essere in grado di produrre reddito nel medio e nel lungo periodo. In altre parole, deve «camminare con le proprie gambe» e potersi sovvenzionare da sola, creando un utile a favore di chi avrà voluto investire per realizzarla, e un beneficio diretto per l’Amministrazione, ma senza pesare sui contribuenti. Di tutto questo, e molto altro, si discuterà nel convegno sulle «Smart Cities», organizzato dalla Fondazione a fine gennaio, presso la nuova sede dell’ASI a Tor Vergata.

Le nuove vie da percorrere

Logo Fondazione Roma CapitaleÈ tuttavia evidente come un simile approccio, ben distante dall’atavica percezione di burocrazia, di diffidenza, di «ufficio complicazioni» genericamente associata alle dinamiche di quella grande istituzione chiamata «Roma Capitale», sia facilmente riconducibile alla fantascienza. Anche perché, a ben vedere, non esiste niente di simile nel variegato mondo delle Pubbliche Amministrazioni Locali. E allora? E allora la soluzione sembra stia proprio nella delicatissima, grave situazione economica in cui è scivolata non solo l’Italia intera, ma l’Europa e buona parte del pianeta. Situazione che impone un drastico cambio di paradigma, la ricerca di opportunità e l’istradamento su direzioni obbligate, ribadite dal Sindaco Alemanno nel corso del suo intervento. Direzioni riconducibili alla liberalizzazione dei pubblici servizi, alla concorrenza, al mercato: la Fondazione Investimenti, nei confronti delle altre grandi città italiane, rappresenta un unicum e, al tempo stesso, una sorta di «apripista» destinato, con ogni probabilità, a fare scuola anche per il suo collocarsi su una prospettiva tanto coraggiosa quanto inedita. Perché la storia di tutto ciò che è riconducibile ai partenariati pubblico privati e alla finanza di progetto, ovvero i modelli operativi su cui si svilupperanno le società di scopo gemmate dalla Fondazione, è una storia appena agli inizi, tutta da scrivere. Che parte da Piazza del Popolo, ma che grazie alle prospettive di internazionalizzazione può arrivare lontano. La Fondazione nasce con il preciso intento di essere collettore di iniziative destinate ad diffondersi in altre parti del mondo grazie ai modelli di replicabilità: e il principio in base al quale ciò che funziona su un ambito complesso e unico come Roma, funziona dappertutto, rimanda a una celebre pubblicità che, sul finire degli anni ‘70, reclamizzava sui periodici statunitensi le auto della Fiat. Una serie di immagini, raffiguranti arterie tipicamente italiane (vie di paese, tornanti dolomitici, carrareccie, stradine di campagna e via elencando) erano sottolineate dal messaggio: “Le auto italiane si guidano così facilmente, perché le strade italiane sono così difficili”.

Tony Colomba